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Furbetti Reddito di cittadinanza, beccate 1204 persone in provincia di Napoli

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Furbetti Reddito di cittadinanza, in 5 mesi oltre 6 milioni e mezzo di euro sono finiti nelle tasche di persone che non ne avevano diritto

Furbetti Reddito di Cittadinanza, inchiesta Bis dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli e del Comando Carabinieri Ispettorato del Lavoro con la collaborazione dell’I.N.P.S.

Ad appena 5 mesi dalla prima sessione di accertamenti sul fenomeno dell’indebita percezione del beneficio offerto dal Governo alle famiglie in difficoltà, i Carabinieri partenopei tornano a delineare i contorni di un vuoto in bilancio impressionante. Cifre spaventose che superano quelle di ottobre dello scorso anno.

È ancora impresso nella memoria collettiva il numero 2441, quello dei “furbetti” in grado di sottrarre alle casse dello Stato oltre 5 milioni di euro.

Continuano, dunque, i controlli capillari a tutela dei tantissimi cittadini onesti che grazie a quel beneficio possono sperare di arrivare alla fine del mese. Un intervento deciso che, come vedremo, non ha scoraggiato chi dell’illecito fa il proprio pane quotidiano.

5 mesi il range temporale entro cui ci muoveremo, da Novembre 2021 fino ad Aprile 2022. L’approccio, benché descrittivo, sarà più schematico e prenderà in esame la provincia napoletana come una torta divisa in 3 porzioni: Napoli città (comprendendo anche Pozzuoli, Monteruscello, Quarto, Monte di Procida, Bacoli, Ischia, Procida, ndr), comuni della provincia a Nord (area giuglianese compreso litorale, Castello di Cisterna e area a nord del Vesuvio, Maranese, Casoria e comuni limitrofi e area nolana) e sud (vesuviano lungo la costa, area di torre annunziata, torre del greco, Volla, Ercolano, Cercola, penisola sorrentina, castellammare di Stabia e Capri).

Partiamo dai numeri. Siamo lontani dai 2441: le persone che hanno indebitamente percepito il r.d.c. sono 1204.

651 posizioni irregolari, 553 persone denunciate per truffa ai danni dello Stato. Quello che salta all’occhio però è l’entità del vuoto generato nei fondi dell’erario che stacca le vecchie cifre di circa un milione e mezzo di euro.

Perché il conto totale dei “danni” ammonta fino all’ultimo centesimo a 6.557.931,86 di euro.
Una cifra incredibile emersa dal controllo di 1167 nuclei familiari e 2300 persone, ancor più straordinaria se consideriamo che i controlli sono limitati agli ultimi 5 mesi.

Situazione a Marano

Maglia nera appartiene di diritto alla provincia nord orientale del capoluogo con il dato di Marano che copre più di 1 terzo degli oltre 6 milioni di euro di totali.

Conti alla mano, i carabinieri hanno riscontrato con un lavoro certosino che ben 2.789.602,62 di euro sono stati versati nelle tasche di persone residenti in quell’area che non avevano alcun diritto al beneficio del reddito di cittadinanza.

125 il numero delle persone denunciate, di queste 101 hanno pregiudizi penali.

Situazione Napoli

Ad ottenere la medaglia d’argento in questa singolare chart un cospicuo numero di residenti delle municipalità 1 e 2 di Napoli (quartieri San Ferdinando, Chiaia, Posillipo, Montecalvario, San Giuseppe, Avvocata, Mercato, Pendino e Porto).

In questa parte della città il bilancio parla di 916.520,43 euro di danno all’erario, con 160 persone segnalate per la revoca del beneficio.

Area più virtuosa – se così possiamo definirla – quella vesuviana. Nell’area sud del capoluogo, l’ammanco ammonta a “soli” 287.927,99 euro. Peggiore della classe l’area stabiese nella quale sono stati rilevati crediti nei confronti dello Stato per 95.175,02 euro.

Non solo cifre perché sono le storie a fornire una dimensione di un fenomeno sul quale i Carabinieri del Comando Provinciale non hanno mai abbassato la guardia.

