Politica
Qualiano, il confine sottile tra ruolo politico e funzione istituzionale
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Quando le funzioni di garanzia si confondono con la militanza politica, a perdere non è una parte ma la credibilità stessa delle istituzioni democratiche
C’è una linea, spesso ignorata ma mai irrilevante, che separa la legittima appartenenza politica dall’obbligo di imparzialità istituzionale. È una linea che attraversa i consigli comunali di tutta Italia e che, quando viene oltrepassata, produce un danno silenzioso ma profondo: mina la credibilità delle istituzioni agli occhi dei cittadini.
Chi siede in un’aula consiliare lo fa, inevitabilmente, in quanto rappresentante eletto. La politica è l’origine del mandato, non c’è ipocrisia nel dirlo. Ma non tutte le cariche sono uguali. Alcune, per loro stessa natura, richiedono un passo indietro rispetto alla contesa quotidiana, un cambio di postura, se non di convinzioni almeno di comportamento. È il caso, su tutti, del Presidente del Consiglio comunale.
Il Presidente non è un “capogruppo con il microfono”, né un arbitro di parte chiamato a fischiare solo contro l’avversario. È, o dovrebbe essere, il garante del corretto funzionamento dell’assemblea, colui che tutela i diritti di tutti i consiglieri, maggioranza e opposizione, e che assicura il rispetto delle regole del confronto democratico. Non rappresenta una coalizione, ma l’istituzione consiliare nel suo insieme.
Eppure negli ultimi due consigli comunali a cui abbiamo (a campione oseremmo dire) partecipato nel piccolo parlamentino qualianese abbiamo notato comportamenti che francamente destano non poca confusione tra il ruolo istituzionale e quello “da tifoso” politico. Tutti segnali di un modo di fare dannoso che non è solo formale, ma sostanziale. Perché, quando chi dovrebbe garantire l’equilibrio appare schierato, il dibattito perde legittimità e l’opposizione viene percepita — a torto o a ragione — come ospite tollerata, non come parte integrante dell’organo democratico. E questo è uno scenario atavico nel contesto politico qualianese. Nessuno è mai riuscito a dare un colpo di reni alla propria figura nonostante anni di esperienza, guai a chi lo mette in dubbio.
Non si tratta di pretendere neutralità ideologica, che sarebbe irrealistica e persino ingenua. Nessuno chiede al Presidente del Consiglio comunale di rinnegare la propria storia politica. Ma l’istituzione esige disciplina, sobrietà, senso del ruolo. In una parola: responsabilità. La responsabilità di capire che, in certi momenti, il “noi” del partito deve cedere il passo al “noi” della comunità rappresentata. E lì nasce il concetto democratico che è la base della nostra comunità.
Questo principio non è una questione di galateo istituzionale, ma di sostanza democratica. Lo dice la Costituzione quando richiama il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione. Lo ribadiscono le norme sugli enti locali. Lo conferma, soprattutto, il buon senso civico: le regole valgono solo se chi le fa rispettare è credibile.
In tempi di crescente disaffezione verso la politica, ogni gesto conta. Ogni parola pesa. Ogni atteggiamento istituzionale può rafforzare o indebolire il rapporto tra cittadini e istituzioni. Confondere il ruolo di garanzia con quello di combattente politico non è solo un errore: è un’occasione persa per dimostrare che la democrazia locale può essere matura, autorevole e degna di fiducia. La totale assenza di persone (in questi due consigli di fine anno negli spalti eravamo appena in 4 o 5 ad assistere) è un sintomo che fa paura se accostato anche alla notevole mole di persone che non vanno a votare.
E forse è proprio da qui che bisognerebbe ripartire: dal rispetto dei ruoli. Vale per Presidente del Consiglio ma anche per Segretario, per i Dirigenti e per chiunque abbia in seno il rispetto per le istituzioni persino per il Sindaco, che è si di parte ma deve in talune circostante essere simbolo super partes della più importante istituzione comunale. E da tale si deve comportare.
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