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Politica

Extraprofitti petroliferi, sei Paesi Ue chiedono una tassa

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Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna chiedono all’Ue un quadro comune sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere

La pressione politica sulle compagnie petrolifere torna al centro del confronto europeo. Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno chiesto all’Unione europea di valutare un quadro comune per tassare gli extraprofitti delle società petrolifere, in un momento segnato dall’impennata dei prezzi dell’energia e dei carburanti legata alla guerra in Medio Oriente.

La richiesta è stata formalizzata attraverso una lettera congiunta indirizzata al ministro delle Finanze irlandese, in quanto l’Irlanda detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. L’iniziativa è stata promossa dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil.

Il dato politico più importante riguarda la presenza dell’Italia tra i sei firmatari. Roma sostiene quindi l’ipotesi di un intervento europeo sui guadagni straordinari delle compagnie petrolifere, ma è fondamentale chiarire che non esiste al momento una nuova legge europea che introduca questa tassa.

Si tratta di una richiesta politica che dovrà essere discussa e trasformata, eventualmente, in una proposta concreta.

Sei Paesi chiedono un intervento comune

La lettera riunisce sei governi: Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna. I ministri sostengono la necessità di una risposta coordinata alla nuova crisi energetica, evitando che ogni Stato membro proceda autonomamente con strumenti fiscali differenti.

Secondo i firmatari, l’attuale shock dell’offerta sta producendo conseguenze significative sull’economia europea. L’aumento del costo del petrolio e dei carburanti incide direttamente sui trasporti e sulla produzione e può trasferirsi progressivamente sui prezzi di beni e servizi.

Allo stesso tempo, i sei governi ritengono necessario verificare se una parte dei maggiori guadagni realizzati dalle compagnie energetiche possa contribuire a finanziare gli interventi destinati a famiglie e imprese.

L’obiettivo dichiarato è quindi costruire un approccio europeo comune capace di far contribuire anche chi beneficia economicamente della crisi, alleggerendo almeno in parte il peso sostenuto dalla collettività.

Non è una tassa già approvata

La distinzione è essenziale per comprendere correttamente la notizia.

I sei Paesi non hanno approvato una nuova imposta e l’Unione europea non ha ancora stabilito né l’aliquota né i criteri con cui individuare gli eventuali extraprofitti.

La lettera chiede l’apertura di un confronto sulla possibilità di creare un quadro europeo per la tassazione degli utili straordinari delle compagnie petrolifere. Prima di arrivare a un eventuale provvedimento legislativo occorrerebbe quindi definire la struttura della misura, individuare le imprese interessate, stabilire come calcolare il profitto considerato straordinario e decidere la destinazione delle risorse.

Per questo, allo stato attuale, parlare di una “nuova tassa europea già introdotta” sarebbe inesatto. La formula corretta è richiesta di una tassa europea sugli extraprofitti.

Il precedente del 2022

La proposta del 2026 ha un precedente preciso nella risposta europea alla crisi energetica del 2022.

Con il regolamento Ue 2022/1854, adottato nell’ottobre di quell’anno durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione introdusse una contribuzione temporanea di solidarietà sugli extraprofitti delle imprese attive nei settori del petrolio greggio, del gas naturale, del carbone e della raffinazione.

La misura riguardava gli utili fiscali del 2022 e, secondo le scelte degli Stati membri, del 2023. La base imponibile comprendeva la parte dei profitti superiore del 20% alla media dei quattro esercizi precedenti e il regolamento stabiliva un’aliquota minima del 33%.

L’obiettivo era utilizzare le entrate per contribuire a ridurre gli effetti della crisi energetica su famiglie e imprese e, allo stesso tempo, evitare una risposta eccessivamente frammentata all’interno del mercato unico.

Quella misura aveva però carattere temporaneo e il relativo capitolo del regolamento è rimasto in vigore fino al 31 dicembre 2023. Non rappresenta quindi una tassa europea permanente oggi applicabile alle compagnie petrolifere.

Il precedente italiano e la nuova iniziativa europea

Il tema degli extraprofitti era già tornato sul tavolo europeo nella primavera del 2026.

