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Entertainment

La multiforme produzione di Edgar Allan Poe

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Non solo maestro del terrore: Edgar Allan Poe tra avventura, investigazione e poesia, in un universo letterario dominato da mistero, morte e follia.

Se pensiamo ai racconti del terrore, il primo nome che si affaccia alla mente è di sicuro quello di Edgar Allan Poe. Eppure, questo poliedrico autore non scrisse soltanto racconti di terrore, ma si cimentò in più generi letterari. L’unico romanzo che scrisse fu Le avventure di Arthur Gordon Pym, memorie di un giovane, irretito dal fascino dell’avventura, che, imbarcatosi clandestinamente sulla baleniera Grampus, va incontro a numerosi ed orribili eventi, finché, nel viaggio verso il Polo Sud, la narrazione sfocia nel surreale per restare poi incompiuta. Pubblicato nel 1838, il romanzo già presenta alcuni dei tratti peculiari dello scrittore: l’horror psicologico, l’introspezione, l’atmosfera cupa e terrificante, la tensione palpabile.


Più specificamente avventuroso, invece, il racconto Lo scarabeo d’oro, pubblicato nel 1843 sulla rivista “Dollar Newspaper”. Il racconto narra di un uomo brillante, William Legrand, che vive sull’isola di Sullivan, nella Carolina del Sud, con il suo servitore Jupiter. Un giorno egli trova uno scarabeo dorato, molto particolare, tanto che, quando il narratore gli fa visita la sera stessa, egli prende un pezzo di pergamena per mostrarglielo con un disegno. Questi avvicina il foglio al fuoco del camino per vedere meglio e crede di vedere un teschio, ironizzando su quanto pessimo fosse il modo di disegnare di William.

In realtà, Legrand capirà solo in seguito di essere in possesso di una mappa crittografata per arrivare al tesoro nascosto de Capitano Kidd, un corsaro scozzese del XVII secolo. Il racconto è quindi fondato sull’avventura e sulla logica, dietro la decifrazione del messaggio crittografato, presentata con una precisione e dei dettagli affascinanti.


Non va dimenticata nemmeno la sua influenza sulla futura detective story, grazie alla creazione dell’investigatore privato Auguste Dupin ne I delitti della Rue Morgue. Si può, a giusta ragione, considerare Dupin come il precursore dei grandi detective osservatori e razionali quali saranno Sherlock Holmes e Hercule Poirot. Dupin, infatti, grazie alla sua logica ferrea, riesce a rimettere al proprio posto indizi dove gli altri vedono solo caos, arrivando a percepire connessioni e dettagli che appaiono insignificanti, ma che, invece, si rivelano fondamentali nella risoluzione del caso. Poe riesce a presentare al lettore relazioni logiche e deduzioni, che lo conducono alla risoluzione tramite un colpo di scena, in cui si capisce che niente è come sembra e che soltanto una rigorosa mente razionale può, grazie al fine ragionamento, districarsi ed arrivare alla verità.


L’autore non disdegnò nemmeno di cimentarsi con la poesia; dei vari poemi scritti, quello più famoso è senz’altro Il corvo, un inno doloroso alla morte e al lutto, il tutto inserito in un’atmosfera gotica e angosciosa, sottolineata dal verso insistente dell’uccello “nevermore” (mai più). In questa poesia appaiono chiari alcuni dei temi affrontati in tutta la produzione di Poe: il mistero, la morte, la paura, la follia, la notte, l’inquietudine, l’angoscia. Temi che verranno ripresi, tutti insieme o in parte, nei racconti del terrore, tra cui La caduta della casa degli Usher, La maschera della morte rossa, Il pozzo e il pendolo, Il gatto nero. In tutti questi racconti, è evidente ciò che viene normalmente chiamato il “romantico oscuro”, uno stile caratterizzato da temi macabri e inquietanti, quali la morte, la follia, l’orrore, l’inspiegabile, l’angoscia.

Inoltre, Poe utilizza spesso parole arcaiche e tecniche di scrittura piuttosto sofisticate per costruire un ritmo interno, ad esempio rime ed allitterazioni. Per accrescere l’angoscia e la sensazione di terrore, Poe scrive spesso i suoi racconti in prima persona, così che il lettore possa immedesimarsi più facilmente nel protagonista-narratore. I finali, poi, non so mai scontati, anzi; il più delle volte il finale della storia è completamente inaspettato e ciò provoca un ulteriore shock nel lettore.


Per quanto riguarda i temi, cui si è accennato in precedenza, risaltano, tra tutti gli altri, la solitudine, la follia, la morte, spesso vista come liberazione da una situazione d’angoscia e preferibile ad una vita incerta, incomprensibile e dominata dalla paura e dalla follia, e, sopra tutti, l’orrore, prodotto ad hoc con elementi soprannaturali e macabri per creare un’atmosfera inquietante e spaventosa.


Probabilmente, questa sfrenata fantasia macabra fu frutto della vita segnata da eventi luttuosi, a cominciare dalla perdita dei suoi genitori in tenera età. Ma anche la sua morte non ebbe nulla di ordinario: Poe morì, a soli quarant’anni, in circostanze misteriose, vestito con gli abiti di qualcun altro. E questo, oltre ad aver alimentato la sua leggenda, ha senz’altro scatenato ipotesi e teorie molto fantasiose.

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