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Il Robot Selvaggio, un’avventura alla scoperta dell’animo umano

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il robot selvaggio

The Wild Robot è il nuovo film d’animazione prodotto dalla DreamWorks Animation. Scritta e diretta da Chris Sanders (già alla regia di Lilo e Stitch, Dragon Trainer e I Croods)

La pellicola è l’adattamento cinematografico di una serie omonima di romanzi illustrati, firmata da Peter Brown: una storia profonda e avvincente che interroga bambini e adulti

Distribuita nelle sale italiane dal 10 ottobre 2024, l’opera si è rivelata fin da subito adatta sia a un pubblico di adulti, che a bambini e ragazzi, perché invita ogni tipo di spettatore a riflettere su temi complessi strettamente legati all’animo umano e alla società contemporanea. Avvalendosi di uno stile originale e una tecnica accurata.

Ma chi è, o che cos’è, il Robot selvaggio? Perché è stato creato? E qual è il suo posto nel mondo?

Un robot all’avanguardia in mezzo a una natura remota e selvaggia

Protagonista della storia è ROZZUM unità 7134 (abbreviato in “Roz”), un automa multiuso, dalla voce femminile, creato per sostituire l’essere umano ed eseguire qualsiasi compito.

In seguito a un naufragio, finisce su un’isola remota e selvaggia. In questo ambiente a lei estraneo e ostile, in cui non sembra esserci nessuno che abbia bisogno del suo aiuto, Roz dovrà adattarsi e imparare a comunicare e convivere con varie specie di animali selvatici, assegnandosi il “compito” di prendersi cura di un cucciolo d’oca rimasto orfano, Beccolustro.

Roz e Beccolustro

In questo modo, svilupperà e scoprirà in sé emozioni impensabili per un robot e che vanno ben oltre il limite rappresentato dai precisi e limitati obiettivi per cui era stata programmata. È a questo punto che la protagonista dovrà fare una scelta: restare con gli animali e conservare il suo nuovo stato libero e “selvaggio”, o tornare nel luogo cui appartiene, dove la sua memoria verrà cancellata, per restituire il suo nucleo operativo allo stato originario di macchina asservita alla volontà dell’uomo.

Roz traduce e apprende il linguaggio degli animali

Un viaggio alla scoperta di sé stessi che diventa esplorazione dell’animo umano

L’avventura in cui si imbatte diventa per Roz una vera e propria esperienza formativa, in cui deve confrontarsi con la sua identità. Ben presto scoprirà di possedere, oltre alla capacità di imitare l’uomo nelle sue azioni e di apprendere qualsiasi tipo di informazione sulla realtà circostante, una volontà e dei sentimenti propri, che oltrepassano i limiti della sua programmazione. Gradualmente una coscienza autonoma prenderà forma in lei,

consentendole di decidere e assumersi responsabilità, come quella di accompagnare Beccolustro nella sua crescita in qualità di figura materna.

Tutto questo sarà possibile non nel mondo civilizzato in cui è stata creata, ma nel bel mezzo di una natura appartata e incontaminata, e a contatto con animali dominati da un istinto che li spinge a lottare fra loro per la sopravvivenza. Questi ultimi, però, sono anche antropomorfizzati nei loro comportamenti (come il robot è simile all’uomo nei compiti che è in grado di svolgere), e quindi simbolo immediato della società umana e dei suoi stereotipi (come avviene nelle fiabe di Esopo).

In questo modo, Il Robot Selvaggio si propone come un’esplorazione tenera, disincantata e mai patetica dell’animo umano e della sua connessione con gli altri, della possibilità di superare i pregiudizi e annullare le differenze, per costruire una società dove sia possibile coesistere in armonia grazie ai valori del rispetto e dell’amore in ogni sua forma.

Fotogrammi che sembrano dipinti

Il nuovo film della DreamWorks si avvale di uno stile d’animazione preciso e curato nei dettagli, in cui l’effetto 3D viene applicato a fotogrammi che sembrano dipinti ad acquerello, per una resa grafica complessiva che ricorda da vicino un quadro impressionista. Infatti, soprattutto per lo sfondo, gli autori hanno preferito a contorni nitidi e definiti delle forme e dei profili più sfumati, ottenuti attraverso macchie di colore piatte sovrapposte le une alle altre, in modo da conferire all’immagine volume e consistenza materica quasi palpabili, ma mai eccessivamente plastici. Grazie a questo espediente, la natura in cui il robot si trova immerso diventa l’altra protagonista del film con i suoi elementi tipici, quali le stagioni e i fenomeni atmosferici.

Notevoli sono anche la rappresentazione del robot protagonista, con una fisionomia che accenna soltanto i tratti umani; e i dialoghi, equilibrati e mai scontati nei loro contenuti – che tra l’altro in alcuni temi, come la genitorialità e la morte, possono essere compresi meglio da un adulto, senza risultare però inaccessibili ai più piccoli –, suggerendoci spunti di riflessione molto attuali.

Quale sarà in futuro il rapporto tra natura e intelligenza artificiale? Una macchina programmata dall’uomo potrà davvero sostituirsi a lui in tutto, imparando a provare sentimenti e persino ad amare?

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