Clamoroso il caso scoperto dai carabinieri della compagnia Napoli Centro che hanno denunciato per truffa aggravata 129 cittadini di nazionalità romena, residenti in diverse municipalità del comune di Napoli. Secondo la normativa a fondamento dell’erogazione del reddito, uno straniero può percepire il beneficio solo dopo aver risieduto in Italia per 10 anni, 2 dei quali continuativi.
I militari hanno sviluppato una segnalazione di anomalia inviata dall’Inps e appurato che i 129 non fossero residenti in Italia da 10 anni come invece falsamente dichiarato.
Grazie a questo stratagemma avevano percepito indebitamente circa 700mila euro.

Situazione Qualiano

Stesso tenore l’operazione svolta nell’area nord della provincia partenopea. I militari della stazione di Qualiano hanno denunciato a piede libero 45 cittadini stranieri: un danno per le tasche dei contribuenti pari a 360mila euro.

Durante le attività i carabinieri qualianesi hanno setacciato uffici ed enti pubblici senza dimenticare i centri di assistenza fiscale presenti in zona. Hanno svolto accertamenti anche attraverso le diverse banche dati in possesso e incrociato i risultati ottenuti con quelli ricevuti dall’Inps per l’erogazione del beneficio.

Gli indagati risponderanno del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e sono ancora in corso ulteriori indagini per individuare altri lati oscuri della vicenda.
Un copione sostanzialmente ricalcato nell’intera provincia.

Situazione Ponticelli

Curioso il caso del titolare di un alimentari di Ponticelli, lo scorso gennaio balzato agli onori della cronaca dopo che una trasmissione televisiva lo aveva beccato a fornire ai clienti un servizio di prelievo contanti.

Ci spieghiamo meglio. La tessera di pagamento abbinata alle somme ricevute con il rdc permette un tetto massimo di prelievo giornaliero variabile in base al numero di componenti del nucleo familiare e difficilmente supera i 200 euro al giorno.

L’imprenditore invece, oltre a vendere latte e pane garantiva ai clienti affezionati un servizio aggiuntivo, semplice ma creativo e rimunerativo.

Passava sul POS la tessera e fingeva un acquisto di merce di una cifra che generalmente superava il limite giornaliero. Non riempiva però il carrello dell’acquirente ma restituiva in contanti la somma “strisciata”, trattenendo il 15% per il servizio offerto.

I Carabinieri del Nucleo Operativo della compagnia Poggioreale hanno approfondito la vicenda, denunciato il commerciante e sequestrato il locale perché aperto senza l’autorizzazione comunale.

Situazione Scampia

Mancavano pochi giorni al Natale quando i Carabinieri della compagnia Vomero arrestarono un 51enne di Scampia già noto alle forze dell’ordine. I militari perquisirono la sua abitazione nella “Vela Gialla” e lì trovarono una pistola con matricola abrasa e colpo in canna insieme a 21mila euro in contante. Dopo quell’arresto i Carabinieri hanno analizzato la situazione economica dell’uomo da 21mila euro in casa documentando anche la percezione indebita del reddito di cittadinanza. Il risultato? Beneficio revocato e denuncia a piede libero per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Era il 2 marzo quando nel rione don Guanella i carabinieri della stazione di Napoli Marianella, su disposizione del GIP del Tribunale di Napoli, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di un terreno comunale di oltre mille metri quadrati, utilizzato come autorimessa da un 47enne del posto già noto alle forze dell’ordine. L’attività era completamente abusiva e l’imprenditore si avvaleva anche di un dipendente “in nero”. Dagli accertamenti dei militari è emerso che il titolare della rimessa percepiva da tre anni il reddito di cittadinanza: un beneficio illecito di circa 16mila euro.

