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Dubrovnik e Mostar: un bagno in mare e un tuffo nella storia
Pubblicato
3 anni fail

Tra Dubrovnik e Mostar: Dalle perle della costa croata alle rinascite dei simboli di pace in territorio bosniaco
Arrivando in Croazia, si viene innegabilmente attratti dal mare: il luccichio della superficie non riesce a distrarre gli occhi dalle sfumature dell’acqua, che, come le magnetiche piume di un pavone, vanno dal verde smeraldo al blu intenso.
Come un tessuto prezioso, la costa è orlata da isole, isolette, scogli, ma la vera perla è, in realtà, la città di Ragusa.
Pur dovendo il suo nome attuale, alla presenza intorno di foreste di querce e lecci, Dubrava appunto, a Dubrovnik il mare ti cattura la vista, si respira nell’aria, ti riempie la pancia, deliziosamente.
In comune con gli alberi a cui deve il nome, questa splendente città ha nel carattere forza e dignità: sì, perché, anche se è tangibile l’alternata presenza dell’Impero ottomano e della Repubblica Di Venezia, nell’architettura dei suoi edifici, la fiera Dubrovnik non è mai stata del tutto dominata.
Circondata da possenti mura fortificate, al centro storico si accede attraversando porte e antichi ponti levatoi: tra Porta Pile e Porta Ploče, si stende lo Stradun, via principale, lastricata di una liscissima e lucente pietra d’Adria, sulla quale si affacciano gli edifici più belli, dai dettagli veneziani e barocchi.
Piazza Luza, con la sua bellissima loggia e la torre dell’orologio, ne è il “salotto”, piena di ristoranti e caffè, dove, sotto la protezione di S. Biagio, patrono e santo a cui è dedicata la cattedrale, si svolge la vita turistica della città, vivace di giorno, piacevole di sera.
La sobria ed elegante atmosfera non è di certo scontata normalità, ma una recente “conquista”.
Le mura, i forti, i ponti e le porte a nulla sono serviti in occasione del devastante terremoto del 1667 e della distruttiva guerra civile dei primi anni ’90.
Sebbene sia comprensibile la voglia, soprattutto delle nuove generazioni, di lasciarsi il passato alle spalle, i segni della storia sono ancora visibili, percorrendo a piedi i 2 km di mura.
Queste, insieme al Fort Lovriienjac che si staglia a picco sul mare, costituiscono i veri simboli della città, che da reale teatro di guerra, si è trasformata in set naturale (e virtuale) di una delle più importanti serie tv degli ultimi anni, “Game of Thrones”, i cui fan si possono divertire a cercarne in giro le location (una su tutte, la scalinata della chiesa di Sant’Ignazio).
A poche ore di distanza in auto e molteplici controlli di confine, nella vicina Bosnia, c’è un altro esempio di rinascita: la cittadina di Mostar.
Il suo nome significa “Guardiano del ponte” ed è proprio quest’ultimo il fulcro della città.
Largo 4 m, lungo 30 e alto 24, lo Stari Most (ponte vecchio) è una costruzione di pietra a campata unica detta “a schiena d’asino”, sorretta da due forti laterali.

Fisicamente, esso congiunge le due sponde del verdissimo fiume Narenta che divide in due la cittadina; metaforicamente, unisce due religioni, quella cristiana (cattolica e ortodossa) e quella islamica e i loro rispettivi mondi culturali.
Durante le guerre, la distruzione dei simboli ha una risonanza che travalica i confini, e, condensando nella sua immagine i valori di convivenza, unione e condivisione pacifica di un territorio, lo Stari Most è stato la vittima illustre del conflitto civile dei primi anni ’90, di cui questi popoli e i loro territori ancora conservano le ferite.
Ricostruito, oggi è tornato svolgere il suo ruolo di guardiano di pace, divenendo anche attrazione turistica, soprattutto per le vertiginose esibizioni di spregiudicati tuffatori che, riunitisi da 450 anni in un’associazione, trasformano il ponte in un trampolino d’eccezione.
Anche se i dintorni del Most, specie il caratteristico quartiere ottomano, pieno di piccoli bazar e affollati negozietti, hanno oggi un aspetto un po’ posticcio e orientato al turismo di massa, la normalità di sedersi in uno dei caffè, magari vista fiume, ha un gusto davvero impagabile.
Tra un sorso di caffè alla turca e un dolcissimo assaggio di baklava, un semplice pensiero di speranza gira nella testa: come Dubrovnik e Mostar, ci si augura di veder quei luoghi del mondo, attualmente scenari di guerra, tornare ad essere presto destinazioni di viaggio.

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