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Nations League, Italia – Polonia: ecco dove vederla in Tv

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Italia
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Nella quinta giornata di Nations League l’Italia affronterà la Polonia capolista del gruppo 1 della Lega A

La Nazionale italiana domenica sera affronterà la Polonia, squadra capolista del gruppo 1 della Lega A con 7 punti, uno in più rispetto agli azzurri allenati da Roberto Mancini.

In questa Nations League, i polacchi hanno perso solo una partita, quella all’esordio contro l’Olanda, vinto i due match contro la Bosnia e pareggiato contro gli azzurri lo scorso 11 ottobre.

La nazionale italiana fino ad oggi ha registrato solo una vittoria, l’1-0 rifilato all’Olanda ad Amsterdam. Per il resto solo pareggi e la necessità di tornare a vincere per prendersi la vetta del gruppo 1 della Lega A.

La partita verrà disputata domenica 15 novembre 2020 al ‘Mapei Stadium’ di Reggio Emilia. Calcio d’inizio alle ore 20:45. Sarà trasmessa in diretta tv dalla Rai su Rai 1 e in streaming su RaiPlay, con il collegamento allo stadio a partire dalle ore 20:30.

Ecco le probabili Formazioni:

ITALIA (4-3-3): Donnarumma; Di Lorenzo, Bonucci, Acerbi, Emerson; Verratti, Jorginho, Barella; Bernardeschi, Belotti, Insigne.

POLONIA (4-2-3-1): Szczesny; Kedziora, Glik, Bednarek, Reca; Goralski, Linetty; Jozwiak, Klich, Grosicki; Lewandowski.

Articolo in collaborazione con CaffetteriaMartini Stanleybet-Qualiano

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Entertainment

Diego Armando Maradona, il grido che riscatta la morte e un mucchio di altre cose.

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Diego Armando Maradona è morto: «insonnia. È vero o non è vero? E dài, racconta, racconta ancora».

Pagina 3, «Scritti letterari» di Foucault, edizione Feltrinelli.

Cerco conforto nell’eterno.

Faccio scorrere il dito, saltando dei capoversi. Senza inciampare.

E se lo faccio, mi rimetto in piedi e corro dritto verso la porta.

«La scrittura si dispiega come un gioco che oltrepassa infallibilmente le proprie regole, passando così all’esterno».

Uno, due, un dribbling, punto e accapo.

«… il pericolo non sta nella manifestazione o nell’esaltazione del gesto di scrivere […] si tratta dell’apertura di uno spazio in cui il soggetto scrivente non cessi di sparire…»

Arrivo in fondo. Poi giro la pagina.

«…un altro punto è la parentela della scrittura con la morte. Questo legame rovescia un tema millenario; il racconto o l’epopea dei Greci aveva lo scopo di perpetuare l’immortalità dell’eroe[…]Si parlava, si narrava fino all’alba per evitare la morte…»

È difficile far capire l’esigenza del racconto.
Dello sfogo.
E il dolore.

Se guardi fisso un angolo della testa e ti concentri, pensi, ma in fondo, la fine della carriera per un giocatore è già, in qualche modo, una premorte.

Diego Armando Maradona, tutto intero, era già da tempo materia di racconti, passando attraverso generazioni di nastri, cassette, floppy disk, dischetti, modem a 56k, smart tv, di cuori, ricordi, memorie, pranzi di domenica.

Oltre ogni tipo di ossario digitale e però perennemente a disposizione di noi vivi che, puntualmente, aspettavamo una parola d’affetto che sapesse ancora farti venire quel brivido.

La famosa frase scritta su muri del cimitero «E che vi siete persi» non raccontava di uno scudetto isolato ma l’eterno sconforto di intere generazioni cresciuti «solo» coi racconti, e le carrambate sulla RAI, una partita d’addio per un amico e qualche fuga dal fisco che tu, tifoso, innamorato perso, non ti perdevi mai.

