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Esteri

Gaza, fame e sangue: ONU conferma carestia, oltre 60mila morti. Tensione tra aiuti e diplomazia

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Gaza
WFP Gaza Foto: Ali Jadallah

Carestia confermata dall’ONU, raid sugli aiuti, missione USA-Israele e accuse sulla gestione della crisi a Gaza

La Striscia di Gaza è precipitata nella peggior crisi umanitaria della sua storia recente. Secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) delle Nazioni Unite, Gaza sta vivendo lo “scenario peggiore di carestia”, con oltre il 24% delle famiglie in fame estrema, un dato che supera i parametri internazionali per dichiarare formalmente lo stato di carestia.

La World Health Organization (WHO) ha confermato che gli indicatori di malnutrizione, consumo alimentare e mortalità hanno oltrepassato le soglie critiche, con il sistema sanitario al collasso. Il World Food Programme ha denunciato che nel solo mese di luglio sono morte 63 persone per malnutrizione, di cui 25 bambini, portando il totale annuale a 74 vittime da fame. Le agenzie umanitarie paragonano la tragedia a carestie storiche come quelle del Biafra e dell’Etiopia.

Morti per gli aiuti e violenza sul campo

La distribuzione degli aiuti si trasforma ogni giorno in un dramma. Nelle ultime 24 ore sono ben 91 i gazawi che hanno perso la vita nel tentativo di ottenere cibo, secondo quanto riferito dal ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas.

Le responsabilità sono al centro di accuse contrapposte: i palestinesi sostengono che sia stato l’esercito israeliano a sparare per primo contro la folla affamata, mentre lo Stato ebraico ribatte puntando il dito contro le milizie palestinesi, affermando che i colpi sarebbero partiti dall’interno della stessa folla e che i soldati israeliani avrebbero risposto soltanto con colpi di avvertimento.

Quando le responsabilità sono palesi come nel caso della chiesa colpita, le inchieste da parte di Israele sono sempre concluse con un “errore tecnico”. Ai più risulta difficile credere che l’IDF possa commettere errori tecnici. Nel frattempo continuano a morire giornalisti che dalla Striscia di Gaza, nonostante il pericolo, continuano a mandare immagini che testimoniano atrocità di ogni genere, come l’esecuzione sommaria da parte di un colono in Cisgiordania che, pur sapendo di essere ripreso, ha giustiziato un padre dinnanzi ai figli.

Secondo Al Jazeera, almeno 23 vittime – tra cui due bambini – si sono registrate in precedenti scontri simili presso i corridoi umanitari. L’ONU avverte che senza un cambio di rotta la morte per fame potrebbe colpire altri 150 civili, inclusi 89 bambini, nelle prossime settimane.

Il Guardian e altre testate hanno denunciato la gestione fallimentare della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), l’organizzazione creata da USA e Israele a febbraio 2025 per coordinare i rifornimenti: gli aiuti sarebbero stati distribuiti in aree militarizzate e insicure, provocando centinaia di morti. Tra marzo e giugno sarebbero arrivate solo 56mila tonnellate di cibo, molto meno del necessario per salvare la popolazione.

Diplomazia e negoziati

Sul piano politico, il 27 luglio l’inviato speciale americano Steve Witkoff ha incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu per discutere una tregua e un incremento degli aiuti. L’1 agosto, Witkoff insieme all’ambasciatore Mike Huckabee ha visitato alcuni centri di distribuzione a Gaza, nel quadro della Gaza Humanitarian Foundation, finita però al centro delle critiche di ONG e agenzie internazionali.

Hamas ha dichiarato di essere disponibile a riaprire i contatti per una tregua, ma solo a fronte di risposte concrete alla crisi umanitaria.

Israele sempre più isolata dal punto di vista diplomatico. Ormai sono sempre più coloro che usano la parola genocidio. Quanto avviene a Gaza e in Cisgiordania ingiustificabile e intollerabile ormai da qualsi tutte le cancellerie europee.

Sempre più stati aderisco alla proposta del Presidente Francese Macron, ovvero di riconoscere lo Stato di Palestina alla prossima riunione dell’ONU a settembre. Un atto politico sicuramente importante, ma servirà sul serio ad indurre un “cessate il fuoco” immediato?

La Germania, da sempre cauta come l’Italia, ha fatto sentire la sua voce. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha avvertito che “Israele è sempre più in una posizione di minoranza” e ha espresso forte preoccupazione per le voci di un piano di annessione parziale della Striscia. Berlino, ha aggiunto Wadephul, “dovrà rispondere davanti ad azioni unilaterali”.

Il Segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha definito la situazione una “catastrofe umanitaria di proporzioni epiche”, chiedendo l’apertura immediata e senza restrizioni di corridoi per gli aiuti.

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