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Previdenza marittima, Pezzella: “Serve una riforma del sistema”
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Il Dott. Gennaro Pezzella propone una revisione della previdenza marittima, con maggiore autonomia, tutele sanitarie e aggiornamento normativo.
La tutela previdenziale e sanitaria dei lavoratori marittimi ha una storia particolare e, secondo il Dott. Gennaro Pezzella, necessita oggi di una profonda revisione. Non soltanto sul tema dell’indennità per malattia, ma sull’intero modello di previdenza marinara.
Dottore, qual era la filosofia originaria della previdenza marittima?
«Era stata concepita come un sistema specifico, alimentato dai contributi del settore e quindi, nella sua impostazione, non destinato a gravare sulla fiscalità generale. La tutela del marittimo ammalato era molto ampia: la cosiddetta Legge Focaccia arrivò a prevedere un periodo prolungato di assistenza indennizzata, consentendo al lavoratore, una volta guarito, di tornare alla navigazione.»
Una concezione che ritiene ancora attuale?
«Certamente. Oggi la medicina permette di guarire o di convivere anche con patologie molto serie, compresi diversi tumori. Il principio dovrebbe essere quello di accompagnare il lavoratore durante la malattia e, quando clinicamente possibile, favorirne il ritorno al lavoro.»
Cosa è cambiato con il superamento dell’IPSEMA?
«L’assorbimento delle funzioni dell’IPSEMA nel sistema generale ha modificato profondamente un modello che aveva una propria autonomia. La previdenza marittima era finanziata dal settore, attraverso armatori e lavoratori. A mio avviso la questione centrale oggi è proprio questa: occorre valutare seriamente la possibilità di estrapolare nuovamente la previdenza marinara dal bilancio generale dell’INPS, costruendo una gestione coerente con le peculiarità del lavoro sul mare.»
C’è poi il problema della malattia complementare.
«Sì. Per il marittimo la tutela della malattia ha anche una funzione di protezione reddituale. La gestione delle certificazioni richiede però una conoscenza specifica delle condizioni di lavoro a bordo. Non può essere considerata alla stregua di qualsiasi altra attività lavorativa. Servono competenze di medicina marittima e procedure più adeguate.»
Quale altra riforma considera urgente?
«Occorre aggiornare i requisiti di idoneità alla navigazione, superando un impianto normativo che affonda le proprie radici nel Regio Decreto del 1932. La visita biennale dovrebbe essere integrata, quando necessario, con accertamenti diagnostici di primo e secondo livello, per individuare patologie realmente incompatibili con la navigazione e, nello stesso tempo, evitare esclusioni indiscriminate.»
Anche le prestazioni sanitarie sono cambiate?
«In passato esistevano tutele molto più ampie, comprese determinate prestazioni odontoiatriche. Oggi registriamo riduzioni delle prestazioni, difficoltà sugli indennizzi, contestazioni e tempi di pagamento che possono diventare lunghi. A ciò si aggiunge il problema generale delle liste d’attesa.»
Da dove bisognerebbe ripartire?
«Da un tavolo tecnico nazionale che coinvolga istituzioni, medici con esperienza nel SASN, rappresentanti dei marittimi e degli armatori. Chi ha maturato quarant’anni di esperienza sul campo può dare un contributo concreto alla costruzione di un sistema nuovo.»
Il messaggio del Dott. Gennaro Pezzella è dunque chiaro: la discussione non può limitarsi alla singola indennità. Occorre ripensare complessivamente previdenza, assistenza sanitaria e idoneità alla navigazione, riconoscendo la specificità di chi lavora sul mare.
In un Paese circondato dal mare per gran parte dei propri confini, la tutela dei lavoratori marittimi non dovrebbe essere considerata una questione marginale, ma parte integrante di una politica nazionale del lavoro e dell’economia del mare.
Avv. Lelio Mancino

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