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Sanremo 2026, trionfa l’eccentricità nella serata delle cover
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5 mesi fail

Il duo trasforma l’Ariston in un musical rétro e vince una serata di duetti tra nostalgia, sorprese e contaminazioni, senza influire sulla classifica finale del Festival.
È stata la serata più spettacolare e imprevedibile del Festival, quella delle cover, e a conquistare l’Ariston sono stati l’ironia e il gusto rétro. A vincere la classifica dedicata – che da regolamento non influisce sulla graduatoria generale – sono stati Ditonellapiaga e Tony Pitony, protagonisti di un numero da varietà d’altri tempi sulle note di The Lady Is a Tramp. Una performance costruita con coerenza estetica, presenza scenica e un lavoro teatrale che ha trasformato il palco in un piccolo musical.
Il podio: qualità e personalità
Al secondo posto si è piazzato Sayf, affiancato da due voci riconoscibilissime come Alex Britti e Mario Biondi: la loro Hit the Road Jack ha convinto per compattezza e groove.
Terza Arisa, sostenuta dal Coro del Teatro Regio di Parma in Quello che le donne non dicono: un’esibizione intensa e tutta giocata sulla forza vocale.
Subito fuori dal podio
Appena giù dal podio le Bambole di Pezza insieme a Cristina D’Avena, incontro tra mondi lontani ma riuscito e festoso con Occhi di gatto.
Quinti Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca e la band, impreziositi dall’ingresso a sorpresa di Gianni Morandi su Vita, uno dei momenti più calorosi della serata.
Le altre esibizioni
Più classica ma elegante la proposta di Dal Da Vinci con Michele Zarrillo in Cinque giorni.
Atmosfere funk per LDA e Aka7even con Tullio De Piscopo su Andamento lento.
Molto raffinato il duetto tra Nayt e Joan Thiele in La canzone dell’amore perduto.
Impronta jazz-pop per Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso su Su di noi.
Chiude la classifica Luchè con Gianluca Grignani in Falco a metà.
Una serata di contaminazioni
Tra nostalgia televisiva, omaggi alla canzone d’autore e contaminazioni tra generi, la quarta serata ha confermato la natura più giocosa del Festival: un laboratorio in cui il passato viene riletto con linguaggi nuovi.
Il verdetto premia lo spettacolo e l’identità artistica, ma – come da regolamento – la corsa alla vittoria finale resta legata ai voti delle prime tre serate e della finale.
E se la gara “vera” è ancora apertissima, la serata cover ha già trovato il suo simbolo: l’eleganza ironica e fuori dagli schemi di Ditonellapiaga e Tony Pitony.

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