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Prevenire e combattere la violenza contro le donne: il ruolo delle reti territoriali in Italia

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Il report ISTAT 2025 analizza la diffusione, la governance e l’efficacia delle reti territoriali contro la violenza sulle donne, tra modelli regionali, attori coinvolti e procedure operative

Reti territoriali contro la violenza sulle donne: la fotografia ISTAT 2025

Il nuovo report ISTAT offre per la prima volta una mappatura dettagliata delle reti territoriali contro la violenza sulle donne in Italia, frutto di una collaborazione tra Dipartimento per le Pari Opportunità, Regioni, Province autonome e associazioni specializzate.

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Diffusione e governance delle reti territoriali

Sono 251 le reti censite, costituite da protocolli, accordi e intese che coinvolgono una pluralità di soggetti: Centri Antiviolenza (CAV), Comuni, Prefetture, Forze dell’Ordine, servizi socio-sanitari, ASL, ospedali, scuole, enti del terzo settore e associazioni. La governance varia tra modelli centralizzati (con un unico protocollo regionale) e modelli “dal basso”, dove la rete nasce dalla collaborazione tra attori locali.

Il Lazio è la regione con il maggior numero di reti avviate (95), seguita da Lombardia (27), Piemonte (22), Puglia (16) ed Emilia-Romagna (15). Alcune regioni come Campania, Sicilia e Molise non hanno risposto alla rilevazione, ma i Centri Antiviolenza attivi segnalano comunque la presenza di reti formali.

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Focus Campania: una rete in evoluzione

La Campania, pur non avendo risposto direttamente alla rilevazione ISTAT sulle reti territoriali, mostra una realtà dinamica grazie ai dati raccolti presso i Centri Antiviolenza (CAV) attivi sul territorio. La maggior parte dei CAV campani dichiara di partecipare a reti formali antiviolenza, confermando l’esistenza di una collaborazione strutturata tra enti pubblici, servizi sociali, forze dell’ordine e associazioni. Solo una minoranza di Centri in Campania segnala di non partecipare a reti attive o di operare in territori privi di reti formali, ma spesso anche in questi casi esistono accordi e protocolli con enti specifici.

In Campania, il riferimento territoriale delle reti formali cui i CAV partecipano è prevalentemente di tipo provinciale o sub-provinciale (comunale o sovracomunale), in linea con la tendenza nazionale che vede una forte articolazione locale delle reti. Questo modello favorisce la tempestività degli interventi e la possibilità di costruire percorsi personalizzati di protezione e autonomia per le donne vittime di violenza.

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Attori coinvolti e modelli di intervento

I Centri Antiviolenza sono il cuore delle reti (coinvolti nell’89,6% dei protocolli), seguiti da Comuni, Prefetture, Procure, Tribunali, Questure e servizi sanitari. Il settore giudiziario è particolarmente attivo, con una forte interconnessione tra giustizia e protezione delle vittime. Le reti territoriali si distinguono per ampiezza e struttura: dal modello “ibrido istituzionale” (coinvolgimento di istituzioni, associazioni e scuole), al modello “sicuritario” (presenza dominante di Questure e Forze dell’Ordine), fino al modello di “leadership pubblica” (province e ASL come attori principali).

Ambiti territoriali e procedure operative

La maggior parte dei protocolli riguarda l’ambito comunale (26,3%), seguito da ambiti sociali (23,5%) e aree metropolitane/provinciali (22,7%). Nel Nord Italia prevalgono reti strutturate su scala metropolitana, mentre nel Sud si osserva una maggiore presenza di reti comunali e una forte partecipazione dei CAV e degli ambiti sociali.

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Gli obiettivi strategici delle reti sono la condivisione di procedure codificate di accoglienza, lo sviluppo di strategie operative integrate, la prevenzione della violenza, la formazione degli operatori e la promozione di campagne informative. Sul piano operativo, le reti lavorano per sistematizzare i flussi informativi tra servizi, garantire l’accoglienza tempestiva delle vittime, la reperibilità in caso di emergenza e la definizione di linee guida comuni.

Il ruolo dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio

L’89,3% dei Centri Antiviolenza aderisce a una rete territoriale, con una partecipazione più alta nel Nord e nel Centro rispetto al Sud. In Campania, la maggior parte dei CAV conferma la presenza di reti formali, anche se esistono alcune realtà che operano in modo più isolato. La collaborazione tra CAV e Case Rifugio è fondamentale per la messa in sicurezza delle vittime: l’83,2% dei CAV a livello nazionale ha sinergie con strutture di pronta emergenza, e oltre il 60% dispone di una linea telefonica dedicata agli operatori della rete.

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In Campania, come nel resto d’Italia, i Centri Antiviolenza svolgono un ruolo chiave non solo nell’accoglienza e nella protezione delle donne, ma anche nella costruzione di percorsi di autonomia e reinserimento sociale. La presenza di reti formali e la collaborazione con enti pubblici e privati rappresentano un presidio fondamentale per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere.

Verso una rete nazionale integrata

Il report ISTAT evidenzia come la presenza di reti territoriali integrate sia essenziale per prevenire e combattere la violenza contro le donne. La collaborazione tra soggetti pubblici e privati, la flessibilità dei modelli di governance e la standardizzazione delle procedure sono elementi chiave per garantire protezione, accoglienza e percorsi di autonomia alle vittime. La sfida per il futuro è rafforzare la copertura territoriale, monitorare l’efficacia degli interventi e promuovere una cultura della prevenzione e del rispetto.

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L’articolo è basato sul documento dell’Istat “Prevenire e combattere la violenza contro le donne: le rete territoriali Anno 2025”. Per coloro che volessero approfondire, si lascia in allegato il documento dell’Istat.

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