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Terra dei Fuochi, tornano i roghi: fumo e paura tra Giugliano e Napoli
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Due maxi roghi tra Giugliano e Scampia questa notte segnano l’inizio della stagione dei fuochi tossici: cittadini svegliati dal fumo e dall’odore acre
Ormai non è più un’emergenza, ma una programmazione prevedibile. Puntuale come un appuntamento televisivo, è ufficialmente iniziata la stagione dei roghi nella Terra dei Fuochi.
Nelle ultime ore si registrano già due maxi incendi, uno nell’area di Giugliano in Campania e un altro avvenuto nella notte a Scampia. Due episodi che confermano un copione che si ripete da decenni senza soluzione di continuità.
Il copione sempre uguale
Il meccanismo è sempre lo stesso. I rifiuti si accumulano in aree abbandonate, nell’indifferenza generale. Poi, nelle ore notturne o alle prime luci dell’alba, qualcuno appicca il fuoco. Tutti conoscono la prassi anche le Istituzioni, ma nessuno rimuove il combustibile tempestivamente.
Le fiamme, alte, visibili da chilometri nella notte, liberano nell’aria una miscela tossica di sostanze provenienti dal rogo di pneumatici, plastica, materiali chimici e residui di origine sconosciuta.
Un odore acre, riconoscibile, che invade le abitazioni circostanti e costringe i cittadini a svegliarsi con la casa piena di fumo.
Fumo nelle case e aria irrespirabile
Chi vive in queste zone lo conosce bene: quella puzza non si scorda. È il segnale che qualcosa sta bruciando, spesso a pochi metri dalle abitazioni.
Nelle prime ore del mattino, mentre molti dormono, l’aria diventa irrespirabile. Chi sceglie di non dormire con i climatizzatori accesi, quando si accorge della puzza è già tardi per chiudere le finestre. Il fumo è già entrato, si deposita, resta.
Una situazione che va oltre il disagio e che si traduce in un problema sanitario concreto.
Oltre trent’anni di roghi senza tregua
Non è un fenomeno nuovo. In queste zone, i roghi rappresentano una presenza costante da oltre trent’anni.
Non esiste memoria di un anno senza incendi. Non esiste una stagione in cui il problema scompaia davvero.
Eppure, nonostante la continuità del fenomeno, la risposta istituzionale appare intermittente, spesso legata a momenti specifici come le campagne elettorali.
Controllo del territorio: una promessa non mantenuta
Il controllo del territorio viene spesso evocato, annunciato, promesso. Ma, nei fatti, resta per molti cittadini un “esercizio verbale”.
Nelle aree più colpite manca una presenza costante, capace di prevenire gli abbandoni e contrastare chi appicca i roghi.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i rifiuti continuano ad accumularsi e gli incendi continuano a verificarsi. Le operazioni di rimozione sporadiche che rappresentano interventi di facciata
Anni di ricerche di soluzioni
Sono anni che si studiano soluzioni: anche un solo rogo è troppo. Malattie connesse e morti giovani sono all’ordine del giorno. Davanti a questo lo sdegno e i post su Facebook dei politici, ma le soluzioni dove sono? Nel frattempo, però, il problema resta in tutta la sua drammaticità.
A pagare il prezzo più alto sono i cittadini, costretti a convivere con il degrado e con i rischi legati all’esposizione a sostanze nocive.
Chi ci guadagna dal degrado
In questo contesto, gli unici a beneficiare della situazione sono coloro che continuano ad abbandonare rifiuti frutto dell’evazione fiscale e a incendiarli, sapendo di poter agire quasi indisturbati. Una minoranza che, però, riesce a condizionare la vita di intere comunità.
Una questione ambientale e sanitaria
La Terra dei Fuochi non è solo un problema ambientale. È una ferita aperta che riguarda la salute pubblica, la qualità della vita e la fiducia nelle istituzioni.
Finché il fenomeno non verrà affrontato con continuità e determinazione, il rischio è che ogni estate si apra sempre con lo stesso copione.
Stessi roghi. Stesso fumo. Stesso silenzio.

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