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Cocaina nei fiumi, anguille a rischio. Intervista alla dott.ssa Anna Capaldo
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8 anni fail

Abbiamo sentito la ricercatrice dott.ssa Anna Capaldo della Federico II di Napoli a capo di un team di ricerca che ha lanciato l’allarme in questi giorni
Ci può spiegare quali sono i tratti principali della sua ricerca?
L’obiettivo principale del nostro gruppo di ricerca è lo studio degli effetti della contaminazione ambientale, in particolare delle acque, sugli organismi acquatici. Abbiamo iniziato studiando gli effetti di contaminanti acquatici come il tiofanato metile (fungicida usato in agricoltura), il nonilfenolo e il cadmio sugli anfibi urodeli, in particolare il tritone italiano, Triturus carnifex. Gli anfibi sono infatti particolarmente suscettibili ai contaminanti acquatici a causa della loro pelle nuda e del ciclo vitale, che li porta a trascorrere in acqua gran parte della loro vita; inoltre sono considerati a rischio di estinzione. Successivamente ci siamo occupati degli effetti delle droghe, considerate attualmente una nuova classe di contaminanti ambientali, sugli organismi acquatici, e in particolare abbiamo valutato l’impatto della cocaina, una delle droghe più utilizzate, dopo i cannabinoidi e gli oppiati, sull’anguilla Europea, una specie edibile, anch’essa inclusa nella Red List dell’IUCN come “critically endangered”, e molto sensibile alla contaminazione acquatica.
Come ha potuto scoprire la presenza di cocaina all’interno dei fiumi e in che modo può condizionare l’esistenza delle anguille?
Numerosi dati in letteratura riportano la presenza nei fiumi Italiani ed Europei (Zuccato et al. 2008; Boleda et al. 2009; Kasprzyk-Hordern et al. 2008), delle principali droghe utilizzate dalla popolazione, anche se in bassissime concentrazioni; dati recenti ne indicano la presenza anche nelle acque marine costiere del Brasile (Pereira et al. 2016). La contaminazione acquatica è attualmente ritenuta una delle principali cause del declino delle anguille; la cocaina, con i suoi effetti sui sistemi nervoso ed endocrino, e sui tessuti periferici come pelle, intestino e muscolo, potrebbe alterare le principali attività fisiologiche delle anguille e peggiorare lo stato di declino in cui si trova questa specie.
Vi sono della città sulle quali avete incentrato maggiormente la vostra attenzione? I dati presenti in letteratura riportano la presenza di cocaina e altre droghe in diversi fiumi italiani ed europei. Per verificare gli effetti della cocaina sull’anguilla Europea, abbiamo scelto una concentrazione di questa droga pari alla concentrazione media riportata in letteratura per i principali corsi d’acqua.
Personalmente come si è sentita quando si è trovata di fronte a un dato così allarmante?
Studiando gli effetti della contaminazione ambientale da diversi anni, e su diversi organismi, e conoscendo le proprietà farmacologiche delle droghe, in un certo senso ci aspettavamo effetti del tipo di quelli che abbiamo poi osservato. E’ però sempre triste constatare quanto le attività umane riescano a danneggiare il nostro pianeta.
Quali sono a suo parere eventuali meccanismi da mettere in atto da parte dei governi per cercare di rimediare a questo quadro preoccupante?
I dati in letteratura dimostrano che il consumo di droghe porta alla comparsa di queste sostanze nell’ambiente acquatico (dati recenti dimostrano la presenza di tracce di droga anche nell’acqua di rubinetto, così come nell’atmosfera, di molte città), con possibili conseguenze sugli organismi acquatici. Penso che i governi dovrebbero promuovere iniziative volte a proteggere l’ambiente, magari anche con campagne di informazione rivolte alla popolazione e soprattutto ai giovani. D’altra parte, bisognerebbe incentivare la ricerca finalizzata a ideare strategie sempre più efficienti di disinquinamento delle acque.
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