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Ameba mangia cervello, cos’è Naegleria fowleri e come avviene l’infezione

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ameba mangia cervello

Il caso di una bambina morta negli Stati Uniti riaccende l’attenzione sulla Naegleria fowleri: vive nelle acque dolci calde, l’infezione è rarissima e non si contrae bevendo acqua contaminata

Le ricerche sull’“ameba mangia cervello” sono tornate a crescere dopo la notizia arrivata dagli Stati Uniti della morte di una bambina di otto anni colpita da una rarissima infezione provocata dalla Naegleria fowleri.

Il caso è stato registrato in Louisiana. Secondo le autorità sanitarie statunitensi, l’infezione sarebbe stata probabilmente contratta durante un bagno nelle acque dolci del lago Claiborne.

La vicenda ha inevitabilmente attirato grande attenzione, ma è importante chiarire subito un punto: le infezioni da Naegleria fowleri sono estremamente rare.

Negli Stati Uniti vengono generalmente diagnosticati meno di dieci casi all’anno, nonostante milioni di persone frequentino laghi e corsi d’acqua durante i mesi estivi.

Cos’è l’ameba mangia cervello

Il nome “ameba mangia cervello” è un’espressione giornalistica utilizzata per indicare la Naegleria fowleri, un organismo unicellulare microscopico che vive naturalmente nell’ambiente.

È presente soprattutto nelle acque dolci calde, come:

  • laghi;
  • fiumi;
  • stagni;
  • sorgenti termali;
  • acque dolci poco profonde particolarmente riscaldate.

Può essere presente anche nel terreno.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, l’organismo prolifera più facilmente quando la temperatura dell’acqua aumenta, condizione che si verifica soprattutto durante i mesi estivi.

Come si prende la Naegleria fowleri

Uno degli aspetti più importanti da chiarire riguarda la modalità di infezione.

La Naegleria fowleri può provocare la malattia quando acqua contenente l’ameba entra nel naso.

Da qui, in circostanze estremamente rare, l’organismo può raggiungere il cervello attraverso i nervi olfattivi e provocare una grave infezione chiamata meningoencefalite amebica primaria, indicata con la sigla PAM.

Non basta quindi entrare in contatto con l’acqua.

L’infezione è legata all’ingresso dell’acqua contaminata nelle cavità nasali, soprattutto durante attività come tuffi, immersioni o giochi in acqua dolce calda.

Si può prendere bevendo l’acqua?

No.

I CDC precisano che l’infezione da Naegleria fowleri non si contrae bevendo acqua contenente l’ameba.

Non viene inoltre trasmessa da una persona all’altra.

Il problema si verifica quando l’acqua contaminata riesce a entrare nel naso e raggiungere successivamente il sistema nervoso centrale.

Piscine e mare: esiste un rischio?

Anche su questo punto è importante evitare allarmismi.

Secondo i CDC, non risultano infezioni associate al nuoto in acqua salata.

Il rischio non riguarda inoltre le piscine correttamente mantenute, pulite e disinfettate.

In rarissimi casi Naegleria fowleri è stata individuata in piscine o strutture ricreative nelle quali il livello di disinfezione o clorazione non era adeguato.

Quali sono i sintomi

L’infezione provocata dalla Naegleria fowleri può inizialmente presentare sintomi simili a quelli di altre forme di meningite.

Tra i primi segnali vengono indicati:

  • forte mal di testa;
  • febbre;
  • nausea;
  • vomito.

I sintomi iniziano generalmente circa cinque giorni dopo l’esposizione, ma possono manifestarsi in un intervallo compreso tra uno e dodici giorni.

La malattia può poi progredire rapidamente con:

  • rigidità del collo;
  • confusione;
  • alterazione dello stato di coscienza;
  • convulsioni;
  • allucinazioni;
  • coma.

La PAM è una malattia estremamente grave e, secondo i dati dei CDC, nella maggioranza dei casi ha avuto esito fatale.

Quanto è rara l’infezione

La gravità della malattia non deve essere confusa con la probabilità di contrarla.

I dati ufficiali dei CDC mostrano che tra il 1937 e il 2025 negli Stati Uniti sono stati identificati 173 casi associati all’esposizione nel Paese.

Si tratta quindi di un evento eccezionalmente raro rispetto al numero di persone che ogni anno nuotano in laghi, fiumi e altri bacini di acqua dolce.

Proprio questa distinzione è fondamentale per leggere correttamente le notizie sull’“ameba mangia cervello”: l’infezione è molto pericolosa quando si verifica, ma la probabilità che si verifichi è estremamente bassa.

Il caso della bambina morta in Louisiana

La nuova attenzione internazionale è stata provocata dal caso registrato in Louisiana.

Una bambina di otto anni è morta dopo essere stata colpita da una meningoencefalite amebica primaria.

Secondo le autorità sanitarie, l’esposizione sarebbe avvenuta durante un bagno nel Lake Claiborne, nel nord dello Stato.

La Louisiana non registrava un caso confermato di Naegleria fowleri dal 2013.

Come ridurre ulteriormente il rischio

Il rischio individuale resta estremamente basso, ma i CDC indicano alcune precauzioni per chi frequenta acque dolci particolarmente calde durante l’estate.

Durante tuffi e immersioni può essere utile:

  • evitare che l’acqua entri con forza nel naso;
  • stringere il naso o utilizzare apposite clip durante i tuffi;
  • evitare di smuovere il sedimento sul fondo di acque basse e molto calde;
  • mantenere la testa fuori dall’acqua nelle sorgenti termali.

Particolare attenzione è raccomandata anche nei lavaggi nasali: per queste pratiche devono essere utilizzate acqua distillata, sterile oppure acqua preventivamente bollita e successivamente raffreddata.

Ameba mangia cervello, nessun motivo per creare allarme

La storia proveniente dagli Stati Uniti è drammatica, ma non deve trasformarsi nell’idea che fare il bagno comporti normalmente un rischio di infezione.

La Naegleria fowleri esiste in natura e può vivere nelle acque dolci calde, ma le infezioni documentate nell’uomo restano rarissime.

Conoscere le modalità attraverso le quali può verificarsi il contagio permette quindi di affrontare il tema con attenzione, ma senza generare allarmismi non giustificati dai numeri.

Disclaimer medico: le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. In presenza di sintomi o dubbi sulla propria salute è necessario rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.

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