Esteri
UNICEF: oltre metà dei bambini subisce violenza ogni anno
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Catherine Russell lancia l’allarme su violenza, istruzione e povertà: milioni di bambini restano senza scuola, acqua sicura e protezione.
L’allarme dell’UNICEF sulla violenza contro i bambini
Più della metà dei bambini nel mondo subisce ogni anno una qualche forma di violenza. Nelle case, nelle scuole, nelle comunità e, sempre più spesso, anche online. È uno dei dati più drammatici contenuti nell’intervento di Catherine Russell, Direttrice Generale dell’UNICEF, alla seconda sessione ordinaria del Consiglio di amministrazione dell’organizzazione nel 2026.
«Ogni anno, più della metà dei bambini nel mondo subisce una qualche forma di violenza nelle proprie case, nelle scuole, nelle comunità e, sempre più spesso, online. Le conseguenze possono accompagnare i bambini per tutta la vita», ha dichiarato Russell.
Il fenomeno rappresenta una delle grandi sfide che l’UNICEF indica per il futuro, insieme alla crisi dell’istruzione, alla mancanza di acqua potabile, alle conseguenze dei cambiamenti ambientali e ai conflitti che continuano a colpire milioni di minori.
Ottant’anni di UNICEF e i progressi per l’infanzia
Il discorso del 2 settembre ha coinciso con una riflessione sugli ottant’anni dell’UNICEF, nato nel 1946 all’indomani della Seconda Guerra Mondiale per assistere milioni di bambini affamati, sfollati e privati di un futuro.
Nel corso dei decenni, l’organizzazione ha contribuito a cambiare profondamente le condizioni dell’infanzia nel mondo attraverso campagne vaccinali, assistenza sanitaria, programmi di nutrizione e interventi per garantire acqua potabile e servizi essenziali.
«Nel corso di otto decenni, l’UNICEF ha contribuito a guidare il cambiamento nella sopravvivenza infantile», ha ricordato Russell.
Il risultato più significativo riguarda la mortalità infantile. Dal 1990, il tasso globale di mortalità dei bambini sotto i cinque anni è diminuito del 60%. Un cambiamento reso possibile anche dalla diffusione dei vaccini, dalla terapia di reidratazione orale e dal rafforzamento dell’assistenza sanitaria di base.
«Le malattie che un tempo minacciavano i bambini in tutto il mondo sono state drasticamente ridotte», ha sottolineato la Direttrice Generale, ricordando anche i progressi nella lotta contro la poliomielite.
La sfida dell’istruzione: 273 milioni fuori dalla scuola
Accanto ai risultati raggiunti, restano enormi disuguaglianze.
Oggi 273 milioni di bambini e giovani non frequentano la scuola, mentre altre centinaia di milioni frequentano le lezioni senza riuscire ad acquisire le competenze fondamentali necessarie.
Russell ha definito quella dell’apprendimento una crisi da affrontare con urgenza, soprattutto in una fase in cui la tecnologia e l’intelligenza artificiale stanno modificando rapidamente la società.
«Dobbiamo affrontare con urgenza questa crisi dell’apprendimento e garantire che la tecnologia rafforzi, anziché sostituire, gli investimenti negli insegnanti e nei sistemi educativi», ha affermato.
Il messaggio è chiaro: l’innovazione può offrire nuove opportunità, ma non può sostituire scuole, insegnanti e sistemi educativi efficienti.
Acqua potabile ancora negata a miliardi di persone
L’accesso ai servizi essenziali resta un’altra delle grandi disuguaglianze globali.
Secondo i dati citati dall’UNICEF, 2,1 miliardi di persone non dispongono ancora di acqua potabile, mentre 3,4 miliardi non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati.
Una condizione che aumenta il rischio di malattie e rende particolarmente vulnerabili le popolazioni che vivono nelle aree più povere o colpite dalle crisi.
«Dobbiamo inoltre accelerare i progressi in materia di acqua potabile e servizi igienico-sanitari», ha dichiarato Russell.
