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A fine maggio partirà Rbside web radio, la radio nella fascia costiera di Giugliano

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Foto da Profilo Facebook

La radio verrà trasmessa sui canali web: sul sito www.rbside.it; sulle pagine Facebook e Istagram ‘Rbside – WebRadio’; attraverso Alexa; scaricando l’applicazione dedicata per Ios e Android

Tra non molto, finalmente, partirà R Bside Web Radio un nuovo progetto che darà voce al territorio Giuglianese, ma che arriverà ovunque in Italia e nel mondo.

L’idea nasce da una fusione di stravaganza e fattività, che viaggerà tra l’intrattenimento giocoso, ironico e uno spazio utile per chi ascolta e chi vuole essere ascoltato, un susseguirsi di appuntamenti in cui si alterneranno le ‘voci’ di persone che hanno deciso di impiegare il proprio tempo e la propria formazione, il tutto gratuitamente, cimentandosi in temi di attualità, servizi per il territorio, rubriche, interviste, musica, talk show, cultura, sport.

In regia, a formare la squadra e dirigere il tutto, Giuseppe Gifuni e Vincenzo Risso, due menti vulcaniche, 2 mondi diversi con una grande passione in comune ‘la radio’ e ‘il sociale’: Giuseppe è da circa 30 anni nel mondo dello spettacolo, tra animazione e formazione; Vincenzo presente sul territorio da tantissimi anni da cittadino e da attivista della fascia costiera.
RBside Web Radio abiterà a Licola, in una sede messa a disposizione dalla WITECNO srl, partner ufficiale della radio, protagonista d’eccellenza che ha reso possibile l’attuazione del progetto.
Il tutto sarà privo di colori politici, unico scopo è dare e ricevere informazioni, un amplificatore che arriverà nel quotidiano di tutti.

La radio verrà trasmessa sui canali web: sul sito www.rbside.it; sulle pagine Facebook e Istagram ‘Rbside – WebRadio’; attraverso Alexa; scaricando l’applicazione dedicata per Ios e Android.
In attesa di conoscere la data ufficiale che darà il via a questa nuova ed entusiasmante avventura, invitiamo tutti a seguire le pagine, in cui saranno quotidianamente inseriti aggiornamenti, curiosità e tanto altro.

Nota Stampa comitato radio Bside

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Mugnano di Napoli, Torna il tradizionale incontro culturale “Artierie Artisti”

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L’appuntamento domani 8 maggio al teatro comunale dove avverà la registrazione che poi sarà diffusa sui social

MUGNANO – Torna il tradizionale incontro culturale “Artieri e Artisti”, l’appuntamento domani al teatro comunale.

L’iniziativa, patrocinata dal Comune e organizzata dalla Pro Loco Mugnano e dall’associazione Mugnano Mia, sarà registrata e pubblicata sui social domenica, nel rispetto di tutte le normative anti covid.

Grande ospite dell’evento lo scrittore mugnanese Pino Imperatore che, intervistato da Vittorio Calabrese, presenterà anche il suo ultimo libro “Tutti matti per gli Esposito”.

Ringrazio Calabrese e l’amministrazione comunale per la disponibilità – spiega il presidente della Pro Loco Ciro ClementeQuello di domani sarà un salotto culturale, sulla scia degli eventi organizzati in passato, per promuovere la sfera artistica nel suo significato più ampio”.

Presenti il vice sindaco Antonio Bova e l’assessore al ramo Carmen Ausilio che sottolinea: “L’incontro di domani è il primo di una lunga serie, in cui si incontreranno diversi artisti del panorama culturale di Mugnano che presenteranno e spiegheranno le loro opere. Siamo particolarmente felici di avere come primo ospite Pino Imperatore, un autore che riesce a raccontare il bello e il brutto dei nostri territori con un’ironia unica”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco Luigi Sarnataro: “Nonostante la pandemia e le stringenti normative anti covid-19, cerchiamo comunque di promuovere la cultura utilizzando i social e riuscendo così a raggiungere più persone e diverse fasce di età. La speranza ovviamente resta quella di poter iniziare a realizzare queste ed altre iniziative di nuovo dal vivo quanto prima”.