Diego Armando Maradona è stato il vertice di un intero movimento calcistico, l’opera tarda, l’ultimo grande miracolo di un’epoca destinata al collasso, la luce che non smette di brillare anche dopo il suo passaggio, mostrando il buio pesto fatto di sponsor, telecamere, caviglie paragonanti a lui appena appena sfiorate e però precipitevolissimamente già tutti giù per terra.

Sul campo e nel paragone.

Nella storia dell’arte le opere tarde sono catastrofi

Th. W. Adorno, Beethoven cit., p.179.

Povero. Matto. Ha avuto «il potere di rendere il disincanto e il piacere senza risolverne la contraddizione» (Said, Sullo stile tardo, Il saggiatore, p.140).

Diego Armando Maradona è stato maturità artistica, privo di hybris, uomo che non si «vergogna più della propria fallibilità» (ibidem).

Non ha potuto. Non l’ha mai nemmeno voluto.

«La gente deve capire che Maradona non è una macchina per fare felicità», disse una volta.

E infatti ha fatto di più.

Salto, salto, dribbling, cerco lo spazio.

Ha mostrato come la morte non sia capace di portare via la rarità dei ricordi, l’unicità dei sentimenti, l’irripetibilità del tramandabile con le parole, la lingua, la bocca e i ricordi che schizzano amore, facendoci fare i conti – e a risolverli a nostro vantaggio – con la paura della morte, con ciò che vogliamo lasciare ai posteri.

Amato dagli stessi che hanno amato o avrebbero amato i Cèline, i James Dean, gli Elvis, i Freddy Mercury, i Bukowski i folli, i degenerati, i sensibili, i perduti, i Cyrano, gli innamorati, quelli capaci di crederti e seguirti fino all’inferno perché attratti dal buono di quello che dici e trasmetti.

Odiato dai moralisti, dagli habitué dei braghettoni, delle morali da discount, raccontati con distrazione e troppa poca capacità di leggere.

Di leggere per davvero.

Scarto, sposto, poso, prendo un altro libro, un altro amico.

Perché non vogliamo mostrarci troppo schierati politicamente, abbiamo paura di apparire polemici, ci serve il plauso del capo o di un’altra figura di potere, vogliamo conservare il nostro buon nome di persona equilibrata; speriamo di essere riconfermati, consultati, chiamati a far parte di qualche direttivo o prestigioso comitato. E, un bel giorno, speriamo di ricevere un titolo onorifico. Questa è, per eccellenza, la mentalità che induce un intellettuale alla corruzione.

Said – Dire la verità

E Diego Armando Maradona, l’artista e l’intellettuale, invece gridava, opponendosi alla normalizzazione, perché certi uomini non hanno mai voluto «mettere il pubblico a suo agio» eppure voleva farsi amare, ma a suo modo, trascinando popoli, squadre oppresse, contro le inghilterre, gli Avvocati e i Diavoli coi conti in banca e i missili nelle tasche, ché tra un ingegnere sagliuto e il ragazzino con la 10 azzeccata con lo scotch, i piedi correvano per questi ultimi, e per i loro papà: «ciò che importa è provocare, contrastare, a costo di risultare spiacevoli» (ivi).

Questi mondi di arte-massa e pensiero-massa sono sempre più conformi alle esigenze della politica. […] Il pensatore che non assuma come riferimento il valore della verità nella lotta politica non può affrontare responsabilmente l’esperienza del vivere nella sua interezza».

(ancora Said)

Nel docufilm di Kursturica, Diego Armando Maradona dice «in campo ero me stesso, ero come voi tutti. Fuori, no… avevo bisogno della cocaina».

In campo si rialzava ai falli. Non si lamentava. Perdonava qualche calcio di troppo. Non barava. Stava su. Li sapeva prendere i calci. Ed era invincibile. Eroico.

Nella vita quotidiana, in quella normale di noialtri, beh. Ho fatto già troppa retorica.

Salto. Un ultimo dribbling.

