Esteri
Guerra nel Golfo, la crisi si allarga: missile iraniano intercettato dalla Nato e nave affondata da un sottomarino Usa
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2 mesi fail

La tensione cresce tra Iran, Stati Uniti e alleati: missile intercettato dalla Nato, affondata una nave iraniana nell’Oceano Indiano e traffico petrolifero quasi fermo nello Stretto di Hormuz.
La guerra nel Golfo continua ad allargarsi e ad assumere contorni sempre più pericolosi sul piano militare e geopolitico. Nelle ultime ore si sono moltiplicati gli episodi che coinvolgono diversi Paesi della regione e anche attori internazionali.
Uno degli eventi più gravi riguarda il lancio di un missile balistico da parte dell’Iran verso lo spazio aereo della Turchia. Il missile è stato intercettato dal sistema di difesa aerea della Nato nel Mediterraneo orientale. Secondo quanto riferito da fonti turche, i detriti dell’intercettazione sarebbero caduti nel distretto di Dörtyol, nella provincia di Hatay. In seguito all’accaduto, il ministero degli Esteri turco ha convocato l’ambasciatore iraniano ad Ankara per chiedere spiegazioni e manifestare forte preoccupazione.
Nel frattempo, un nuovo episodio militare si è verificato nell’Oceano Indiano. Secondo quanto riferito da un viceministro degli Esteri dello Sri Lanka, una fregata iraniana sarebbe stata affondata da un sottomarino statunitense al largo delle coste del Paese. Il bilancio provvisorio parla di almeno 80 vittime.
La crisi ha avuto ripercussioni anche sulle rotte energetiche globali. Il traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il trasporto mondiale di petrolio, sarebbe crollato del 90% dall’inizio delle ostilità. I Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione iraniana, sostengono di avere il pieno controllo dell’area.
Situazione critica anche in Iraq, dove le autorità hanno segnalato un blackout totale che ha colpito l’intero Paese. Contemporaneamente, giornalisti presenti sul posto riferiscono di nuove esplosioni nella città di Erbil, nel Kurdistan iracheno.
Sul fronte diplomatico, gli Stati Uniti hanno invitato i propri cittadini a lasciare immediatamente l’Iraq. Il segretario di Stato italiano, Antonio Tajani, ha invece annunciato che il governo sta lavorando per facilitare l’uscita degli italiani dalle aree più a rischio del Medio Oriente. Secondo quanto dichiarato alla Farnesina, entro la giornata di domani potrebbe essere superata la soglia di 10.000 persone evacuate dai Paesi della regione.
Intanto continuano gli scontri tra Israele e Hezbollah in Libano, mentre l’Iran resta sotto intensi bombardamenti. Secondo fonti di Teheran, i raid avrebbero provocato oltre mille morti dall’inizio degli attacchi.
Sul piano politico interno iraniano resta inoltre il mistero sulla successione alla guida della Repubblica islamica dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei. Nonostante le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, gli ayatollah non hanno confermato la nomina del figlio Mojtaba Khamenei come nuova Guida suprema.
Anche sul piano diplomatico internazionale si registrano tensioni. La Casa Bianca ha dichiarato che la Spagna avrebbe accettato di cooperare con l’esercito statunitense nella gestione della crisi iraniana, ma il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha smentito categoricamente, affermando che l’uso delle basi militari congiunte di Rota e Morón non cambierà rispetto agli accordi già esistenti.
Nel frattempo la Cina ha annunciato l’invio di un proprio inviato speciale in Medio Oriente per tentare una mediazione tra le parti e ridurre il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto.
La situazione resta estremamente volatile e gli analisti temono che nuovi incidenti militari possano trasformare la crisi in un conflitto regionale su larga scala.

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