Esteri
Crisi Usa-Iran: Bombardati tre siti nucleari. Teheran: “È guerra”. Trump: “Ora la pace o sarà tragedia”
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12 mesi fail

Attacchi americani su Fordow, Natanz e Isfahan. Israele colpito da missili iraniani. Netanyahu: “Operazione coordinata con Trump”. Meloni convoca vertice d’emergenza. La comunità internazionale teme un’escalation incontrollabile.
Roma, 22 giugno 2025 – Il mondo si è svegliato sull’orlo di un nuovo conflitto globale. Gli Stati Uniti hanno colpito tre siti nucleari strategici in Iran, in un’operazione militare annunciata come “decisiva” dal presidente Donald Trump. “Abbiamo distrutto le capacità nucleari di Teheran. Ora l’Iran deve scegliere la pace, o sarà una tragedia senza precedenti”, ha dichiarato il presidente in un discorso dalla Casa Bianca.
I bombardamenti, condotti con bombardieri stealth B-2 e bombe “bunker buster” GBU-57, hanno colpito gli impianti di Fordow, Natanz ed Esfahan. Immediata la reazione iraniana, che ha definito l’azione “un attacco barbaro e criminale” e ha promesso “conseguenze eterne”. I Guardiani della Rivoluzione hanno proclamato: “Ora è guerra”.
Reazione iraniana: missili su Israele e minacce agli Usa
Nel giro di poche ore, l’Iran ha risposto con un massiccio lancio di missili balistici contro Israele. Tel Aviv e Haifa sono state colpite duramente: due edifici rasi al suolo, numerosi altri gravemente danneggiati. Secondo le autorità locali, solo feriti lievi grazie all’efficienza dei sistemi di allerta. Sono almeno 30 i missili lanciati, conferma la TV di Stato iraniana.
Colpito anche l’aeroporto Ben Gurion e un centro di ricerca biologica. Le IDF (Forze di Difesa Israeliane) hanno reagito con raid mirati sull’Iran occidentale. Nel frattempo, i ribelli Houthi yemeniti – alleati dell’Iran – hanno annunciato attacchi imminenti contro le forze Usa nel Mar Rosso.
La diplomazia vacilla, ma tenta la mediazione
Il premier israeliano Netanyahu ha parlato alla nazione lodando l’operazione congiunta con Trump: “Un momento storico. Prima la forza, poi la pace”. A Tel Aviv, la popolazione si prepara a una possibile escalation.
Sul fronte internazionale, cresce la preoccupazione. Il segretario Onu Antonio Guterres ha parlato di “pericolosa escalation in una regione sull’orlo del baratro”, invocando una ripresa immediata della via diplomatica.
Anche in Europa, il timore di un allargamento del conflitto è concreto. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice d’emergenza con i ministri e i vertici dell’intelligence. “Il rischio è che la crisi si allarghi a tutta la regione e coinvolga anche obiettivi americani in Medio Oriente”, ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto.
L’AIEA monitora: “Nessuna fuga radioattiva per ora”
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha confermato che al momento non ci sono aumenti nei livelli di radiazioni nei siti colpiti. Tuttavia, il direttore Rafael Grossi ha convocato una riunione d’urgenza del Consiglio dei Governatori per domani.
La tensione è alle stelle. Gli Stati Uniti, attraverso canali diplomatici, hanno fatto sapere che non è previsto un cambio di regime in Iran, ma che l’attacco mira esclusivamente a neutralizzare la minaccia nucleare.
Le parole di Trump – “Ora la pace o ci sarà una tragedia” – riecheggiano in un momento di massima incertezza globale. Con Israele e Iran già in pieno confronto armato e gli Stati Uniti apertamente coinvolti, la comunità internazionale teme una spirale fuori controllo. Le prossime ore saranno decisive per capire se prevarrà la diplomazia o la logica della guerra totale.

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