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Politica

Qualiano, Antonio Cacciapuoti: «Strade, verde e viabilità: la città merita di più»

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antonio cacciapuoti qualiano intervista giugno 2026

L’ex consigliere comunale interviene sui problemi della città: viabilità, strade, verde pubblico e prospettive politiche

Qualiano – Viabilità, manutenzione stradale, periferie, verde pubblico e prospettive politiche per il futuro della città. Sono questi alcuni dei temi affrontati con Antonio Cacciapuoti, ex consigliere comunale di Qualiano, che richiama l’attenzione su alcune criticità quotidiane vissute dai cittadini.

Un confronto diretto, nel quale Cacciapuoti sottolinea la necessità di una maggiore cura del territorio e di una visione politica capace di unire persone competenti e legate alla città.

Cacciapuoti, partiamo da uno dei temi più sentiti dai cittadini: la viabilità. Qualiano continua ad avere problemi importanti sotto questo punto di vista?

«Sì, purtroppo la viabilità resta uno dei grandi problemi irrisolti di Qualiano. Parliamo di una questione che non nasce oggi, ma che negli anni non è mai stata affrontata con una visione complessiva. I cittadini vivono ogni giorno disagi negli spostamenti, difficoltà nei collegamenti e una gestione del traffico che spesso non è all’altezza delle esigenze reali del paese.

Qualiano ha bisogno di collegamenti più funzionali, di una programmazione seria e di interventi che non siano solo occasionali. Non si può pensare di risolvere tutto con soluzioni tampone. Serve un piano, serve coraggio amministrativo e serve soprattutto la volontà di affrontare problemi che sono diventati quasi atavici».

Oltre alla viabilità, molti cittadini segnalano anche condizioni difficili delle strade. Qual è la sua valutazione?

«La mia valutazione è molto chiara: troppe strade sono sporche, trascurate e in alcuni casi prive della necessaria manutenzione. Basta farsi una passeggiata nelle zone meno centrali del paese per rendersene conto. Ci sono tratti in cui il degrado è evidente, e questo non è accettabile.

Il problema non riguarda solo l’immagine della città. Riguarda la qualità della vita delle persone. Una strada sporca, dissestata o abbandonata comunica ai cittadini un senso di trascuratezza. È come se alcune zone fossero considerate meno importanti di altre. E questo non deve accadere».

Il tema delle periferie sembra tornare spesso nel dibattito cittadino. Secondo lei sono le aree più penalizzate?

«Sicuramente le periferie pagano un prezzo molto alto. Nei centri abitati più esposti o più visibili qualche intervento arriva, magari anche per necessità di immagine. Ma appena ci si sposta nelle zone meno centrali emergono problemi evidenti: manutenzione carente, pulizia insufficiente, verde pubblico non curato, strade che avrebbero bisogno di interventi continui.

Una città non può essere amministrata solo partendo dal centro. Una città è fatta anche e soprattutto dalle sue periferie. Chi vive in quelle zone ha gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini. Il decoro urbano, la sicurezza e la manutenzione devono essere garantiti ovunque».

Ha citato il verde pubblico. Anche su questo fronte le criticità non mancano.

«La gestione del verde pubblico è deficitaria, e lo dico senza giri di parole. In molte zone si nota una mancanza di cura evidente. Erbacce, aree verdi lasciate a se stesse, spazi pubblici che potrebbero essere luoghi di incontro e socialità ma che invece diventano simboli di abbandono.

Il verde pubblico non è un dettaglio estetico. È una parte fondamentale della vivibilità di una città. Significa salute, decoro, sicurezza, qualità degli spazi comuni. Quando un’amministrazione non cura il verde, non sta trascurando solo qualche aiuola: sta trascurando il rapporto tra cittadini e territorio».

Secondo lei questi problemi che effetto producono sulla comunità?

«Producono un disagio enorme. I cittadini si sentono spesso soli, non ascoltati, costretti a convivere con problemi che sembrano non trovare mai una soluzione definitiva. E quando le persone vedono che le stesse criticità si ripetono da anni, cresce la sfiducia.

Il punto è proprio questo: bisogna ricostruire fiducia. Ma la fiducia non si ricostruisce con gli slogan. Si ricostruisce con i fatti, con la presenza sul territorio, con la capacità di dare risposte concrete anche alle piccole cose quotidiane. Perché spesso sono proprio le piccole cose a misurare la qualità di un’amministrazione».

Cosa servirebbe, concretamente, per invertire la rotta?

«Servirebbe prima di tutto un cambio di metodo. Bisogna partire dall’ascolto vero dei cittadini e da una ricognizione seria delle criticità. Non basta intervenire quando arriva la protesta sui social o quando un problema diventa troppo evidente. Serve una manutenzione programmata, serve una gestione costante delle strade, del verde, della pulizia e dei servizi.

Qualiano non ha bisogno di interventi spot. Ha bisogno di una visione amministrativa stabile. Bisogna sapere dove si vuole portare il paese nei prossimi anni. Senza programmazione si resta sempre fermi all’emergenza».

Passiamo al piano politico. Lei ha parlato della necessità di una coalizione ampia. Che cosa intende?

«Intendo dire che Qualiano ha bisogno di una coalizione composta da persone perbene, competenti e realmente legate al paese. Non basta mettere insieme sigle o gruppi solo per vincere una competizione elettorale. Serve qualcosa di più serio: un progetto credibile per rilanciare la città.

Io credo che oggi sia necessario unire le energie migliori. Persone che magari hanno storie diverse, esperienze diverse, sensibilità diverse, ma che condividono un obiettivo comune: rimettere Qualiano al centro, restituire dignità ai quartieri, ai cittadini, alle famiglie, ai giovani».

Quindi non una coalizione costruita solo contro qualcuno, ma intorno a un progetto?

«Esattamente. Le coalizioni costruite solo “contro” qualcuno durano poco e spesso non producono nulla di buono. Bisogna costruire una proposta “per” Qualiano. Per le strade, per il verde, per la sicurezza, per i collegamenti, per le periferie, per i servizi, per il futuro dei giovani.

La politica deve tornare a essere servizio. Chi si avvicina alla vita amministrativa deve farlo con spirito di responsabilità, non per ambizione personale. Il paese ha bisogno di persone che abbiano voglia di lavorare, ascoltare, studiare i problemi e trovare soluzioni».

Qualiano, secondo lei, ha ancora le energie per ripartire?

«Assolutamente sì. Qualiano ha energie, competenze e cittadini che amano profondamente il proprio paese. Il problema è che spesso queste energie non vengono coinvolte o valorizzate. Bisogna creare le condizioni perché le persone migliori possano dare un contributo.

Io sono convinto che Qualiano possa ripartire, ma deve farlo con serietà. Non possiamo più permetterci improvvisazione. I problemi sono chiari, i cittadini li vivono ogni giorno. Ora serve la capacità politica e amministrativa di affrontarli davvero».

Qual è, in conclusione, il messaggio che vuole lanciare ai cittadini?

«Il mio messaggio è semplice: Qualiano merita di più. Merita strade più curate, periferie più dignitose, verde pubblico gestito meglio, collegamenti più efficienti e una politica capace di guardare oltre il breve periodo.

Non dobbiamo rassegnarci all’idea che certi problemi siano inevitabili. Non lo sono. Si possono affrontare, ma servono volontà, competenza e amore per il paese. Io credo che una coalizione ampia di persone perbene, radicate nel territorio e animate da spirito di servizio, possa rappresentare una strada concreta per rilanciare Qualiano».

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