Nota stampa sindaco di Mugnano di Napoli – Luigi Sarnataro

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Finalmente Exuvia, Finalmente Caparezza

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Uscito nei negozi e su tutte le piattaforme digitali il nuovo album di Caparezza

Proust, in Contro Sainte-Beuve, volle rivendicare l’autonomia dell’opera d’arte, compromessa dal critico che cercava nella vita dell’autore il senso dei suoi scritti.

Eppure, da Freud in poi, la scoperta dell’inconscio rende, non solo legittimo la permanenza tra Es, Io e Super Io, ma anche l’obbligo di divertirsi a cercare e capire tutto ciò che l’autore non dice.

È quanto accade in Caparezza col nuovo album. Un autore che ha ri-preso la sua carriera negli anni 2000, dopo un periodo da Mikimix, nascondendosi in un cespugliosissimo alter ego.

Con Exuvia, Caparezza si mette a nudo.

Un Eterno Paradosso, per citare un suo brano, che ci permette, però, di mettere «i fari addosso» su un introverso come Caparezza che, con «Exuvia» espone sempre di più il suo Io ai suoi fan.

Abbiamo già parlato del primo singolo e dei dubbi di molti fan che temevano potesse essere l’ultimo disco.

Su RollingStone specifica

«Exuvia, mentre si stava completando, è diventato nella mia testa il secondo elemento di una trilogia. Prima c’era Prisoner 709, ovvero la prigionia. Exuvia è la fuga, fuga attraverso il bosco, attraverso l’oscurità e la complessità. Il terzo disco potrebbe essere, effettivamente, la libertà»

Libertà da cosa?

A una prima analisi dei testi di Caparezza – che andrebbero approfonditi nei mesi, negli anni, come spesso capita coi suoi scritti – ma anche seguendo le volontà d’autore, è evidente il tentativo di schiodarsi da dosso un duplice passato:

quello Sanremese, degli anni ’90 ( ne parla in Campione dei Novanta), nascosto – neanche tanto – nella maschera-gabbia Mikimix

quello del «Troppo Politico» che, fino a Museica, ha caratterizzato forma e contenuto delle sue opere.

Ciò non significa che non affiorino temi sociopolitichi in Prisoner 709 e Exuvia, ma una certa disillusione dovuta all’età e ai cambiamenti sociali, è evidente.
Nell’intervista sopracitata su Rollingstone

«Io negli anni ho difeso strenuamente persone e cause che poi, negli anni, ho scoperto essere molto ma molto diverse da quello che credevo. Persone che oggi sputano su quello che dicevano, e magari pure su quello che ho fatto io per difenderle; e ovviamente non è che la cosa mi renda felice. Oh, pure in famiglia ho gente che oggi simpatizza per la Lega, “ma guarda, in fondo quel Salvini non ha mica tutti i torti, sai?”, e manco si accorgono dell’assurdità della cosa… La realtà è complessa».


Un disco maturo, esposto, esistenziale, con brani in cui si parla di tempo, Zeit!, e morte, La Certa, che diventa motivo di esistenza, per una teoria degli opposti in cui morte e vita sono un tutt’uno.


Ringraziami
Che se fossi svanita come una dedica incisa nella battigia
Avresti l’anima spenta, l’anima grigia

È il suo Io che vien fuori, l’umanità, la vita letteraturizzata che si fa musica, suoni e voci sempre più distanti dal camuffamento degli album precedenti.

Tra le nudità e i vuoti del corpo ormai fuori dalla prigionia, vien fuori sempre di più Michele Salvemini, ecco, forse, a cosa lo stesso autore si sta preparando: a una completa riappropriazione di sé.

Il che non significherà fare a meno del suo alter-ego pseudonimo, ché già Caparezza, di Michele, metteva in mostra ogni visione (penso a «Cose che non capisco» in cui Caparezza diceva «Ti fai troppi problemi Michele, tu») se è vera quell’idea di Said, secondo cui ogni autore, pur nascondendosi, mette in gioco la sua visione del mondo – ma sarà sempre più sovrapponibile fino a diventare un tutt’uno, senza più i Dualismi dei primi anni.

