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Donum – Le Cronache del Vuoto il nuovo romanzo di Cristian Scapin

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Viaggio nello sconosciuto: ciò che resta dopo la lettura di Donum, il romanzo di Cristian Scapin

  • Titolo: Donum. Le Cronache del Vuoto – Tomo Primo
    Autore: Cristian Scapin
    Pagine: 640
    Genere: Fantascientifico, Sci-Fi
    Disponibilità: Amazon, IBS, Libraccio, Mondadori Store e principali store digitali
  • Link di vendita

Ci sono romanzi di fantascienza che mirano a impressionare il lettore attraverso l’impatto visivo, altri attraverso trame mirabolanti e sorprendenti, altri ancora si servono di uno spiccato senso di avventura. Donum. Le Cronache del Vuoto – Tomo Primo di Cristian Scapin sceglie una strada diversa, meno battuta e sicuramente più interessata a far riflettere il lettore che a stupirlo con colpi di scena. L’esordio di Scapin, infatti, invita il lettore a entrare in un ritmo lento, controllato, quasi silenzioso, che assomiglia di più a una spedizione scientifica che a un racconto d’azione. Una scelta – sia narrativa, sia stilistica – che può sorprendere il lettore, ma con il procedere delle pagine diventa evidente che il centro dell’opera non è il viaggio in sé, bensì ciò che il viaggio rivela.

La cornice è quella classica dell’esplorazione spaziale: un futuro lontano, un pianeta da raggiungere, un’umanità che tenta di superare i propri confini. La Mistique, una delle incredibili navi inviate nel programma “Nuovi Orizzonti”, procede verso l’ignoto con un equipaggio numericamente ridotto e un carico enorme di responsabilità. Fin qui, nulla di inatteso nel genere. Ma Scapin introduce un elemento che modifica il passo della storia: l’incontro con un relitto alieno, sospeso nel vuoto, immobile da tempo indefinito. È in questo punto che il romanzo cambia tono e diventa qualcosa di più intimo.

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L’esplorazione del relitto, condotta con cautela e metodo, non produce soltanto nuove informazioni: solleva domande tanto per i personaggi quanto per il lettore.

Le scoperte – la tecnologia sconosciuta, l’assenza di tracce ostili, la presenza di corpi immobili – vengono osservate prima con curiosità, poi con una forma di rispetto. Nessuna scena sembra costruita per provocare shock o commozione programmata; al contrario, la scrittura di Scapin rimane asciutta, quasi oggettiva, come se intendesse informare i lettori e guidarli nella narrazione. Proprio per questo risulta efficace: ciò che colpisce non è l’evento, ma il silenzio che lascia intorno.

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Così, si ha l’impressione che Scapin suggerisca che l’ignoto non debba necessariamente essere un avversario o una minaccia; a volte, ciò che non conosciamo è semplicemente qualcosa che non riusciamo a comprendere. A tal proposito, Donum non si schiera né con la paura né con l’entusiasmo cieco: si mantiene in una zona complessa, dove la curiosità convive con la prudenza.

Il romanzo riflette anche su come reagiamo quando la realtà supera ciò che ci aspettavamo. I protagonisti costruiti da Scapin non sono eroi infallibili: sono persone competenti, ma comunque umane, coi propri limiti e debolezze. Lo si nota nei loro scambi, spesso pratici, altre volte attraversati da esitazioni o ironie necessarie a stemperare l’incertezza.

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Un altro elemento che colpisce è il rapporto con il tempo. Non solo il tempo della missione, ma quello percepito. L’alternanza tra momenti operativi e pause quasi contemplative suggerisce che lo spazio non è soltanto una distanza da colmare, ma una condizione mentale.

Le descrizioni della nave e del vuoto circostante danno l’idea di un ambiente che non concede distrazioni: tutto è misurato, calibrato, essenziale. Così il lettore, fa presto a trovarsi invitato a rallentare, osservare, elaborare.

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Da un punto di vista stilistico, Scapin adotta una prosa sobria, priva di eccessi. L’uso del linguaggio tecnico è presente ma non prevaricante: serve alla credibilità, non al compiacimento. La narrazione mantiene una distanza precisa, senza tentare scorciatoie emotive. Questo può sembrare inizialmente un ostacolo, ma progressivamente diventa una forma di coerenza: un romanzo ambientato nel silenzio dello spazio ha senso se lascia spazio al silenzio anche nella scrittura.

Arrivati alle ultime pagine, non si ha la sensazione di un finale chiuso, e forse non è nemmeno ciò che l’autore intende offrire. Donum è il primo volume di una saga e si percepisce: non pretende di dare conclusioni, ma di aprire una traiettoria. Quello che rimane non è un colpo di scena, ma una domanda: cosa significa davvero esplorare? Cercare nuove risorse? Trovare risposte? O forse accettare che alcune domande restano tali? Donum.

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Le Cronache del Vuoto non pretende di stupire il lettore, ma chiede di essere ascoltato. Cristian Scapin invita a guardare dove spesso non guardiamo: nelle attese, nei silenzi, nell’impatto emotivo di ciò che non comprendiamo. È un romanzo che lavora con discrezione e pazienza, lasciando spazio al lettore per farsi una propria idea, senza guidarlo né rassicurarlo. E in questo approccio misurato, quasi meditativo, risiede la sua qualità più interessante.

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