Situazione Pozzuoli

Nel comune di Pozzuoli, i militari della locale stazione insieme a quelli del nucleo ispettorato del lavoro di Napoli hanno individuato e denunciato 12 persone che arrotondavano con il reddito di cittadinanza gli introiti illegali ottenuti facendo i “guardiamacchine”, i parcheggiatori abusivi. Sequestrato anche il libretto postale di uno di questi al cui interno erano depositati quasi 13mila euro.

Situazione Pomigliano D’Arco

Pomigliano D’Arco. Le mogli di due pregiudicati in carcere, uno di questi per reati di associazione di tipo mafioso, hanno richiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza. Questo omettendo di dichiarare nella domanda lo status detentivo dei compagni.

Un uomo di nazionalità romena ha richiesto il reddito due volte, una volta inserendo la residenza nel comune di Napoli, la seconda in quello di Marano. Quando si è presentato in posta per ritirare la carta di prelevamento ha consegnato documenti falsi. Anche per lui una denuncia e il blocco immediato della procedura di erogazione.

Situazione Boscoreale

Nel comune di Boscoreale, un controllo ad uno dei cantieri della città ha consentito di accertare 3 percezioni indebite. Tanti sono infatti gli operai al lavoro, pagati regolarmente dal loro titolare ma comunque beneficiari del reddito.

Tra i segnalati anche esponenti della criminalità organizzata.

Situazione Marano

Nell’area maranese non sono solo i numeri a far strabuzzare gli occhi.
Tra le persone a cui è stato revocato il reddito c’è anche la figlia di un uomo ritenuto coinvolto nell’omicidio del giornalista Giancarlo Siani. La donna, secondo quanto accertato, avrebbe ottenuto circa 8500 euro senza alcun titolo.

Tenace l’ex moglie di un uomo ritenuto vicino al clan Nuvoletta. Dopo la prima revoca del beneficio, la donna avrebbe richiesto nuovamente il rdc in un CAF. I carabinieri sono però riusciti a bloccare sul nascere la domanda, prima che l’istituto previdenziale erogasse la mensilità di sussidio.

Era il 21 marzo e i carabinieri del nucleo investigativo di Napoli eseguirono una misura cautelare nei confronti di 28 persone. Gestivano una piazza di spaccio nel carcere di Secondigliano. I militari hanno esteso gli accertamenti anche alla loro situazione patrimoniale e tra i parenti di alcuni dei detenuti è emersa anche la percezione indebita del reddito di cittadinanza.

Tra i cognomi anche alcune persone imparentate con soggetti legati ai clan Vigilia, Sibillo, Puccinelli, Amodio-Abrunzo. Nella loro domanda non era stata specificata la condizione detentiva del familiare.

A carico di una 36enne ritenuta vicina al clan “Lepre” sono state accertate 3 istanze di richiesta del reddito in un periodo che va dal 2019 fino all’ultimo trimestre del 2021. Due di queste come beneficiaria indiretta, nonostante fosse in stato detentivo.

La donna è stata denunciata e l’Inps ha disposto la revoca del beneficio e ha avviato la procedura di recupero delle somme erogate. Siamo su cifre che si attestano sui 30mila euro circa.

Ci ha provato due volte un esponente del clan “Elia”, operante nel “Pallonetto di Santa Lucia” a Napoli e ora ai domiciliari. Nel 2021 ha beneficiato del rdc e anche in questo caso carabinieri e Inps hanno proceduto come indicato dalla normativa. Questo non lo ha fermato e nel gennaio di questo anno ci ha riprovato con una nuova domanda. Ovviamente in virtù della precedente revoca l’uomo non ha ricevuto altro denaro oltre i 6mila euro già intascati.

Situazione Soccavo

Nel quartiere Soccavo i Carabinieri della Compagnia di Bagnoli hanno scoperto che la sorella di un esponente del clan “Vigilia” ricevesse regolarmente il reddito. E’ stata denunciata e le è stato revocato il sussidio.

Nota Stampa Comando Provinciale Carabinieri Napoli

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Abusivismo edilizio ad Agerola e Pimonte

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Abusivismo edilizio. Ad Agerola cotruivano una strada 6 metri per 50 metri nel parco dei Monti Lattari, mentre a Pimonte un seminterrato da 200 metri quadri

Ancora una volta l’abusivismo edilizio nel mirino dei Carabinieri delle stazioni di Agerola e Pimonte.

