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Sulla cresta dell’onda
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A Nazaré, in Portogallo, dove l’Atlantico dà spettacolo.
Una mezzaluna di mare sulla quale si affaccia un mosaico spontaneo di case bianche dai tetti rosso arancio. Barche che disegnano corsie di spuma sulla superficie dell’acqua grigio ardesia. Luogo di necessarie separazioni e di speranzosa attesa. Uomini che lasciano la riva per pescare e attendono che il mare riempia le reti; donne che rimangono in attesa del loro ritorno, lavorando il pesce o vendendolo in spiaggia, indossando, per tradizione, 7 strati di gonne.
Tutti che guardano nella direzione del mare, perché è di mare che vive Nazaré, villaggio sull’Atlantico nella regione dell’Estremadura portoghese, sviluppatosi dall’antico borgo di Paderneira fino alla moderna Vila di oggi, presa d’assalto in estate per la sua accoglienza turistica semplice e informale.

Andare alla scoperta di Nazaré sembra quasi come percorrere il moto di una delle sue famose onde: si parte dalla superficie piana della Vila e della Playa per risalire, con una forte pendenza un dislivello di circa 130 metri, ( a piedi per i più allenati o in funicolare per i più pigri), il promontorio del Sitio: dal Miradouro do Suberco, si apre un panorama che divide equamente la vista tra città e mare, per poi spingere lo sguardo di nuovo in giù, dallo strapiombo della scogliera.

E’ da una statua lignea della Madonna col Bambino, proveniente da Nazareth in Galilea, che Nazaré prende il nome, ma la sua valenza religiosa non si ferma qui. Un dipinto, in una delle cappelle laterali del Santuario de Nossa Senhora, racconta la leggenda della del miracolo che attira numerosi fedeli sin dal Medioevo.

La storia di un nobile, amante della caccia, che rincorse, in groppa al suo cavallo, un bellissimo esemplare di cervo ; la nebbia non gli permise di scorgere per tempo di essere giunto ai limiti della scogliera e, ai bordi del precipizio, ormai disperato, invocò la Madonna: miracolosamente, il cavallo cessò la sua corsa in tempo e il nobile, avuta salva la vita, fece erigere una cappella votiva.


Dal 1182, la piccola “Ermida da Memoria”, con i suoi tradizionali azulejos bianchi e blu, accoglie le preghiere di tutti coloro che chiedono protezione dalla furia del mare: dal più umile dei pescatori fino a, come testimoniato dalla colonna con croce posta all’esterno, Vasco De Gama, il più importante degli esploratori portoghesi.


Se la Vila e la Playa di Nazaré vivono del turismo balneare estivo, il cui tempo è fatto di giornate trascorse in spiaggia, di passeggiate sul lungomare in tardo pomeriggio e degustazioni di cucina portoghese di pesce ai tavolini all’aperto, Sitio, il suo promontorio, ne diventa protagonista nelle brevi giornate d’ inverno.
Durante il periodo invernale, la posizione geografica da avamposto sull’Atlantico, causa il verificarsi di grandi mareggiate dall’intensità importante.

Da novembre a marzo, infatti, la “Big Wave Challenge” è il titolo che richiama al raduno surfisti e appassionati del moto ondoso estremo da tutto il mondo.
Qui la piacevole e frizzante attesa, fatta di bollicine e vapore di mare ( e non solo!) è tutta per le onde: gli sportivi attendono per sfidare l’ onda ”perfetta”, i fan attendono di godersi lo spettacolo sperando di essere particolarmente fortunati da assistere perfino al superamento dei record.

Le consistenti raffiche di vento freddo sono così poderose da spazzar via anche tutti gli stereotipi del “mare d’inverno”: alberghi chiusi, locali deserti e strade desolate.
Tutt’altro. È dagli anni ’60 che Nazaré è diventata una meta di culto per trascorrere le vacanze invernali tra la natura, lo sport e tutta la vitalità che l’oceano Atlantico e la costa portoghese in sinergia sono in grado di offrire, al punto tale che, nei giorni in cui le previsioni annunciano un’alta probabilità di formazioni ondose importanti, le strade di accesso al promontorio vengono addirittura chiuse al traffico veicolare.
Anche se si è normalmente più propensi alle tavole dei ristorantini di pesce che a quelle da surf, è letteralmente impossibile non restare estasiati, contemplando la potenza della natura e dall’ammirazione del coraggio di questi sportivi dall’attillata “uniforme” in neoprene.
Impavidi sì, ma tutt’altro che avventati: la loro non è una semplice attesa dello “Swell” (il rigonfiamento delle masse d’acqua che viaggiano nell’oceano), ma preparazione atletica e tecnica, conoscenza profonda delle condizioni meteo del vento, del mare e della morfologia subacquea.

Il vero segreto delle onde giganti di Nazaré, infatti, si nasconde tra gli abissi: una frattura morfologica del fondale ha generato un canyon sottomarino ( il Canhao) lungo 230 km e profondo almeno 5000 metri, il cui dislivello porta alla formazione di onde enormi, veri e propri muri d’acqua, aventi altezza e potenza impressionanti e una velocità che raggiunge perfino gli 80km all’ora.

Il Forte di Sao Miguel Arcanjo è stato trasformato in un vero e proprio museo del surf, dove la collezione di tavole racconta le imprese epiche dei “Surfer” più leggendari (come l’hawaiano McNamara che nel 2011 cavalcò un’onda di 24 metri e del portoghese Hugo Vaio, detentore del record, per essere riuscito, nel 2018, a dominarne una di 30 metri); le sue terrazze, sorvegliate dall’iconica lanterna rossa, sono la platea ideale dove fermarsi e godersi lo spettacolo di un tramonto insolitamente impetuoso, la “zona di impatto” visivo e sonoro insieme, dove le urlanti raffiche di vento e il fragore del mare hanno il potere di azzerare completamente anche i pensieri più tumultuosi, in attesa che arrivi l’onda perfetta.

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