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105 anni dalla morte di Amedeo Modigliani, l’artista che scrutava nell’anima attraverso la pittura
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All’alba del 24 gennaio 1920 si spegneva, a soli 35 anni, uno dei più grandi artisti del XX secolo
Ricorre oggi il 105° anniversario della scomparsa del pittore livornese Amedeo Modigliani (1884-1920), uno dei protagonisti della stagione delle Avanguardie artistiche del primo Novecento.
Figura tormentata e artista bohémien, Modigliani mostra fin da piccolo una grande passione per il disegno e, grazie alla madre Eugenia Garsin (scrittrice, traduttrice e critica letteraria), comincia il suo apprendistato presso l’atelier del pittore Guglielmo Micheli, allievo di Giovanni Fattori, tra i maggiori esponenti del movimento dei Macchiaioli.
Costretto a numerosi spostamenti a causa della tubercolosi, si iscrive a varie scuole e accademie d’arte, fin quando, nel 1906, non avrà l’occasione di trasferirsi a Parigi, capitale indiscussa delle arti e sede delle esperienze e correnti artistiche più innovative d’Europa.
Sarà proprio qui, nel quartiere di Montmartre, che verrà in contatto con artisti come Pablo Picasso, André Derain, Diego Rivera (compagno di Frida Kahlo), Chaïm Soutine, il poeta italiano Giuseppe Ungaretti, insieme a intenditori e collezionisti d’arte. Nel capoluogo francese conosce anche Jeanne Hébuterne, compagna di vita e musa dei suoi dipinti, e sarà travolto dagli eccessi di una vita sregolata, segnata dall’uso di droghe e alcol.
Inizialmente influenzato dalla visione di Cezanne, Henri de Toulouse-Lautrec, Henri Matisse e Pablo Picasso, Modigliani sviluppa ben presto uno stile originale e distaccato da ogni scuola e movimento artistico, come il Cubismo e il Futurismo.

Da qui il suo interesse, sempre più esclusivo, per il nudo femminile e il ritratto, caratterizzati da volti stilizzati, piatti, quasi deformati, e da occhi a forma di mandorla e vuoti, su colli allungati: tratti che fanno rassomigliare le figure di Modigliani alle maschere della scultura africana e polinesiana che lui stesso aveva realizzato in un primo periodo, quando, inseguendo le tendenze del Primitivismo, si era dedicato alla scultura in pietra calcarea e in legno (come si osserva anche nella produzione di Picasso).
I suoi dipinti vengono rifiutati dalle esposizioni parigine, suscitando scandalo e riprovazione per la nudità dei soggetti raffigurati e il suo eccezionale contributo all’arte moderna sarà riconosciuto soltanto più tardi (una mostra dedicata ai suoi dipinti alla XVII Biennale di Venezia del 1930 riscosse un enorme successo).

La sua concezione artistica e la vasta produzione ritrattistica ne fanno ancora oggi uno degli interpreti più originali del rinnovamento artistico del primo Novecento. L’artista che sapeva “spogliare l’anima” dei suoi modelli per imprimerla sulla tela ed eternarla attraverso la linea continua e netta del suo disegno.

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