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Addio a James Senese, l’anima del Neapolitan Power si spegne a 80 anni
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9 mesi fail

Il grande sassofonista napoletano è morto a Napoli, lasciando un’eredità musicale e culturale che ha segnato la storia della città e della musica italiana.
Napoli piange James Senese, musicista, sassofonista e voce storica del Neapolitan Power, scomparso oggi all’età di 80 anni. Era ricoverato da alcune settimane all’ospedale Cardarelli, dove si è spento circondato dall’affetto della sua famiglia e dei suoi cari collaboratori.
Con lui se ne va uno dei simboli più autentici della musica napoletana contemporanea: un artista che ha saputo unire il jazz al sangue, la rabbia alla poesia, la tradizione partenopea alla potenza del funk e del blues.
Le origini di un talento “meticcio”
Nato a Napoli il 6 gennaio 1945 da madre napoletana e padre afroamericano, James Senese – al secolo Gaetano Senese – portò nel suo DNA la fusione di due mondi. Cresciuto nel rione Sanità, cominciò a suonare il sax da adolescente, trasformando in musica la sua identità complessa, fatta di orgoglio e ferite.
Negli anni ’60 fondò Gli Showmen, con Mario Musella, portando in Italia il rhythm & blues americano contaminato dal dialetto napoletano. Nel 1974 diede vita a una delle band più influenti della scena nazionale: Napoli Centrale, un progetto che intrecciava jazz, impegno sociale e la lingua della sua città.
Con brani come Campagna, O sanghe, Simme e Napule paisà e Ngazzate nire, Senese trasformò la musica in uno strumento di denuncia e orgoglio popolare.
Il legame con Pino Daniele e il “Neapolitan Power”
L’amicizia e la collaborazione con Pino Daniele segnarono un’epoca. Senese fu tra i protagonisti di quella rivoluzione culturale che, tra gli anni ’70 e ’80, diede vita al movimento del Neapolitan Power: un suono nuovo, nato dall’incontro tra blues, jazz, funk e melodia napoletana.
«James era un fratello maggiore – ricordava Pino – la sua voce di sax raccontava tutto quello che io non riuscivo a dire con le parole».
Anche dopo la morte di Daniele, Senese continuò a portare avanti quello spirito nei suoi concerti, difendendo la dignità della musica dal vivo e la libertà dell’arte.
Una vita di musica e di verità
James Senese non ha mai smesso di raccontare Napoli, i suoi quartieri, la sua gente.
Con il suo sax gridava l’orgoglio e la fatica di chi viene dal basso, ma non si arrende. Nei suoi ultimi anni, con dischi come James is Back e O Sanghe, aveva dimostrato di essere ancora pieno di energia, forza e autenticità.
«Io sono nato nero e napoletano – diceva spesso – e non potevo che suonare così: con rabbia, con amore e con verità».
L’eredità di un gigante
La morte di James Senese lascia un vuoto profondo nella cultura musicale italiana. Ma il suo lascito è incancellabile: il suo sax, la sua voce roca, la sua presenza scenica restano icone di un modo di fare musica libero, ribelle e profondamente umano.
Le sue note continueranno a vibrare nei vicoli di Napoli, tra le onde del mare e nelle corde di chi, dopo di lui, vorrà raccontare la città con la stessa verità.
Addio, James. ‘O sanghe nun se perde.

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