Esteri
UNICEF: in Somalia chiudono 205 strutture sanitarie, milioni di bambini a rischio
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L’UNICEF lancia l’allarme sui tagli agli aiuti umanitari: aumentano i casi di malnutrizione infantile, chiudono scuole e servizi essenziali per l’infanzia.
La crisi umanitaria in Somalia si sta aggravando rapidamente e a pagarne il prezzo più alto sono ancora una volta i bambini. A lanciare l’allarme è l’UNICEF, che denuncia le conseguenze dei drastici tagli agli aiuti internazionali: centinaia di strutture sanitarie e nutrizionali hanno già chiuso, mentre cresce il numero dei minori colpiti da malnutrizione e privati dei servizi essenziali.
L’allarme è stato lanciato dal portavoce UNICEF James Elder durante una conferenza stampa tenutasi il 21 agosto 2026 al Palais des Nations di Ginevra.
Chiuse 205 strutture sanitarie e nutrizionali
Secondo l’UNICEF, i tagli ai finanziamenti umanitari hanno già provocato la chiusura di 205 strutture sanitarie e nutrizionali in tutto il Paese.
Le conseguenze sono immediate e drammatiche. Nei primi sei mesi del 2026 è stato registrato un aumento del 32% dei bambini ricoverati nei centri di stabilizzazione con malnutrizione acuta grave e complicanze rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
“Oggi in Somalia, i tagli agli aiuti stanno chiudendo le porte all’assistenza sanitaria, interrompendo i servizi nutrizionali e rendendo ancora più inaccessibili l’acqua, l’istruzione e la protezione. Come sempre, sono i bambini a pagarne il prezzo”, ha dichiarato James Elder.
Cure più lontane e maggior rischio di mortalità
La chiusura delle strutture costringe molte famiglie a percorrere distanze sempre maggiori per ottenere assistenza medica.
“Un numero inferiore di strutture comporta spostamenti più lunghi per le mamme e i loro bambini; spostamenti più lunghi significano un ritardo nelle cure; un ritardo nelle cure comporta un aggravamento della malattia e un rischio maggiore di decessi evitabili.”
Quasi 1,9 milioni di bambini minacciati dalla malnutrizione
La situazione nutrizionale è particolarmente allarmante.
L’UNICEF stima che nel 2026 quasi 1,9 milioni di bambini saranno colpiti dalla malnutrizione, mentre quasi 500.000 minori soffriranno di malnutrizione acuta grave, la forma più pericolosa e potenzialmente letale.
Un milione di persone rischia di perdere l’assistenza nutrizionale
L’organizzazione avverte inoltre che quasi un milione di bambini sotto i cinque anni, ragazze adolescenti e donne potrebbe perdere l’accesso ai servizi nutrizionali.
Secondo James Elder, il problema non è soltanto l’aumento dei casi di malnutrizione, ma soprattutto la riduzione dei servizi di prevenzione.
“L’aumento del 32% dei bambini nei centri di stabilizzazione non è dovuto al fatto che un numero maggiore di bambini si ammali. È dovuto al fatto che i servizi nutrizionali preventivi e basati sulla comunità sono stati tagliati.”
Siccità, conflitti e rischio inondazioni aggravano la crisi
La Somalia sta affrontando contemporaneamente più emergenze.
L’UNICEF segnala una grave siccità in alcune regioni del Paese, conflitti armati, sfollamenti interni e l’aumento dei prezzi di carburanti e fertilizzanti. A ciò si aggiunge il rischio di nuove inondazioni legate al fenomeno climatico El Niño.
“La Somalia sta affrontando una crisi climatica in peggioramento. È una contraddizione brutale: le risorse per proteggere i bambini vulnerabili vengono tagliate proprio nel momento in cui si intensificano le pressioni che spingono i bambini somali verso la crisi.”
Oltre 78.000 studenti hanno già lasciato la scuola
Anche il settore dell’istruzione sta subendo pesanti conseguenze.
Secondo l’UNICEF, oltre 78.000 studenti hanno già abbandonato la scuola, mentre altri 660.000 ragazzi e ragazze rischiano di interrompere il proprio percorso scolastico.
L’istruzione come strumento di protezione
L’organizzazione ricorda che la scuola rappresenta una barriera fondamentale contro sfruttamento, lavoro minorile e matrimoni precoci.
Tuttavia il settore educativo ha perso circa 30 milioni di dollari di finanziamenti nel 2025 e ulteriori riduzioni sono previste per il 2026.
A rischio anche acqua e protezione dell’infanzia
Le difficoltà non riguardano soltanto sanità e istruzione.
Più di 1,6 milioni di persone necessitano di accesso all’acqua potabile, mentre oltre 800.000 rischiano di rimanere senza prodotti igienici essenziali.
Nel settore della protezione dell’infanzia, i tagli hanno già causato la chiusura di almeno 65 centri dedicati ai minori, mettendo a rischio servizi fondamentali come assistenza psicologica, reinserimento familiare e sostegno ai bambini vulnerabili.
L’appello dell’UNICEF ai donatori internazionali
James Elder ha ricordato che negli ultimi anni i programmi sostenuti dall’UNICEF hanno ottenuto risultati concreti, tra cui oltre 2,25 milioni di ricoveri assistiti per bambini con malnutrizione acuta grave tra il 2021 e il 2025 e campagne sanitarie che hanno raggiunto centinaia di migliaia di persone.
“Abbiamo i programmi. Abbiamo i partner. Ciò che manca sono i finanziamenti.”
L’UNICEF ha ribadito che ridurre gli aiuti in una fase così delicata rischia di avere conseguenze umanitarie, economiche e sociali molto più gravi in futuro.
“Proteggere i bambini non è una spesa discrezionale. Prevenire la sofferenza non è un’inefficienza. E smantellare aiuti efficaci nel momento di maggiore bisogno non è un risparmio.”

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