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Agosto di chi resta: tour internazionale sul nostro litorale

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Agosto di chi resta

Voci, colori e ombre d’agosto: La spiaggia multietnica racconta l’estate di chi resta e di chi arriva

Metà agosto: caldo, ferie, tempo di partenze. Purtroppo, non per tutti; per fortuna, “viaggio” non coincide per forza, con “partenza”. Se Maometto non va alla Montagna…” dice il detto, ma qui si parla di mare e, al mare, hanno diritto tutti.

Protetto alle spalle dalle dune su cui ancora fioriscono candidi i gigli di mare, con la foce del lago a fare da confine naturale tra le due province di Napoli e Caserta, c’è un tratto di litorale che ospita una spiaggia libera tra le più cosmopolite della zona.

Qui, nuovi, colorati, stinti, sgangherati, (piccolissimi come quelli da cocktail o grandi come yurte), decine di ombrelloni, che nel fine settimana diventano centinaia, raccontano le storie di persone provenienti da paesi e nazioni diverse.

Italiani e stranieri condividono, su questa spiaggia, più o meno, dall’alba al tramonto, una vacanza di qualche ora. Al mattino presto, le “comunicazioni di servizio” ad alto volume tra la “responsabile” del parcheggio e “l’addetto” al servizio spiaggia, entrambi locali, annunciano l’ufficiale apertura.

Parzialmente nascosti dal canneto, un gruppo di pakistani si appresta a consumare il pasto del mattino: come una divisa, indossano tutti un sobrio kurta grigio che li tramuta in viandanti ombre, in netto contrasto con lo scintillante argento dei monili in vendita nei loro bazar ambulanti.

In breve tempo, incalzano gli arrivi e si assiste al replay della stessa scena: ci si guarda intorno, in cerca di spazio libero non troppo lontano dall’acqua, si pianta l’ombrellone, si stendono i teli, ci si libera dei vestiti.

Gruppi di ragazzi atletici, incuranti del caldo sempre più afoso, organizzano partite a calcio o a beach volley, mentre le ragazze con costume, occhiali da sole e borse in coordinato, avviano sessioni fotografiche da social network.

Una giovane coppia algerina si sistema a riva: la giovane mamma, interamente vestita e col capo coperto, imbocca il suo bambino, mentre il papà cerca di trattenerlo dalla fuga verso le onde.

Poco più distante, sedute su sedie da regista, due signore di mezza età, con messa in piega ancora “calda” di parrucchiere, elegantissime nei loro abiti prendisole, se ne restano sotto l’ombrellone, continuando la loro discussione su mariti, ricette e gossip.

I coniugi polacchi, invece, si separano nelle preferenze: mentre lui, all’ombra, sprofonda quasi subito nella sabbia e nel sonno, lei, sognando forse un’ambrata abbronzatura, si stende al sole.

Persone diverse, storie diverse, lingue diverse a cui il mare fa lo stesso effetto: la fame. In spiaggia, si mangia, sempre! Lo testimoniano le enormi borse frigo, dalle quali esce di tutto: dai panini, all’insalata o macedonia di frutta per quelli vogliono restare “leggeri”; per chi, invece, “anche la dieta va in vacanza”, il pranzo prevede pasta al forno, polpette o la classica frittata di maccheroni.

Intanto nell’aria, si ode il “canto” delle sirene: no, niente essere mitologici, solo il suono allarmante delle ambulanze; più attraente, invece, quello intermittente del fischietto in avvicinamento, che precede l’arrivo del carretto tanto atteso. In vendita, bicchieri colmi di ghiaccio ricoperto da zuccherosi sciroppi colorati: per spegnere la sete, una pseudo granita resta sempre l’opzione più gradita!

Le signore del nord, in visita ai parenti del sud, invece, preferiscono la merenda esotica e più salutare del “Cocco bello” (ormai marchio di fabbrica!), mentre contrattano sui prezzi dei parei ricamati, in vendita presso l’itinerante boutique del magrebino in sosta.

Tre amiche ucraine, entrate in acqua ciarlando ad alta voce, ne escono, molto tempo dopo, ancora totalmente ricoperte di uno spesso strato di crema solare protettiva, davanti a un gruppo di giovani, così persi nei loro cellulari, da non accorgersi che sulle loro teste, le ombre del volo degli aquiloni si intreccia quello dei gabbiani.

C’è chi sceglie il divertimento e chi il relax, ma le ore scorrono velocemente comunque, tra sabbia e sale. Con il calar del sole, la spiaggia inizia a lentamente a svuotarsi e gli italiani sono i primi ad andare via, forse per evitare le lunghe code di traffico, che restano, comunque, inevitabili.

Arrivano, solitari, il cercatore di tesori perduti e il pescatore di telline che, rispettivamente con metal detector e rastrello, filtrano a fondo la sabbia. Nei pressi della foce, un trio di allegri cinesi, intento a catturare con una rete enormi esemplari di granchio blu, si attarda, ridendo e pregustando la cena a base di crostacei.

A riva, una coppia di anziani, mano nella mano, si gode l’ultima passeggiata della loro stagione, mentre il ragazzo venuto dal Ghana ritira gli ombrelloni abbandonati, pensando che l’estate sta finendo e potrà presto tornare a casa dalla sua famiglia.

Infine, i gabbiani, rivendicando il loro diritto di possesso, iniziano la ricerca dei rifiuti, sempre troppo abbondanti, in una spiaggia libera, che è sempre meno di tutti e più di nessuno.

Quando ormai il sole sta per immergersi tra i flutti, chi resta non può fare a meno di fermarsi e guardare lo spettacolo, con lo sguardo al tramonto e il pensiero al proprio Paese, simbolicamente oltre il mare, sotto l’ombra vigile e silenziosa di “Torre Patria”, che regala a questa spiaggia il più calzante e nostalgico di tutti i nomi.

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