Agerola

Tre le persone denuciate. In via Locoli, in un’area del Parco Regionale dei Monti Lattari, realizzavano una strada larga 6 metri e lunga 50 metri.

L’opera avrebbe agevolato il passaggio, ma i militari dell’arma l’hanno sequestrata.

Pimonte

Sono due invece finite nei guai nel comune di Pimonte. Ancora nel parco dei Monti Lattari, protetto da stringenti vincoli paesaggistici, avevano realizzato un piano seminterrato di 200 metri quadri sotto la loro abitazione.

Ovviamente senza alcun permesso. Anche in questo caso sono scattati i sigilli.

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Truffa phishing a Torrella dei Lombardi, denunciati 35enne

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Truffa phishing, la vittima aveva notato dei pagamenti attraverso la sua prepagata che non aveva mai fatto

Truffa phishing. I Carabinieri della Stazione di Torella dei Lombardi hanno denunciato in stato di libertà un 35enne della provincia di Napoli ritenuto responsabile di truffa.

Le indagini hanno permesso di far luce su alcuni pagamenti online, effettuati con la carta prepagata della vittima. Si tratta di una donna di 53 anni che, in fase di denuncia, ha disconosciuto tali operazioni.

Bloccato immediatamente il flusso, l’attività d’indagine condotta dai Carabinieri ha consentito di acquisire elementi a carico dell’uomo. L’uomo avrebbe ottenuto le credenziali di accesso alla “home banking” della malcapitata ed effettuato transazioni per un migliaio di Euro.

Spesso, infatti, accade di ricevere strani SMS o e-mail con richiesta di comunicare i propri dati. I dati servirebbero per favorire una pseudo verifica in atto da parte della Banca o dalle Poste.

Questa tipologia di e-mail è detta “Phishing”, termine che tradotto in italiano vuol dire letteralmente “pescare”. È proprio quello che i truffatori tentano di fare. Tra migliaia di “ami” lanciati tentano di far aboccare utenti della rete che si fidano di quelle comunicazioni per accaparrarsi dati riservati dei correntisti.

Questi tipi di raggiri in Italia sono molto frequenti soprattutto verso i clienti di Poste Italiane e dei maggiori gruppi bancari italiani.

Le comunicazioni che ricevano gli utenti hanno l’apsetto di una vera e proprie e-mail della banca o di Poste Italiane. All’interno link che puntano a siti del tutto identici a quelli degli istituti bancari. Il fine è quello di acquisire le credenziali del cliente che finiscono nelle mani di criminali senza scrupoli. Una volta ottenuti prosciugano i conti degli ignari clienti.

I maggiori istituti bancari e le Poste Italiane non inviano mai la richiesta di dati sensibili tramite mail. Optano infatti per vie di comunicazione dirette e meno soggette a truffe.

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Green Med Symposium, domani la conferenza di presentazione

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Green Med Symposium
Foto locandina evento

Green Med Symposium. Iniziativa promossa da Ricicla.tv ed Ecomondo, partecipa il presidente Vincenzo De Luca

Domani alle ore 11 a Napoli, presso la sala De Sanctis a palazzo Santa Lucia, si terrà la conferenza stampa di presentazione di “Green Med Symposium, Stati generali dell’Ambiente in Campania”.

L’evento è promosso da Ricicla.tv ed Ecomondo con la partnership istituzionale della Regione Campania.

Interverranno il Presidente Ispra-Snpa Stefano Laporta, il Presidente di Conai Luca Ruini, il Presidente Ieg Expo Lorenzo Cagnoni e l’AU di maidiremedia, Giovanni Paone. Le conclusioni saranno affidate al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

Il Green Med Symposium è in programma a Napoli, presso la Stazione Marittima, dall’8 al 10 giugno: tre giornate di incontri; dibattiti; mostre; laboratori; orientamento; formazione e coinvolgimento delle scuole; approfondimenti sui green jobs e le nuove professioni del futuro.

