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Cadice, argento vivo andaluso
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Tutto il fascino senza tempo della città sulla Costa de la Luz che vive il mare e celebra il Carnevale.
Lusinga e resistenza: per Cadice, il mare è ambivalenza.
Una città con lo sguardo da sempre oltre l’orizzonte.
Un tempo, mercanti impazienti attendevano il ritorno delle navi cariche mentre soldati in allerta scrutavano i nemici in arrivo. Per questo, Cadice conta oltre cento torri e due grandi fortezze che lambiscono le sue rive.
Andando ancor più indietro, come in una risacca del tempo, il ricordo di Erytheia e Kotinoussa, le due isole originarie, si è quasi perso del tutto, come il Canal Ponce che le separava, lentamente colmato dall’Atlantico e dal fiume Guadalete.

Oggi, se lo si scruta dall’alto, il suo cuore sembra avere la forma sinuosa di stella marina che protende le braccia verso la terraferma, quasi a temere di lasciarsi andare, oltre la baia, alla deriva nell’Oceano Atlantico. Stretta com’è, tra i baluartes dei suoi due forti sul mare, tra la meraviglia ingegneristica del Puente de la Costitutiòn e il Paseo Canalajeas, il lungomare delle passeggiate infinite.
Nei giorni indulgenti di fine inverno, tra febbraio e marzo, in occasione del tradizionale Carnevale, Cadice potrebbe ricordare invece una stella filante, totalmente avvolta dalle spirali variopinte e rumorose degli affollati cortei in maschera.

Come un fiume in piena di incontenibile frenesia, l’atmosfera di festa travalica non solo il limite temporale del Martedì Grasso, ma anche le sale del Gran Teatro Falla: dalle gare ufficiali di composizioni musicali umoristiche, le Chirigotas, parte un condensato di energia vitale così prorompente che inizia a riversarsi nelle caratteristiche stradine del Populo, cuore storico della città andalusa, travolgendo veramente tutti.

E’ proprio tra le vie del Barrio de la Vina e Plaza S. Antonio, tra Plaza Candelaria e la Torre Tavira, che esplode la festa. Le Charrangas Illegales, gruppi folkloristici non ufficiali, esortano con il loro repertorio di canti e danze ad una partecipazione corale: tutti, insieme, al suono di chitarre e di mani che battono il ritmo. Quasi non ci si ferma neanche per mangiare.

Per strada, al volo, si va di cartuchos de gambas e tortillas de camarones, crostacei e molluschi, tagliati in pezzi piccolissimi come “coriandoli” di mare, che vengono tuffati in olio bollente.

Per il Carnevale gaditano, la maschera è d’obbligo per tutti e la città stessa si è travestita, recitando il ruolo di L’Avana, capitale cubana, per uno dei film dell’agente segreto 007. Dalle acque della Caleta, la più famosa e frequentata delle spiagge in città, proprio di fronte al Balneario de la Palma, riemergeva la splendida Halle Berry attirando l’attenzione di Pierce Brosnan, interprete di James Bond qualche anno fa.

Non è stato in realtà un trucco così sofisticato. Il lungomare con le palme, le sue spiagge sabbiose, il suo Parque Genovés con le cascate, la vegetazione tropicale dei Jardines de Alameda, che conservano sprazzi colorati di bougainvillee fiorite anche fuori stagione, contribuiscono a mettere in risalto la leggerezza e la vocazione vacanziera di una città che vanta origini antichissime.
La sua fondazione risale intorno al 1100 a.C. grazie ai Fenici che, quale popolo di esperti navigatori, intuirono subito quanto potesse essere fondamentale controllare quel tratto di costa che metteva in comunicazione il Mediterraneo con l’Atlantico . Oltre mille anni dopo, da quelle stesse rive, anche Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci scelsero di ripartire per i loro viaggi verso il Nuovo Continente.

Tra arrivi e partenze, Cadice diviene conquista di Romani, Bizantini, Arabi e Castigliani, ma, come accade sulla sabbia, non sempre tutte le orme permangono allo stesso modo. Rimane la ricchezza della sua cultura: dalle vestigia romane, passando per i dipinti di Goya nella Iglesia de Santa Cruz, per arrivare ai diversi stili che si sono alternati nei 116 anni della realizzazione della Nuova Cattedrale.
Oggi, invece è lei che conquista con la sua atmosfera andalusa tradizionale, ma discreta, ricca di dettagli preziosi. Chissà se sia per questo, oppure per i bagliori delle saline dei suoi dintorni, o ancora per il riverbero marino della sua baia che Cadice viene definita la “Coppetta d’argento”.

Nulla di certo, tranne il fatto che, percorso il lunghissimo pontile che conduce al Castillo de S. Sebastian, si voltano le spalle al blu dell’Atlantico e si cede lo sguardo alle sue lusinghe, attirati dalla sua luce magnetica del suo argento vivo, senza possibilità alcuna di resisterle.

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