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UNICEF/GAZA: lanciata iniziativa “The Gaza We Want”, cosa vogliono i bambini di Gaza per il loro futuro.

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Coinvolti i bambini dai 5 ai 18 anni in tutte e cinque le province di Gaza: 1.603 bambini hanno compilato un questionario strutturato e almeno 11.000 bambini hanno partecipato a varie attività.

25 febbraio 2026 – Negli ultimi due anni si è parlato incessantemente dei bambini di Gaza. Sono state riportate le loro morti e le loro ferite. È stata descritta la loro sofferenza.  Ma ciò che è stato meno visibile è qualcosa di molto più semplice e incredibilmente importante: le loro voci. Ecco perché l’UNICEF ha lanciato l’iniziativa “The Gaza We Want” (La Gaza che vogliamo).

The Gaza We Want raccoglie il punto di vista dei bambini sulla ripresa e la ricostruzione nella Striscia di Gaza, affrontando una questione fondamentale: cosa vogliono i bambini di Gaza per il loro futuro.

Documentando le priorità e le opinioni dei bambini, l’iniziativa contribuisce a promuovere il recupero e la ricostruzione e la pianificazione delle politiche incentrate sui bambini, rafforzando al contempo l’importanza di una partecipazione significativa e continua dei bambini alle decisioni sul futuro di Gaza.

Insieme ai nostri partner, abbiamo coinvolto bambini dai 5 ai 18 anni in tutte e cinque le province di Gaza, compresi i bambini con disabilità. In totale, 1.603 bambini hanno compilato un questionario strutturato e almeno 11.000 bambini hanno partecipato attraverso varie attività creative, tutte progettate per essere sicure e volontarie. A nessun bambino è stato chiesto di rivivere la violenza.

I bambini sono stati invitati a esprimersi nelle forme che preferiscono e che usano naturalmente: disegni di quartieri e parchi, modelli realizzati con detriti e materiali riciclati, poesie, racconti brevi e lettere. I bambini hanno anche partecipato attraverso murales di gruppo, rappresentazioni teatrali e semplici sondaggi supportati da facilitatori qualificati.

Questi disegni e poesie non sono simbolici. Sono dati e prove espressi con pastelli, cartone e coraggio. Quando migliaia di bambini, di età e provenienza geografica diverse, disegnano in modo indipendente cose molto simili – alberi, scuole, ospedali, strade pulite, parchi giochi – non è una coincidenza.  È un appello diretto al mondo. Vogliono riavere indietro la loro infanzia.

Attraverso l’iniziativa The Gaza We Want, i bambini ci raccontano non solo ciò che hanno perso, ma anche ciò che deve venire dopo. E al primo posto ci sono un rifugio e la sicurezza. Il desiderio più profondo dei bambini è semplicemente quello di poter dormire tutta la notte e andare a scuola senza paura. Eppure, dall’inizio del cessate il fuoco, sono stati segnalati più di 135 bambini uccisi nella Striscia di Gaza.

In secondo luogo, i bambini vogliono scuole vere, non tende. Scuole con muri e tetti adeguati. Scuole dove si sentono al sicuro. Scuole con banchi, servizi igienici, acqua corrente, biblioteche e campi da gioco. Scuole che non siano rifugi per famiglie sfollate, ma luoghi dove riprendere la propria infanzia. Per i bambini di Gaza, la scuola rappresenta la normalità, la stabilità e le possibilità.

Terzo, i bambini hanno descritto ospedali tranquilli, puliti e sicuri. Non luoghi in cui ‘si respira la paura”, ospedali in cui i bambini si sentono insicuri. Più e più volte chiedono sostegno psicologico oltre alle cure fisiche. Ho incontrato troppi bambini il cui corpo era guarito, ma la cui paura no.

I bambini sanno che il trauma non finisce quando cessano i bombardamenti.

Quarto, il gioco non è un lusso. I bambini più piccoli, in particolare, sono inequivocabili: parchi, spiagge, campi sportivi, luoghi sicuri dove giocare. Il gioco è il modo in cui i bambini recuperano ciò che la guerra ha loro sottratto.

I bambini non si sono limitati a condividere i loro sogni e desideri. Hanno anche fornito tempistiche e priorità agli adulti che guidano la ricostruzione della Striscia di Gaza.

Ci hanno detto:

•    Prima di tutto, sicurezza, riparo, spazi per l’apprendimento e primo soccorso psicologico.

•    Poi, case permanenti, scuole, parchi e cliniche.

•    Successivamente, università, industrie, centri culturali e luoghi della memoria. 

Questa è una tabella di marcia per la ricostruzione scritta da bambini che comprendono la perdita e la speranza. È difficile ignorare la lucidità di bambini che hanno vissuto una tale incertezza. Una ricostruzione che ignori la voce dei bambini deluderà loro e deluderà Gaza.

Ascoltare i bambini non è facoltativo. È lo standard minimo per una ricostruzione credibile. Perché la Gaza descritta dai bambini non è astratta. È la Gaza che vogliono e in cui hanno il diritto di crescere.”

Dichiarazione di Jonathan Crickx, Responsabile Comunicazione UNICEF per lo Stato della Palestina


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