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Esteri

UNICEF: Gaza sull’orlo della carestia, 18mila bambini uccisi in 22 mesi di guerra

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Uniccef
© UNICEF/UNI831449/Badarneh

Allarme di Ted Chaiban: “Fame, bombardamenti e sfollamenti stanno distruggendo un’intera generazione”

“I bambini che ho incontrato non sono vittime di una catastrofe naturale: sono affamati, bombardati e sfollati.”
Con queste parole, Ted Chaiban, vicedirettore generale dell’UNICEF, ha aperto un drammatico bilancio al termine della sua missione di cinque giorni in Israele, Gaza e Cisgiordania.

Secondo l’agenzia ONU, oltre 18.000 bambini sono stati uccisi dall’inizio del conflitto – una media di 28 al giorno – mentre 320.000 bambini sotto i cinque anni sono a rischio di malnutrizione acuta.

Fame e traumi senza precedenti

Chaiban ha descritto scene strazianti: “Ho incontrato famiglie che avevano appena perso i figli, madri che non riescono più ad allattare perché loro stesse sono troppo affamate.”

“In un centro di stabilizzazione ho visto bambini ridotti pelle e ossa, con le madri sedute accanto, disperate ed esauste.”

“Ho parlato con Ahmed, 10 anni, che ha visto morire la sorella Samah in un attacco mentre erano in fila per ricevere cibo. Non dovrebbe mai accadere che un bambino muoia mentre aspetta di mangiare.”

Secondo Chaiban, la situazione è peggiorata al punto che due indicatori hanno già superato la soglia tecnica della carestia: uno su tre a Gaza passa giorni interi senza cibo e la malnutrizione acuta nella città supera il 16,5%.

Aiuti bloccati e richieste precise

Dopo una tregua parziale, circa 1.500 camion carichi di aiuti umanitari sono in attesa ai confini. Negli ultimi due giorni sono entrati solo 33 camion.
Chaiban avverte: “Questa è solo una minima parte di ciò che serve. Per stabilizzare la situazione dobbiamo avvicinarci a 500 camion al giorno, includendo beni commerciali come uova e latte per integrare gli aiuti umanitari.”

L’UNICEF sta fornendo acqua potabile: 2,4 milioni di litri al giorno nella parte settentrionale di Gaza, raggiungendo 600.000 bambini. Una media di 5-6 litri di acqua al giorno a persona – meglio di prima, ma ancora ben al di sotto della soglia di sopravvivenza.

Tra le richieste dell’UNICEF alle autorità israeliane: rivedere le regole di ingaggio militare per proteggere i civili; consentire l’ingresso di articoli a duplice uso e più carburante per riparare reti idriche e generatori; evitare che le pause umanitarie causino ulteriori sfollamenti.

Preoccupante anche la situazione in Cisgiordania

Questo il racconto della situazine in Cisgiordania: “Anche in Cisgiordania i bambini sono in pericolo. Finora quest’anno sono stati uccisi 39 bambini palestinesi. Ho visitato una comunità beduina a est di Ramallah, che è stata costretta ad abbandonare le proprie case a causa delle violenze”. Spiega Chaiban

Abbiamo anche incontrato bambini israeliani colpiti dalla guerra. Bambini che hanno subito paura, perdite e sfollamenti. I bambini non iniziano le guerre, ma sono loro a subirne le conseguenze”  Ha ancora proseguito

Ci troviamo a un bivio. Le scelte che faremo ora determineranno la vita o la morte di decine di migliaia di bambini. Sappiamo cosa bisogna fare e cosa si può fare. L’ONU e le ONG che compongono la comunità umanitaria possono affrontare questo problema, insieme al traffico commerciale, se vengono messe in atto misure che consentano l’accesso e che alla fine garantiscano la disponibilità di beni sufficienti nella Striscia, in modo da attenuare alcuni dei problemi legati all’ordine pubblico”. 

Una situazione disumana

“La guerra dura da 22 mesi. Onestamente non mi sarei mai aspettato di arrivare a questo punto,” dichiara Chaiban e prosegue: “Oggi ci troviamo a un bivio: le scelte che faremo determineranno la vita o la morte di decine di migliaia di bambini.”

“Quello che sta accadendo sul campo è disumano. I bambini di tutte le comunità hanno bisogno di un cessate il fuoco duraturo e di una via d’uscita politica.”

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