News
Lo “Yad Vashem” di Gerusalemme, intreccio spinoso di Memoria e speranza
Pubblicato
1 anno fail

“Un Luogo e un Nome”, in ricordo delle vittime dell’Olocausto e un monito all’umanità.
Dall’alto del Har Hazikaron, “il Monte della Memoria” i luoghi iconici di Gerusalemme, la città “Tre Volte Santa”, non sono nettamente distinguibili e una leggera foschia bassa e opaca avvolge, quasi sempre, anche nelle giornate più soleggiate, le terrazze pietrose punteggiate di ulivi e cipressi. Eppure non poteva che sorgere proprio lì, lo “Yad Vashem”, l’Ente Nazionale per la Memoria della Shoah, il luogo eletto per concedere “un luogo e un nome” ai meritevoli, come previsto nei testi sacri dell’Ebraismo e, in questo caso, alle vittime dell’Olocausto.
Questa istituzione, inaugurata nel 1957, si avvia nel 2025 verso il ventennale dalla riapertura dopo i grandi lavori di “ristrutturazione”, necessari per dare al mondo una nuova fruibilità, soprattutto grazie ad un’architettura fortemente simbolica che, oltre a racchiudere un patrimonio culturale inestimabile, contribuisce a dare ai visitatori un impatto forte e commovente.

Lo “Yad Vashem” è un complesso di strutture tra cui memoriali, musei, archivi, biblioteche e aule-studio che hanno come scopo non solo la commemorazione degli ebrei perseguitati e uccisi, così come le comunità ebraiche sterminate, ma soprattutto la ricerca, la conservazione della documentazione e la divulgazione dei fatti storici, delle biografie delle vittime, degli eroi della Resistenza e dei “Giusti”.
Come una lama di acciaio e vetro che taglia il fianco del monte, la sequenza delle dieci gallerie che formano il Museo Storico dell’Olocausto, simboleggiano a pieno una ferita aperta che entra nella profondità della pietra e delle coscienze, costringendo il visitatore ad una metaforica e opportuna discesa nell’abisso della malvagità.

Documenti, fotografie, filmati, reperti si susseguono mettendo in luce progressivamente le varie fasi dell’Olocausto: dalla propaganda e ascesa di Hitler e del regime nazista, alla persecuzione attuata tramite ghettizzazione, ai lavori forzati nei campi di concentramento, all’applicazione dei protocolli della cosiddetta “soluzione finale,” decisi durante la Conferenza di Wannsee e attuati nei campi di sterminio.

Nella “Sala dei Nomi”, sono raccolti i “Fogli della Testimonianza”, le biografie di circa due dei sei milioni di vittime, la cui catalogazione circolare ricorda un anello infinito, senza inizio e senza fine, al di sopra del quale, circa seicento volti e altrettante storie ad essi legati, formano uno scenografico vortice ascensionale che conduce visivamente alla luce. Nel percorso della visita, nonostante la gran quantità di reperti e documentazioni, l’ampiezza e il grigiore delle sale trasmettono una sensazione di vuoto e silenzio, concetti spaziali voluti, in quanto uniche dimensioni possibili alla riflessione e alla commemorazione.

La gravosa voce del silenzio è ambivalenza pura: è tregua dal rumore, assenza dal tumulto, ma anche ansia del dolore e sospettosa vigilanza; è la morte che segue alla fine di una battaglia, ma può essere anche il silenzio che segue alla fine della guerra, il preludio della pace, quando, finalmente ogni arma tace. Al silenzio è dunque concesso assumere molteplici forme, ma non quella dell’omertà ed è per questo che la conoscenza, la memoria e la testimonianza sono un dovere.

Ed è un dovere ricordare soprattutto gli Eroi e i “Giusti”. I primi, soldati e membri dei vari squadroni della Resistenza, i secondi, semplicemente uomini (non Ebrei) straordinari solo per il loro coraggio, che hanno rischiato le loro vite per salvare anche un solo Ebreo: da Oskar Schindler, la cui lista originale è esposta proprio tra le teche del museo, agli italiani Giorgio Perlasca, il ciclista Gino Bartali e il dottor Carlo Angela, papà di Pero e nonno di Alberto, i divulgatori della televisione italiana. Ai “Giusti tra le Nazioni” è dedicato un giardino di pietre e quiete e un sentiero che si snoda tra le ombre degli alberi.

L’impressionante “Valle delle Comunità” contribuisce a restituire memoria alle comunità ebraiche decimate durante la Shoah, attraverso l’incisione dei nomi di circa 5000 nelle colonne di pietra, mentre ancor più commovente è il “Memoriale di Bambini”, nella cui caverna buia, quasi una tomba comune, una voce rende omaggio al milione e mezzo di bambini assassinati, chiamandoli per nome, uno ad uno.

In bilico, ancora sul binario, ma ad un passo dal vuoto, il vagone sospeso del Memoriale dei Deportati: è la testimonianza oltraggiosa e universale del più terribile dei viaggi, quello che conduceva alla privazione della dignità e ad una fine inumana.

In tutto il mondo, il 27 gennaio è la “Giornata della Memoria”, dedicata alla commemorazione delle ”vittime dell’Olocausto”, in occasione della data ufficiale in cui avvenne la liberazione dei deportati dal campo di concentramento/sterminio di Auschwitz-Birkenau; lo “Yad Vashem” si impegna, tra le altre finalità, per lo stesso scopo, tutto l’anno.
A Gerusalemme, e in tutti quei luoghi in cui le pagine dolorose della Storia non sono mai un capitolo del tutto chiuso, la memoria è quel “filo di ferro” che lega il passato al presente e, per tutta l’umanità, l’Olocausto rappresenta un nodo appuntito e tagliente, come quelli del filo spinato. Solo ricordando sempre ciò che è accaduto, sarà possibile credere che ogni nodo di spine possa un giorno (non troppo lontano) essere sostituto da delicate foglie di ulivo, piccole gemme che profumano di nuova primavera, di speranza e di pace.

Glicemia: cos’è, valori normali e quando preoccuparsi

Caivano, intensificati i controlli di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza contro l’illegalità

“Io per lei”, torna la campagna Telethon: in piazza i Cuori di biscotto per la ricerca sulle malattie rare

Orto sul balcone: guida pratica per coltivare anche in città

Avella (AV): I carabinieri denunciano un artigiano. Sequestrata l’azienda

Clan Contini, droga con il delivery a Napoli: 13 arresti

Stesa al Parco Verde di Caivano: tre arresti, indagini sui nuovi assetti della camorra

Avellino, Pasqua sicura: oltre 1.000 persone controllate dai Carabinieri

Napoli, droni verso le carceri: droga e telefoni dal cielo alle celle

Barano d’Ischia: fenomeno “zoning violation”. La piaga dell’abusivismo edilizio si combatte anche con i droni

Clan Contini, droga con il delivery a Napoli: 13 arresti

Stesa al Parco Verde di Caivano: tre arresti, indagini sui nuovi assetti della camorra

Avellino, Pasqua sicura: oltre 1.000 persone controllate dai Carabinieri

Napoli, droni verso le carceri: droga e telefoni dal cielo alle celle