Un disco intenso e che rende l’autore sempre più vicino alla sua fanbase, più un amico di famiglia, con cui dialogare, raccontarsi e lasciarsi voler bene.

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How I Met Your Dad e i fan vanno in delirio

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Hilarie Duff sarà la protagonista del nuovo spin-off di How I Met Your Mother avrà

Già sul finire di How I Met Your Mother iniziarono a giare voci sul possibile spin-off con protagonista una narratrice intenta a raccontare ai figli, alla maniera di Ted, come ha conosciuto il padre.

Già 2013, la CBS aveva ordinato un pilot intitolato How I Met Your Dad che però, nei fatto, non è stato mai stato realizzato.

How I Met Your Mother è stata caratterizzata, oltre che da un rapporto intenso tra la brigata new yorkese e i fan della serie, anche da un forte simbolismo.

Gli oggetti, in How I Met Your Mother, infatti, sono elementi costitutivi, se non addirittura di avviamento delle trame.

Ted, sia quando è lui stesso a riacciuffarlo mille volte (il corno), sia quando gli ritorna casualmente tra le mani (l’ombrello), col suo accumulare racconti e cose trascrive ciò che era già stato composto intorno a lui. A Ted non basta che raccontare per mettere ordine nel caos della sua esistenza. Le cose, corno e ombrello, renderanno visibili gli estremi del suo girovagare.

Raccontare e recuperare dall’oblio, in Ted, hanno avuto così lo stesso significato.

Significa prendersi cura e salvare, significa «comprendere meglio noi stessi e le vicende in cui siamo inserite». Il giallo e il blu, gli estremi minori dello spettro dei colori – rispettivamente i primi dopo la luce e il buio totale – giocano scenograficamente con la narrazione. In molte scene, giallo e blu si intrecciano e sovrappongano, creando orditi, muovendo trame.


Chissà se anche Hilary Duff, nella serie Sophie, sarà capace di raccogliere racconti, oggetti e amicizie come fossero l’unica cosa davvero importante, non solo per chi narra, ma anche con chi è disposto ad ascoltare.

Bisognerà solo aspettare e poi metterci seduti sul divano e sentire Sophie raccontare ai figli come ha conosciuto il papà.

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Milano oltre il grigio: a passeggio tra i colori del “Quartiere Arcobaleno”

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Un quartiere a “colori” pensato a fine ‘800 ma costruito parzialmente a causa della guerra; l’area prescelta cadde intorno a quella dove una volta vi era la stazione di Porta Tosa

A Milano esiste un quartiere, nei pressi del centro tra piazza Cinque Giornate e piazza Tricolore, dove l’arcobaleno sembra essersi fermato da un po’.

Particolare dei Colori delle abitazioni – Foto Maria Rossa Palma

L’origine di questa zona residenziale, soprannominata non a caso “Quartiere Arcobaleno”, risale alla fine dell’800 grazie ad un progetto di una cooperativa di operai, la SEAO, che voleva realizzare delle abitazioni modeste e dal prezzo non molto elevato da destinare ai lavoratori del posto.

L’area prescelta cadde intorno a quella dove una volta vi era la stazione di Porta Tosa, non più in uso e oramai sostituita dalla Stazione Centrale nei pressi di Piazza della Repubblica.

Particolare della toponomastica – Foto Maria Rosa Palma

Purtroppo, il progetto che prevedeva la realizzazione anche di piccoli spazi verdi come orti e giardini, subì una battuta d’arresto a causa delle due guerre mondiali e, perciò, non si estese che oltre una strada di poche centinaia di metri in via Lincoln che rappresenta solo una bozza del piano iniziale.

Come su una passerella, lungo questa strada, “sfilano” circa 40 case ed ognuna ha un proprio colore che la contraddistingue: dal verde brillante, al rosso tiziano, al viola glicine, al giallo e arancione acceso.

Particolare di tutti i colori delle abitazionei – Foto Maria Rosa Palma

Anche se, per motivi storici, il progetto originario non fu mai portato a compimento, sicuramente fu raggiunto almeno uno scopo: costruire un quartiere a ridosso del centro città senza subirne suoni e tutti quei rumori tipici della vita urbana. Infatti, in questa stradina, piuttosto ristretta e in cui a stento un’auto riesce a passarvi, si respira il silenzio, il colore che trasmettano una certa pacatezza e tranquillità che si combinano perfettamente con una piacevole, e seppur non lunghissima, passeggiata.