Spazio anche ad una “Fabbrica della sostenibilità” e ad una mostra sulle tecnologie innovative applicate al mondo green.

L’obiettivo del Symposium è contribuire a rendere il Sud sempre più protagonista nel processo di transizione ecologica del Paese puntando sull’elaborazione di progetti, strategie e best practices che siano in grado di realizzare benefici per lo sviluppo economico, sociale e culturale.

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Aggredito medico a Napoli, altro episodio di violenza

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Medico
Foto Archivio

Aggredito medico a Napoli. Medico di medicina generale minacciato e aggredito dal marito di una paziente a Napoli

Aggredito medico a Napoli. Dopo l’episodio avvenuto a Melito settimana scorsa, si registrano ancora atti di violenza nei confronti dei medici. Questa volta la vittima è un medico di medicina generale.

Riceviamo e pubblichiamo dall’associazione Medici senza Carriere la lettera del Dr. Renato De Blasio, Medico di Famiglia di Napoli.

Nella lettera giunta in redazione dall’associazione Medici senza Carriere si riporta quanto accaduto.

Napoli. Ulteriore episodio di violenza nei confronti di un medico di medicina generale. Violenza innescata dal disordine che vige nel sistema sanitario regionale campano

Riceviamo la lettera del Dr. Renato De Blasio, Medico di Famiglia di Napoli, con studio professionale nel quartiere di Fuorigrotta.

“Premetto di svolgere attività professionale, con Studio in Napoli alla via Consalvo n. 93/B, quale medico di base convenzionato con la A.S.L. Napoli 1 Centro, Distretto Sanitario n. 25.

Ho sempre esercitato la professione medica con dedizione, allo scopo di offrire ai miei pazienti la migliore assistenza possibile, nonostante le croniche difficoltà dovute alla mancanza di personale, che, notoriamente, affliggono il Servizio Sanitario della nostra Regione.

Nella mattinata di ieri, 24/5/22, alle ore 10:50 circa, si presentava al mio Studio la Sig.ra C.M.R., alla quale era stato fissato appuntamento per le ore 11:00, per effettuare un primo incontro conoscitivo.

Ho ricevuto la Sig.ra C. all’orario stabilito e, dopo avermi esibito la propria documentazione clinica, nonché quella del marito, la stessa mi chiedeva se era possibile trasmettere direttamente al centro di analisi, presso il quale intendeva eseguire gli esami clinici, tutte le ricette rilasciate al marito, persona sottoposta a dialisi.

In un primo momento, ritenendo che tale procedura non fosse lecita, rispondevo alla signora che non potevo provvedere alla trasmissione delle ricette; tuttavia, allo scopo di acquisire maggiori informazioni, convocavo nella mia stanza la segretaria dello Studio, Sig.ra I. G., alla quale chiedevo delucidazioni a riguardo.

La Sig.ra I. mi riferiva che, secondo una nota diffusa dalla A.S.L. Napoli 1 Centro, ai medici di base è consentita la facoltà di trasmettere le prescrizioni ai centri convenzionati; pertanto, diversamente da quanto affermato poco prima, riferivo alla Sig.ra C. che avrei provveduto all’invio delle ricette.

Ciò nonostante, la donna iniziava a dolersi delle difficoltà riscontrate per contattare telefonicamente il mio Studio, lamentando il fatto che, a suo avviso, il servizio era troppo lento.

A tali doglianze, replicavo garbatamente, facendo osservare all’assistita che alcuni problemi era contingenti, poiché derivavano dal fatto che numerose persone, già assistite dal collega D.A., andato in pensione da pochi giorni, avevano deciso di rivolgersi al mio Studio; tuttavia, tentavo di rassicurarla, dicendole che, superata la fase iniziale, la situazione si sarebbe certamente normalizzata.

Le mie osservazioni non bastavano a tranquillizzare la signora, atteso che la stessa continuava a lamentarsi, peraltro in modo arrogante e del tutto pretestuoso.