A pesare sulla salute dei bambini contribuiscono anche le minacce ambientali, dal caldo estremo all’inquinamento atmosferico, dall’acqua contaminata all’esposizione a sostanze tossiche.
Dall’Ebola alle guerre, bambini sempre più esposti
Per milioni di minori, le difficoltà quotidiane assumono una dimensione immediatamente pericolosa.
Russell ha richiamato l’attenzione sulla situazione nella Repubblica Democratica del Congo, dove i bambini stanno affrontando una gravissima epidemia di Ebola. Secondo i dati riportati nel discorso, più di 300 bambini sono morti.
L’impatto dell’epidemia non riguarda soltanto le vittime dirette. Nei focolai, tra aprile e giugno, l’utilizzo dei servizi sanitari essenziali è diminuito di oltre il 40%, con conseguenze anche sulle vaccinazioni di routine e sull’assistenza materna.
L’UNICEF continua inoltre a intervenire nelle principali aree di crisi del mondo, dallo Stato di Palestina al Medio Oriente, dal Sudan al Myanmar, dall’Ucraina allo Yemen.
«I nostri team stanno inoltre rispondendo agli immensi bisogni umanitari nello Stato di Palestina e in tutto il Medio Oriente, nel Darfur e in altre zone del Sudan, in Myanmar, Nepal, Ucraina, Yemen e in altre crisi in tutto il mondo», ha spiegato Russell.
L’organizzazione fornisce assistenza sanitaria, nutrizionale, educativa e di protezione, mentre in Paesi come Siria e Venezuela sostiene le comunità nei percorsi di ripresa e ricostruzione.
«I bambini e le infrastrutture civili devono essere protetti»
Nel suo intervento, la Direttrice Generale dell’UNICEF ha richiamato anche le parti coinvolte nei conflitti al rispetto del diritto internazionale e alla necessità di garantire l’accesso degli aiuti umanitari.
«Non possiamo raggiungere i bambini quando ci viene negato l’accesso. Non possiamo garantire servizi salvavita senza risorse adeguate», ha affermato.
Russell ha quindi ribadito un principio che l’UNICEF considera fondamentale: «I bambini e le infrastrutture civili devono essere protetti. Gli operatori umanitari devono poter raggiungere i bambini in sicurezza».
L’appello riguarda tutte le aree di conflitto dove ospedali, scuole e servizi essenziali rischiano di diventare irraggiungibili proprio per le popolazioni più fragili.
Il futuro dell’infanzia passa dalle scelte di oggi
Nel passaggio conclusivo, Catherine Russell ha collegato la storia dell’UNICEF alle responsabilità della comunità internazionale.
Ottant’anni fa, dopo un conflitto devastante, il mondo scelse di investire nella protezione dei bambini. Quella scelta ha prodotto risultati concreti, contribuendo a ridurre la mortalità infantile e a migliorare le condizioni di vita di milioni di persone.
Ma i progressi raggiunti non cancellano le sfide del presente.
«L’80° anniversario dell’UNICEF non è semplicemente un’occasione per guardare al passato. È una responsabilità per guardare al futuro», ha dichiarato Russell.
La Direttrice Generale ha affidato la conclusione del suo discorso a un appello diretto: «La nostra responsabilità è scegliere con saggezza. Scegliere i bambini. Scegliere di investire nel loro futuro».
Il messaggio dell’UNICEF è racchiuso nei numeri e nelle contraddizioni del presente. Mentre negli ultimi decenni il mondo ha dimostrato di poter ridurre drasticamente la mortalità infantile e combattere malattie un tempo devastanti, milioni di bambini restano ancora esclusi dalla scuola, privi di servizi essenziali o esposti alla violenza.
A ottant’anni dalla sua nascita, l’UNICEF indica quindi una direzione precisa: trasformare i progressi del passato in nuovi investimenti, perché la protezione dell’infanzia non resti un principio dichiarato, ma continui a tradursi in interventi concreti.

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