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Politica

L’allarme demografico Italiano: Un paese senza giovani

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L'allarme demografico Italiano
Foto repertorio

L’allarme demografico italiano: Riflessioni di Angelo Melone, Console della Repubblica democratica del Congo, sul futuro del paese e dei giovani

Il Console della Repubblica democratica del Congo, Angelo Melone, qualche giorno fa ha espresso tramite i suoi canali social un riflessione che riguarda l’allarme demografico in Italia.

Nel post il Console scrive: “Ne sono certo: non leggerai tutto questo post perché non è brevissimo e la nostra è una società veloce ma voglio spingerti ad una riflessione.

Da Console di un Paese africano in forte crescita demografica (crescita che accomuna tutte le nazioni in via di sviluppo che con molta probabilità, un giorno, prenderanno il sopravvento geopolitico del pianeta), ho il dovere di lanciare un grido d’allarme per un altro Paese, il nostro, che sta morendo per mancanza di giovani. Siamo il Paese più anziano del mondo! Se oggi contiamo 60 milioni di italiani, secondo l’ISTAT nel 2070 saremo 45 milioni, il 25%in meno e nel 2100 addirittura 39 milioni 33% in meno. Immaginate ! Di questo passo un appartamento su tre sarà vuoto a fine secolo. Tra 10 anni il 90% dei Comuni conoscerà un calo della popolazione impressionante.

Il motivo? Non si mettono più al mondo i bambini. Perchè? Non c’è sicurezza economica, non c’è lavoro. Decenni di gestione criminale del nostro Paese, lo hanno spolpato fino all’osso, lasciando nella melma le aree fragili del Paese e il Sud. Così ai giovani non resta altro che emigrare, realizzandosi all’estero, ma – soprattutto – hanno difficoltà a sposarsi e fare figli …incrementando così il tasso di anzianità italiana .

In qualsiasi parte del mondo, come minimo, con queste previsioni si sarebbe istituito un Commissario alla natalità; qui invece le priorità sembrano altre, ad esempio ripristinare i vitalizi dei politici o comprare carri armati come scritto nel post precedente . Eppure, se non si inverte la rotta, ci saranno gravissimi problemi per la sostenibilità dello Stato e gli effetti saranno i seguenti:

Il crollo del Pil e del welfare: la denatalità in Italia comporterà una diminuzione della forza lavoro e quindi il crollo del prodotto interno lordo e soprattutto il sistema di welfare: nel 2018 la spesa sociale italiana ha mobilitato risorse pari a 493,5 miliardi e nel 2021 – nel post Covid – questo fabbisogno ha raggiunto 632 miliardi. La questione demografica è la prima urgenza da affrontare per la sostenibilità del debito pubblico.

Meno lavoratori meno tasse meno PIL

Il crollo del sistema pensionistico: con l’aumento degli anziani le pensioni scompariranno o si assottiglieranno, impedendo una vita dignitosa dopo anni e anni di onesto lavoro.

Il sistema sanitario nazionale sarà a pagamento. Il motivo? Se la popolazione invecchia, diminuiscono i lavoratori e dunque chi paga le tasse per mantenere una sanità pubblica?! Infatti, il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non, passerà da circa ‘tre a due’ nel 2021 a circa ‘uno a uno’ nel 2050. Il che determinerebbe il collasso definitivo della sanità pubblica e universale e il trionfo di quella privata. Così potrà curarsi solo chi ha i soldi. Una vergogna.

La bolla immobiliare: non nascendo più bambini, le città si spopolano e avendo a disposizione una quantità maggiore di immobili, questi perderanno valore.

Aree interne spopolate, con picchi dell’80%, soprattutto nelle aree rurali e nel Sud, dove già da decenni si verifica un forte esodo a favore del Nord.

Questi sono i temi, queste le emergenze. Invece, sento e leggo solo sterile propaganda da Istituto Luce. Un esempio? Impedire l’afflusso dei migranti, quando poi proprio nell’ultimo anno si è registrato un boom di sbarchi irregolari senza precedenti. Eppure, come ha ricordato negli ultimi giorni il Presidente della Repubblica, e spesso anche il Papa, “i fenomeni migratori vanno affrontati per quel che sono: movimenti globali che nn vengono cancellati da muri o barriere”. Certo, occorre un impegno finalmente concreto e costante dell’Unione Europea ma è necessario rendersi conto che soltanto ingressi regolari, sostenibili ma in numero adeguatamente ampio, sono lo strumento per stroncare il crudele traffico di esseri umani ma anche ed in parte arginare il nostro spopolamento inesorabile.

Quindi, altro che ‘blocchi navali’ o slogan idioti, dal punto di vista economico il lavoro dei cittadini stranieri in Italia vale 134 miliardi e incide per il 9 per cento sul Pil italiano. Paradossalmente, dopo che i nostri politici per decenni hanno fatto solo i loro interessi, l’unica ancora di salvezza per un Paese vecchio e senza giovani, potrebbe venire solo da flussi migratori controllati. Davvero non capisco il motivo per cui questi temi non entrano in seno all’agenda politica dell’esecutivo, intrisa di battaglie ideologiche e retrograde – vedi l’autonomia differenziata – che acutizzeranno i problemi italiani anziché risolverli!

A mio avviso URGE un commissario per la natalità che abbia un grande peso politico e che lavori gomito a gomito con il Ministro dell’Economia per fronteggiare e vincere questo inverno demografico investendo risorse sulle giovani coppie e sulle famiglie con figli. Servono politiche familiari sul modello francese e tedesco. Serve mettere al centro del PNRR la ripartenza della natalità.

E voi, che ne pensate?”

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