Di fronte a tale comportamento, rappresentavo alla Sig.ra C. che, se preferiva, era libera di rivolgersi ad altro medico di base; in particolare, le segnalavo che non avrebbe avuto alcun problema, atteso che, disponendo già di tutte le ricette di cui necessitava (sufficienti a coprire il periodo di cura di un mese), aveva il tempo sufficiente per individuare altro medico.

A questo punto, la paziente decideva di andarsene e, mentre abbandonava lo Studio, incurante della presenza di altri assistiti, iniziava a proferire espressioni offensive nei miei riguardi, minacciando addirittura di denunziarmi (?!).

Aggressione

Trascorsi circa trenta minuti, la donna si ripresentava allo Studio, ma questa volta in compagnia del marito, il Sig. T.R., il quale, pretendendo di essere ricevuto prima degli altri assistiti in attesa, iniziava subito ad aggredirmi verbalmente, intimandomi di rilasciargli alcune prescrizioni. Nel tentativo di riportarlo alla calma, rappresentavo al Sig. T. la inopportunità di tale atteggiamento, soprattutto in ragione del fatto che si trovava in uno Studio medico, dove erano presenti altre persone; quindi, gli spiegavo che non potevo rilasciare altre ricette, poiché già era in possesso delle prescrizioni, già rilasciategli dal precedente medico curante.

A questo punto, il Sig. T., affermando di essere persona sottoposta a dialisi e, quindi, a suo dire, titolare di diritti prevalenti rispetto a quelli degli altri assistiti presenti, si avventava contro di me e mi colpiva in pieno volto con uno schiaffo, che sferrava con la mano destra indirizzata alla parte sinistra del mio viso.

Il dolore avvertito al volto e al collo, causato dalla violenta aggressione, è stato notevole, diventando sempre più intenso con il trascorrere del tempo.

Infatti, terminata l’attività ambulatoriale, alle ore 14:30 circa, ero costretto a recarmi presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Paolo, dove i sanitari mi riscontravano un trauma cranio- facciale, rilevando iperemia e gonfiore dello zigomo e della regione temporale sinistra, con una prognosi di giorni 10 s.c.

Ciò che desta maggiore allarme, tuttavia, è la circostanza che, durante l’accesso in Pronto Soccorso – in particolare, mentre il medico di p.s. era impegnato nella compilazione del referto, compariva nuovamente il Sig. T., che, fissandomi negli occhi, non esitava ad aggredirmi nuovamente, rivolgendomi gravi espressioni di minaccia.

Invero affermava di non avermi “rotto la faccia”, ma che, una volta che sarei uscito dall’ospedale, avrebbe “terminato il lavoro”; in tal modo, lasciando chiaramente intendere che era sua intenzione usare di nuovo violenza nei miei confronti.
Le minacce proferite dal Sig. T. mi hanno profondamente turbato, tanto da impedirmi di allontanarmi da solo, atteso il fondato timore di subire altre aggressioni.

Infatti, mi rivolgevo all’infermiere di turno e al collega che mi aveva prestato soccorso, invitandoli a richiedere l’immediato intervento delle forze dell’ordine.
Le modalità con cui si sono svolti gli ulteriori fatti sono indicative della determinazione e della particolare pericolosità manifestata dal Sig. T., che, intenzionato ad aggredirmi ancora, ha proseguito ad indirizzarmi espressioni di minaccia anche alla presenza del personale del Commissariato P.S. San Paolo.

Peraltro, la circostanza che il Sig. T. risieda nelle immediate vicinanze del mio Studio professionale, mi induce a ritenere concreto il pericolo che egli reiteri analoghi episodi di violenza nei miei confronti.”

Oramai siamo all’assurdo! Quotidianamente assistiamo ad un escalation di violenza nei confronti dei medici di medicina generale.
A meno di una settimana dal ferimento del medico di Continuità Assistenziale di Melito, di nuovo un grave fatto che vede come protagonista un medico di medicina generale.