Ad aprile Italia, Germania, Austria, Portogallo e Spagna avevano sostenuto una precedente iniziativa per chiedere alla Commissione europea di valutare una nuova forma di tassazione degli extraprofitti energetici. Quella iniziativa, tuttavia, non aveva prodotto fino a quel momento un provvedimento europeo.

La nuova lettera di agosto rilancia quindi una questione già affrontata pochi mesi fa e amplia il fronte dei Paesi coinvolti con l’ingresso della Polonia. La richiesta assume ora un peso politico maggiore proprio perché arriva nel pieno di una nuova fase di forte pressione sui prezzi dell’energia.

Perché i governi puntano sull’Europa

La scelta di chiedere un intervento comunitario nasce anche dalla necessità di evitare una serie di misure fiscali nazionali non coordinate.

Un meccanismo comune potrebbe stabilire criteri omogenei per individuare gli extraprofitti e ridurre il rischio di differenze significative tra i sistemi fiscali dei singoli Stati.

La questione è particolarmente delicata per le grandi compagnie energetiche, che operano su più mercati e lungo diverse fasi della filiera. Per i sei governi, un intervento europeo consentirebbe di affrontare il problema con regole condivise, anziché affidarlo esclusivamente alle decisioni dei singoli Paesi.

Il nodo dei prezzi dei carburanti

La richiesta arriva mentre il caro-carburanti torna a pesare sulle economie europee.

L’aumento del prezzo del petrolio non incide soltanto sulla spesa degli automobilisti. Il carburante rappresenta un costo per trasporti, logistica, agricoltura e industria. Un aumento prolungato può quindi alimentare ulteriormente l’inflazione e ridurre il potere d’acquisto delle famiglie.

È proprio questo effetto a cascata che i sei governi intendono contrastare. L’idea è che eventuali risorse provenienti dalla tassazione degli utili straordinari possano contribuire a finanziare misure di sostegno senza affidare l’intero costo dell’intervento ai bilanci pubblici.

Resta tuttavia da stabilire se e come una nuova imposizione possa essere costruita senza trasferire il costo sui consumatori attraverso prezzi più elevati o senza produrre effetti indesiderati sugli investimenti e sulla capacità produttiva.

La prossima partita si giocherà a livello europeo

La richiesta dei sei Paesi punta ora ad arrivare sul tavolo dei ministri delle Finanze dell’Unione.

La discussione è attesa alla riunione informale dell’Ecofin in programma a Dublino il 18 e 19 settembre 2026, durante la presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue. La riunione rappresenterà un primo passaggio politico per capire quanto consenso esista tra gli Stati membri sull’ipotesi di un nuovo meccanismo europeo.

Non sarà però una riunione destinata automaticamente ad approvare una nuova tassa. Il percorso, qualora emergesse un sostegno più ampio, richiederebbe ulteriori passaggi politici e normativi.

Dalla richiesta alla possibile legge: un percorso ancora lungo

Prima di parlare di una vera e propria imposta europea occorrerà dunque superare diversi ostacoli.

I governi dovranno trovare un accordo sulla definizione di “extraprofitto”, sulla base imponibile, sull’eventuale aliquota, sulle imprese interessate e sulla destinazione del gettito. Dovranno inoltre valutare la compatibilità della misura con il mercato unico e gli effetti sulla competitività del settore energetico.

Il precedente del 2022 offre un modello già sperimentato, ma non significa che l’eventuale nuova misura debba necessariamente replicare quella precedente.

La notizia del 22 e 23 agosto rappresenta quindi l’apertura di un nuovo fronte politico europeo, non l’entrata in vigore di una nuova tassa.

L’Italia, insieme a Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, ha chiesto che l’Europa valuti la possibilità di far contribuire le compagnie petrolifere che stanno beneficiando dell’attuale shock energetico. Ora la parola passa al confronto tra i governi europei.

La tassa sugli extraprofitti, al momento, resta una richiesta. Nessuna nuova legge europea è stata ancora approvata.

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