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Entertainment

Il fascino eterno della fiaba

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immagine creata con IA

Perché le fiabe continuano a incantare anche gli adulti: tra simboli universali, riti di passaggio e il bisogno di credere nel lieto fine.

Mi sono sempre chiesta come mai gli adulti siano spesso affascinati e catturati dalla narrazione di fiabe nonostante abbiano un’età in cui ormai questi racconti non dovrebbero avere più presa sulla loro fantasia. Certamente uno dei motivi è che possono permettersi, per un po’ di tempo, di ritornare bambini. Ma non è solo quello.

La fiaba viene definita come un racconto fantastico pieno di elementi magici e meravigliosi, con personaggi reali oppure no, come, ad esempio, orchi, diavoli, fate, streghe e tanti altri esseri dotati di poteri soprannaturali. In origine, le fiabe erano tramandate oralmente di generazione in generazione; addirittura, pare che la loro genesi risalga all’epoca preistorica.

Soltanto intorno al XIX secolo, alcuni scrittori e studiosi hanno deciso di metterle per iscritto perché non andassero perdute.


In ogni fiaba c’è un parallelo con la vita tribale delle popolazioni primitive, soprattutto con i riti di iniziazione alla vita adulta. Così come i ragazzi, per passare dallo stato di fanciullo a quello di adulto, venivano portati nella foresta dove dovevano affrontare una serie di prove e, una volta superate, potevano ritornare al villaggio da adulti e condurre una vita da adulti, allo stesso modo i protagonisti delle fiabe molto spesso, dopo essersi o essere stati allontanati dalla propria casa, devono superare una o più prove per poter continuare la propria vita come adulti e convolare a nozze.

Probabilmente è proprio per questa somiglianza con la vita reale che la fiaba attrae così tanto non solo i bambini ma anche gli adulti, che vi vedono, come in uno specchio, il duplicato della lotta tra Bene e Male, che si conclude sempre con il trionfo del Bene sul Male e con la punizione del cattivo e il premio del buono.

Il lieto fine, d’altronde, rassicura, infonde fiducia e ottimismo; in pratica, convince il lettore che, se l’eroe è riuscito a far trionfare il Bene, a vincere ed essere felice, anche noi possiamo farlo.


Il primo a codificare la struttura e gli elementi ricorrenti della fiaba è stato Vladimir Propp, un linguista e antropologo russo che, nel 1928, pubblicò un saggio intitolato Morfologia della fiaba, in cui analizzava la struttura, i personaggi e le funzioni tipiche di ogni fiaba, cioè gli elementi che si ripetono in ciascuna di esse. Secondo Propp, si possono identificare, quattro stadi successivi nello sviluppo della fiaba:

1) l’equilibrio iniziale (esordio),

2)la rottura dell’equilibrio iniziale (complicazione),

3) le avventure dell’eroe/eroina,

4) il ristabilirsi dell’equilibrio (conclusione).


Anche per quanto riguarda i personaggi, si possono evidenziare delle “categorie” ritrovabili in ogni fiaba, o quasi: l’eroe, il protagonista della storia, che deve affrontare avventure, prove e peripezie e che giunge al lieto fine; l’antagonista, o i personaggio malvagio, con cui l’eroe deve scontrarsi per giungere al lieto fine; il premio, spesso rappresentato da una principessa da salvare e da sposare alla fine della storia; l’aiutante, cioè colui che aiuta l’eroe nella sua ricerca o avventura; il donatore, cioè il personaggio che fornisce all’eroe dei mezzi magici per riuscire nella sua impresa.

Talvolta può capitare che alcuni di questi personaggi, soprattutto quelli minori, vengano a mancare, così come è possibile, invece, che alcuni di essi abbiano una duplice funzione oppure che un ruolo sia ricoperto da più personaggi.


Perché i lettori, grandi e piccini, possano identificarsi con il personaggio principale, il tempo e lo spazio nella fiaba sono sempre volutamente vaghi e indefiniti. Formule quali “C’era una volta…” “Tanto e tanto tempo fa…” indicano proprio un tempo lontano ma indeterminato, rendendo ancora più misteriose le avventure narrate.

Allo stesso modo, anche i luoghi risultano indefiniti e questa caratteristica è evidente soprattutto nella povertà delle descrizioni. Ciò accade essenzialmente perché l’interesse della fiaba è concentrata in particolare sui personaggi e sulla vicenda, mentre tutto il resto è nebuloso. Questa indeterminatezza nelle descrizioni e nella localizzazione dei luoghi, inoltre, rende più magica e misteriosa l’atmosfera.

Non dimentichiamo le formule tipiche e fisse, quali “C’era una volta…” oppure “e vissero felici e contenti” o anche elementi ricorrenti come filastrocche, formule magiche e dialoghi frequenti che vivacizzano la narrazione e la rendono identificabile come fiaba.


Non è quindi un caso, né una stranezza, il fatto che numerose fiabe siano state, durante i decenni, di ispirazione e punto di partenza per trasformazioni in altre forme d’arte, come musical, film d’animazione e non, perfino come spunti per storie dell’orrore, nel tentativo di capovolgere ciò che la fiaba, da sempre, assicura: il lieto fine. Non c’è da stupirsi, allora, se tanti adulti siano ancora affascinati da questa forma narrativa.

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