I medici, oramai, sono vittime di continue prepotenze da parte di una certa utenza, aggressiva, che vede il proprio medico di famiglia come un erogatore di servizi gratuiti e non come un punto di riferimento sanitario a cui rivolgersi in caso di bisogno.

Eppure il medico di medicina generale è il primo punto di accesso al Sistema Sanitario Nazionale; è colui il quale pende in carico i pazienti con patologie croniche per monitorarli e seguirli nel tempo.
Perché, allora, un cittadino si scaglia violentemente contro chi lo cura? Quali sono le cause che scatenano rabbia e, quindi, aggressioni che possono sfociare in episodi tanto volenti?

Facciamo un’analisi per comprendere il fenomeno. Il cittadino, quando discute con il proprio medico di famiglia, è quasi sempre per ragioni di natura burocratica, come la mancata ricettazione di un farmaco, la mancata emissione di un certificato tematico e, quasi sempre, tali documenti sono richiesti al medico di medicina generale poiché un altro medico di un altro settore del Sistema Sanitario regionale li ha omessi. Sicuramente può capitare che un medico ospedaliero, specialista convenzionato ASL o qualsiasi medico specialista, e non, per fretta o per accumulo di lavoro, gli possa sfuggire di ottemperare un proprio atto di natura burocratica; di conseguenza tale atto ricade sul medico di medicina, da cui il cittadino, confuso e arrabbiato, può sfogare la sua rabbia, e pretende ciò che spesso proprio quel medico non è tenuto a fare.

Ciò è conseguenza di una mala consuetudine che si è radicata negli anni, tanto da far diventare l’eccezione (omissione da parte dei medici ospedalieri, convenzionati ASL e specialisti in strutture convenzionate e private) la regola e, quindi, anche per la propensione dei medici di medicina generale ad aiutare la gente e non creargli disagi, un corretto diniego viene percepito dal Cittadino come una negazione di un diritto.

Tale modus operandi è diventato addirittura un prassi consolidata che, oramai, i medici specialisti, che forse, piuttosto che documentarsi, leggendo i propri contratti e tutta la normativa in merito, si affidano al sentito dire e al tramandamento da parte dei colleghi più anziani, tanto da inviare i pazienti dal medico di medicina generale per atti, rifiutati o omessi, esponendosi quotidianamente a denunce per omissioni e rifiuti d’atto di ufficio.

Il paradosso è che se un medico di famiglia fa notare al collega specialista di non aver ottemperato ad un proprio dovere, spesso si ritrova con una litigata, con atteggiamento al limite dell’arroganza, piuttosto che ad una richiesta di scuse.

In Campania c’è bisogno di ORDINE ed EDUCAZIONE SANITARIA nel Sistema Sanitario regionale, prima di arrivare all’irreparabile!

Appello dell’Associazione

Ci appelliamo al Presidente De Luca, affinché con una incisiva azione amministrativa, confrontandosi con la Categoria, possa fare in modo che ogni attore del Sistema Sanitario svolga i propri compiti, senza scaricarli su altri. A tal proposito abbiamo apprezzato l’annuncio di Regione Campania di istituire una piattaforma informatica entro luglio affinché i medici specialisti, operanti nelle strutture sanitarie campane, debbano emettere ricette dematerializzate, come già avviene in molte altre regioni italiane.

Rivolgiamo il medesimo appello agli Ordini dei Medici-Chirurghi delle cinque province campane, affinché vigilino sull’esatta applicazione delle norme nazionali e regionali, affinché i medici possano lavorare in sicurezza ed essere tranquilli di esercitare la loro Professione, il cui principale compito è la Tutela della Salute dei Cittadini, nel pieno rispetto dei doveri e diritti deontologici.

Un appello alle Direzioni Generali e Sanitarie delle sette AASSLL campane affinché ogni medico e operatore socio sanitario sia messo in condizione di esercitare i propri compiti, assicurandone i diritti civili e contrattuali.