«Gridavo la rivincita, gridavo un mucchio di cose», (Diego Armando Maradona, Io sono el Diego) dice Maradona e lo ha fatto da io narcissico capace di trascinarsi dietro l’universale, prendendosi sulle spalle e sulle caviglie popoli dall’orgoglio maltrattato, facendo sentire tuttinoi parte di un solo grande spirito.

E non parlo di Dio.

Ma di quella sottile, percettibilissima emozione sotto la pelle che ti fa sentire un giusto al posto giusto, di fianco a un giusto, capace di farti sentire parte di un “tutti contro a un rivale comune”, quello solito, quello imbattibile, quello contro cui non servono aiutanti e oggetti magici.

Chiudi il libro, resti col magone addosso tutta una vita, e poi, e poi finalmente ti rendi conto di aver vinto, guidati dal Re, un re pazzo, squilibrato, degenerato, ma buono.

Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna.

de I sepolcri, foscolo.

Gol.

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Sports

Europa League: ecco le probabili formazioni di Napoli – Rijeka

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Foto da Instagram

Ecco le probabili formazioni di Napoli – Rijeka per la quarta giornata di Europa League

Gli Azzurri dopo l’ultimo ko subito in casa contro il Milan cercano tre punti ed una prestazione convincente in occasione della quarta giornata della fase a gironi di Europa League.

Il Napoli affronterà il Rijeka squadra ultima del girone ferma a 0 punti.

Nella partita giocata in Croazia successo di misura per gli azzurri: Demme e un’autorete hanno risposto all’iniziale vantaggio di Muric, risolvendo la partita su un terreno di gioco ostico.

La classifica del Gruppo F vede a 6 punti a testa per Napoli, AZ Alkmaar e Real Sociedad, mentre il Rijeka ultimo.

Una vittoria lancerebbe il Napoli al primo posto, il che aumenterebbe la fiducia in vista degli ultimi due impegni, sulla carta più complicati e ricchi di insidie.

Ecco le probabili formazioni:

NAPOLI (4-2-3-1): Meret, Di Lorenzo, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui; Zielinski, Bakayoko; Politano, Mertens, Lozano; Petagna.

RIJEKA (5-3-2): Nevistic; Tomecak, Escoval, Velkoski, Smolcic, Braut; Muric, Cerin, Loncar; Kulenovic, Menalo.

Articolo in collaborazione con CaffetteriaMartini Stanleybet-Qualiano

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Serie A: Napoli, Hysaj positivo al Covid-19

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Foto da Tweet Napoli

A comunicare la notizia della positività di Elseid Hysaj lo stesso Club Azzurro sul proprio profilo Twitter

Ore complicate per il Napoli, che a meno di una settimana dal big match contro il Milan perde il laterale Hysaj risultato positivo al Covid-19.

A comunicare, ieri, la notizia lo stesso Club sul proprio profilo Twitter. Nel tweet del Napoli si legge:“In seguito ai tamponi effettuati questa mattina al gruppo squadra della Nazionale albanese è emersa la positività al Covid-19 di Elseid Hysaj. Il calciatore osserverà il periodo di isolamento in Albania.”

Il calciatore azzurro tramite i social ha fatto sapere di stare bene e di essere asintomatico.

Queste le parole di Hysaj: “Ciao a tutti, volevo solo dire che sono risultato positivo al Covid-19 ma grazie a Dio sto bene, sono asintomatico e tornerò al più presto. Mi raccomando usate sempre le mascherine e proteggetevi!”.

Al match contro il Milan,, Gattuso potrebbe arrivare con qualche problema di formazione. Di sicuro il tecnico azzurro ex Milan non potrà contare su Hysaj Osimhen.

Preoccupano anche le condizioni di Bakayoko in vista della gara contro i rossoneri. La speranza di Gattuso è che il francese sia stato colpito soltanto da un leggero malessere di stagione, ma tutto dipenderà da ulteriori accertamenti nei prossimi giorni.

Se Bakayoko non dovesse essere del match, in mediana al San Paolo dovrebbe toccare a Demme

Articolo in collaborazione con CaffetteriaMartini Stanleybet-Qualiano

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