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Referendum, vince il No: a Napoli toghe in festa tra cori e champagne

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Con il No al 54% a livello nazionale e oltre il 76% a Napoli, l’esito del referendum accende l’entusiasmo dei magistrati e riporta alta l’affluenza alle urne

La vittoria del No, attestata intorno al 54% a livello nazionale, ha acceso reazioni forti e simboliche, soprattutto a Napoli, dove l’esito del referendum è stato accolto come una vera e propria liberazione politica e istituzionale. Nel pomeriggio del 23 marzo, mentre lo scrutinio era ancora in corso, nella saletta dell’Associazione nazionale magistrati del tribunale di Napoli circa cinquanta toghe si sono riunite per seguire i risultati, dando vita a un momento destinato a far discutere.

Secondo quanto riportato dall’ANSA, i magistrati hanno intonato “Bella ciao” e si sono preparati a brindare con bottiglie di champagne in arrivo, celebrando un risultato che sentono come una propria vittoria politica e culturale. Tra i presenti figurava anche il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, indicato come uno dei volti più esposti nella campagna per il No. Assente invece il procuratore Nicola Gratteri, che ha scelto di restare nel suo ufficio, continuando a lavorare anche durante le ore decisive dello spoglio.

Il dato napoletano spiega bene il clima di festa. Quando erano state scrutinate 576 sezioni su 883, il No si attestava a 76,39%, contro il 23,61% del Sì, una forbice nettissima che non ha lasciato spazio a interpretazioni. Napoli si è così confermata una delle città simbolo della bocciatura referendaria, in linea con quanto avvenuto in altre grandi aree urbane, ma con percentuali ancora più marcate.

Oltre al risultato politico, il referendum ha riportato al centro un tema spesso dimenticato: la partecipazione. In un contesto di crescente disaffezione verso il voto, la consultazione del 22 e 23 marzo ha registrato un’affluenza complessiva intorno al 59%, un dato significativo per un referendum costituzionale e ben superiore a molte consultazioni recenti. Un segnale che, al di là dell’esito, racconta una ritrovata voglia di esprimersi su un tema percepito come cruciale per gli equilibri istituzionali del Paese.

Di certo, il referendum sulla giustizia segna un passaggio importante. La netta affermazione del No, l’entusiasmo mostrato in alcune sedi giudiziarie e l’affluenza sostenuta consegnano alla politica e alle istituzioni un messaggio chiaro: il tema divide, mobilita e continua a essere centrale nel rapporto tra cittadini, magistratura e potere politico. Un messaggio che, al di là dei cori e dei brindisi, difficilmente potrà essere ignorato.

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