Concludiamo con un appello al Ministero della Salute e al Parlamento, affinché ogni medico possa essere riconosciuto, nell’esercizio delle sue funzioni, un Pubblico Ufficiale e che i certificati telematici di malattia siano, per i primi cinque giorni, su base autocertificativa, così come è nel resto d’Europa.

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Valutazione di Impatto il tema di Impact Campania Talk del 31 maggio

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valutazione di impatto

Impact Campania Talk, tema dell’incontro del 31 maggio la Valutazione di Impatto. Strumento utile a misurare la ricaduta positiva delle attività

Valutazione di Impatto. Martedì 31 maggio, dalle ore 15 alle ore 18, si terrà presso gli spazi del co-working Dialogue Place in Via della Sapienza n.18 a Napoli, il quinto appuntamento del ciclo di incontri  Impact Campania Talk  organizzato da Project Ahead insieme con Less cooperativa sociale

Il tema che verrà affrontato, insieme ad esperti del settore, sarà la valutazione d’impatto. Strumento utile a misurare la ricaduta positiva di qualsiasi attività e progetto sulla società, oltre ad essere chiave di accesso a fondi privati e pubblici.

Saranno ospiti di questo incontro Giulio Pasi, cientific Officer & Policy Advisor European Commission; Carlo Borgomeo, Presidente di Fondazione con il Sud; Federico Mento, Direttore di Ashoka Italia, Nicolas Hazard, Presidente INCO, Special Advisor at European Commission. A moderare il seminario ci sarà il Ceo di Project Ahead, Marco Traversi.

L’iniziativa si terrà negli spazi di Dialogue Place grazie al sostegno del progetto Dialogueinn, cofinanziato nell’ambito del POR FESR 2014/2020 della Regione Campania con il concorso di risorse comunitarie del FESR, dello Stato italiano e della Regione Campania

Nota stampa

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Istituto “Don Bosco Verdi”, partite le Giornate della Legalità

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Istituto don bosco verdi

Istituto Don Bosco Verdi, partono le giornate della legalità emozionanti le giornate del 23 e 24 maggio

Sono in corso le iniziative nell’ambito della promozione alla legalità dell’Istituto Don Bosco Verdi di Qualiano. Nei primi due giorni tanti sono stati i momenti emozionanti.

23 maggio

Il primo il 23 maggio in concomitanza con la Giornata Nazionale per la Legalità nella quale ricadevano i 30 anni dalla strage di Capaci. Gli gli alunni hanno ricordato le vittime delle mafie con un corteo dei Bambini della Scuola dell’Infanzia che hanno raggiunto il Plesso Verdi, partendo dalla Don Bosco.

Nel teatro, poi, svolto un dibattito al quale hanno partecipato gli alunni delle quinte classi della Scuola Primaria in presenza del Sindaco di Qualiano Raffaele De Leonardis, Marisa Diana, sorella di Don Peppe Diana e i prof.ri Artiato e Nocera dell’Equipe Formativa Campania. Affrontati nel dibattito i temi della rete e del cyberbullismo, una delle piaghe degli ultimi tempi.

Le classi della Scuola secondaria, invece, hanno seguito la manifestazione attraverso lo streaming.

Al termine della discussione un corteo formato dagli alunni delle terze classi è partito dal plesso Verdi per raggiungere la Villa Comunale di Qualiano dove hanno messo a dimora un albero di arancio.

24 maggio

Il tema del 24 maggio invece riguardava il pagamente delle imposte e delle tasse, un’altra forma di legalità. Sul tema sono intervenuti il Sindaco di Qualiano e i referenti dell’Agenzia delle Entrate. Hanno spiegato, infatti, ai ragazzi che attraverso il pagamento delle tasse sono garantiti in Italia i servizi pubblici come sanità pubblica, scuola, strade, trasporti e tanto altro. La Guardia di Finanza, infine, ha simulato una operazione anti droga con l’aiuto di cani altamente addestrati. È possibile, inoltre, seguire la manifestazione attraverso la diretta Facebook sul profilo della scuola.

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