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Lo scrittore e il suo doppio
Pubblicato
1 anno fail
Di
Gioia Nasti
La metà oscura: Il doppio e la percezione dell’identità dello scrittore tra realtà e falsità
Il rapporto tra uno scrittore e la sua opera è sempre un rapporto a doppia catena, fatto di esaltazione e noia, amore e odio, un misto di menzogne e verità, fantasia e realtà. Lo sa bene Stephen King, che dello scrittore ha spesso fatto il protagonista delle sue storie. Basti ricordare, tra tutti, Jack Torrance di The Shining oppure Paul Sheldon di Misery non deve morire.
Ma c’è un altro scrittore che ci porta nei meandri del soprannaturale gestendo il suo alter ego narrativo: Thad Beaumont. Thad è il protagonista del romanzo La metà oscura, insieme al suo doppio letterario, tale George Stark. C’è molto di autobiografico in questo romanzo.
Notoriamente, anche Stephen King ha scritto una parte dei suoi libri sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, scrittore di romanzi violenti, e, come Thad con uno studente di legge, anche lui fu scoperto, questa volta da un fan, e costretto a rivelarsi al suo pubblico, “uccidendo” il suo doppio e seppellendolo ufficialmente nel 1985.
La storia, pubblicata nel 1989, ha un prologo che ci proietta direttamente nella vita di Thad bambino, operato d’urgenza per un presunto tumore al cervello, che invece si rivelerà essere un residuo di un gemello assorbito da Thad nel grembo materno. Lo si ritrova, quindi, adulto, marito e padre felice, scrittore di non grande successo, dopo essersi disfatto del suo alter ego letterario, George Stark, autore di romanzi estremamente violenti, che però l’ha reso ricchissimo perché di grande successo di pubblico.
Quando alcune persone collegate a Thad cominciano a morire in maniera violenta e tutte le prove sembrano portare a lui, senza che egli sia veramente colpevole, lo scrittore comincia a mettere insieme i pezzi ed arriva alla conclusione, per quanto assurda possa sembrare, che George Stark non voglia assolutamente morire, né essere messo da parte, ma continuare a vivere. Thad cerca un mezzo per disfarsi di Stark, finché deve cedere alle sue richieste di scrivere con lui un nuovo romanzo; ma Thad gioca d’astuzia e, grazie ai passeri psicopompi (accompagnatori delle anime), riesce finalmente ad eliminare George Stark una volta per tutte.
Pur strizzando l’occhio a Stevenson sulla lotta tra bene e male, sulla coesistenza, in gradi diversi, di entrambe le caratteristiche in un unico individuo, e sull’impossibilità di scinderle definitivamente, King affronta la questione in maniera del tutto nuova. Come Jekyll, anche Thad sembra godere della sua controparte cattiva; se ne accorge la moglie, quando lo vede lavorare con George Stark al nuovo romanzo ed afferma “Una parte di lui è affascinata da Stark. Una parte di lui è ammaliata dalle … dalle tenebre della sua anima”.
George è in pratica, come Hyde per Jekyll, l’espressione della parte violenta di Thad, di cui egli non è nemmeno costantemente conscio e, come per la coppia Jekyll-Hyde, anche per quella Thad-George non c’è via di scampo se non la morte di uno dei due. Il romanzo si gioca completamente sul simbolismo del doppio anche nei figli di Thad, i due gemelli Wendy e William, che hanno una connessione tra loro che va al di là della semplice complicità tra fratelli gemelli, tanto che quando Wendy cade, anche William mostra un livido sulla coscia laddove lo presenta anche la bimba.
Questa connessione fuori dal comune sembra presagire quella tra Thad e George: Thad riesce a vedere i preparativi degli omicidi che compirà George, scrive ciò che lui vorrebbe scrivere quando utilizza le matite Black Beauty, che, come la pozione di Jekyll, trasformano Thad in George Stark, addirittura arriva un momento in cui, concentrandosi, riesce a “vedere” ciò che circonda George e George riesce a pugnalare Thad con la matita. Ovviamente è tutto un gioco psichico perché è lo stesso Thad che si trafigge la mano ma come se fosse comandato dalla volontà di George.
Anche in questo caso, il rimando a Jekyll e Hyde è palese: ci sono momenti in cui, come per i protagonisti di Stevenson, Thad e George si scambiano i ruoli senza volerlo e senza poter controllare il processo.
Ma c’è di più: La metà oscura non è soltanto un romanzo sul doppio, bensì una storia che indaga il ruolo dello scrittore come tale. Le domande che fanno capolino durante tutto il romanzo infatti sono: chi diventa realmente lo scrittore mentre scrive? Da dove trae ispirazione e idee?
Come in un gioco di specchi, lo scrittore vede pezzi di sé dovunque nella sua opera e, quando utilizza uno o più pseudonimi, questo gioco si moltiplica all’infinito.

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