Si entra in un’altra dimensione interrompendo, così, quella regolarità del paesaggio urbano, il cosiddetto “skyline” a cui Milano ci ha abituato negli ultimi decenni che tende sempre più a svilupparsi verso l’alto.

Prticolare delle abitazioni – Foto Maria Rosa Palma

In questo piccolo contesto, infatti, gli elevati edifici della city milanese sono sostituiti da alti e imponenti alberi di palme e le abitazioni “dei piani alti dei grattacieli”, tipicamente uguali e anonime, sono bandite ma sostituite da case a misura d’uomo e diverse l’una dall’altra grazie al colore che, oltre a contraddistinguerle, sono espressione del gusto e della personalità di chi lì ci ha vissuto e ci vive tutt’oggi.

Per cui, dopo aver fatto un giro per il centro di Milano dove i nostri occhi erano rivolti sempre verso l’alto, ora bisogna riportare lo sguardo “sulla terra” adeguandolo a quest’ulteriore e appartato paesaggio urbano che, nonostante sia un po’ avanti con l’età, riesce sempre a sedurre i visitatori con la sua vivacità.

Nella bella stagione, complice il sole, questi colori sono resi ancora più vividi e coinvolgenti sfatando così l’immagine di Milano come una città grigiastra; anzi, ed è proprio il caso di dirlo, tra case colorate, lussureggiante vegetazione, rigogliosi alberi da frutto e roseti, l’unico colore a mancare all’appello è proprio il grigio!

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#12Papà, calendario della paternità di Giovanni Salzano

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#12Papà è una divertente guida per iniziare a capire cosa significhi diventare genitore

Erano sulla spiaggia.
Tutti e tre.
Teresa cercava di mettere la protezione a Gennarino. Nina con il suo cappello di paglia se ne stava tranquilla a guardare il mare.
E io ero dietro.
Li guardavo.
All’improvviso ho pianto dalla felicità.
Fortunatamente avevo gli occhiali da sole.

da #12papà, calendario della paternità

Diventare genitore e non sapere proprio nulla di quello che sarà trasforma ogni Homo sapiens in un Homo ansiens, per citare Salzano.

Dalle prime coliche, alla febbre, passando per il terrore tachipirina, Salzano, tra il serio e il faceto, ma sempre con il cuore esposto alla bellezza e all’inaspettato, racconta con leggerezza, il quotidiano di un papà alle prime armi.

Divertente, ma anche disposto ad ammettere che pure nei maschietti gli ormoni creano un qualche squilibrio emotivo, #12papà ti mette di fronte al quotidiano possibile, ti mette di fronte le emozioni e le difficoltà con cui ci si troverà a fare i conti.

Perché nessuno ti prepara ai gruppi whatsapp della scuola, ai “celopiulunfhissimo dei papà”, in cui l’infantilismo senile coglie 99 papà su 100, agli incredibili momenti di tenerezza, tra aerosol impossibili, i litigi al supermercato, tra spesa e seggiolini.

Ma quello di Salzano non è solo una guida galattica per papà novelli o un libro-specchio per quei genitori che, a ogni rigo, esclameranno “pure io, pure io”, ma è anche un atto d’amore, una lettera piena di dolcezza derivata da e dedicata ai figli, Nina e Gennarino e alla moglie Teresa.

«Mi sono sempre sentito fuor posto, un pesce fuor d’acqua.
Inadeguato.
Uno che si sente così non può pensare di fare figli.
Sono cresciuto così, con la testa tra le nuvole e le scarpe antinfortunistiche nei corridoi di un centro commerciale. […]
Poi è successo. Il 31 gennaio, un uno dei giorni più freddi dell’anno, sono diventato papà per la prima volta. […] Ero finalmente dove dovevo essere».

Consigliato a chi inizia a mettere il cuore tra le scarpe antinfortunistiche e la testa tra sorrisi nuovi.

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