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Esteri

Trump apre al ritiro dell’ICE da Minneapolis ma difende le operazioni e critica Pretti

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In un’intervista al Wall Street Journal, il presidente americano annuncia possibili cambiamenti in Minnesota, elogia l’amministrazione locale per la lotta alla frode

In un’intervista telefonica al Wall Street Journal, il presidente americano Donald Trump ha aperto all’ipotesi di ritirare l’ICE da Minneapolis, senza indicare però tempistiche precise. “A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che lascerà sul posto “un gruppo diverso di persone per la frode finanziaria”, in riferimento a un vasto scandalo di frode ai servizi sociali nello Stato, che coinvolgerebbe immigrati somali. “È la frode più grande che si sia mai vista”, ha affermato Trump, sottolineando che la situazione potrebbe essere ancora più grave in California.

Trump ha inoltre commentato la recente sparatoria di un agente federale che ha ucciso un uomo in Minnesota, Alex Pretti, durante le proteste. Interpellato due volte sulla correttezza dell’operato dell’agente, il presidente ha evitato di dare una risposta diretta, limitandosi a dichiarare: “Stiamo esaminando e valutando tutto e prenderemo una decisione al riguardo”. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha confermato che Pretti portava con sé una pistola semiautomatica calibro 9 mm. Trump ha precisato di non gradire l’uso delle armi durante le proteste: “Non mi piace sparare. Ma non mi piace quando qualcuno partecipa a una protesta con un’arma molto potente, completamente carica, con due caricatori pieni di proiettili. Anche questo non è un buon segno”.

Nel frattempo, un giudice federale degli Stati Uniti ha bloccato il tentativo dell’amministrazione Trump di revocare lo status legale a oltre 8.400 familiari di cittadini statunitensi e titolari di carta verde provenienti da sette paesi dell’America Latina: Cuba, Haiti, Colombia, Ecuador, El Salvador, Guatemala e Honduras. Il giudice distrettuale Indira Talwani, con sede a Boston, ha emesso un’ingiunzione preliminare che impedisce al Dipartimento per la Sicurezza interna di porre fine ai permessi umanitari concessi a queste persone.

L’ex presidente Bill Clinton ha criticato duramente la gestione dell’amministrazione Trump a Minneapolis, definendo “orribili” le scene della città e invitando i cittadini americani a “alzarsi e parlare” contro le ingiustizie.

Dal fronte politico, il senatore repubblicano Lindsey Graham, stretto alleato di Trump, ha annunciato l’intenzione di presentare una legge per porre fine alle cosiddette “città santuario”, considerate una delle cause del clima di tensione a Minneapolis. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha respinto la richiesta di abrogare le politiche di protezione dei migranti e di condividere dati come Medicaid e liste elettorali con il governo federale, definendo la richiesta “non seria”. La procuratrice generale Pam Bondi ha esortato Walz a consentire l’accesso del Dipartimento di Giustizia ai dati elettorali e a modificare le politiche di asilo, mentre Trump ha ribadito l’invito ai Democratici locali a collaborare con l’amministrazione per far rispettare le leggi



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