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Il rosso e il bianco di Vienna
Pubblicato
2 anni fail

Il gusto frizzante, informale e insolito della capitale viennese
Vienna. Metropolitana Linea 2, Stazione di Schottentor, tram n°38. In una corsa che dura appena 21 minuti, si lasciano gli imponenti e austeri fasti asburgici dell’Innere Stadt per giungere al Grinzig, capolinea del 19° distretto che, dal 1893 è ufficialmente parte integrante dell’area urbana della capitale austriaca.

Il paesaggio collinare, dolcemente in salita, si rivela a dir poco sorprendente. Stradine acciottolate, lampioni d’epoca, qualche piccola bottega, graziose villette a due piani, immerse nella quiete. Uno scenario da fiaba, il cui racconto si assapora lentamente e in allegra compagnia, proprio come il calice di un buon vino.

Grinzig è, infatti, uno dei quartieri della città, completamente dediti alla coltivazione della vite e alla produzione di vino, che fanno di Vienna la sola capitale al mondo a vantare quasi 600 ettari di vigneto entro i confini urbani.

L’introduzione della vite in questo territorio risale all’epoca celtica, anche se è grazie ai Romani che la viticoltura è diventata un’attività tradizionale e consolidata. Come consolidata, per austriaci e viaggiatori, è la consuetudine raggiungere il quartiere di Grinzig, soprattutto nei weekend di settembre e ottobre, per passeggiare tra i vigneti nel loro momento di massimo splendore cromatico e terminare la serata come suggerisce la tradizione.
La serica eleganza a fasce delle bandiere austriache, onnipresenti nell’Innere Stadt (centro storico), qui si converte nella semplicità rustica delle tovaglie a quadretti. Rosso e bianco, come il vino.

Tavoli e panche in successione, separati dallo spazio appena sufficiente al passaggio di camerieri che, in abito tradizionale, servono porzioni generose della gastronomia tipica austriaca: Schnitzel, Knödel, Arrosto di carni miste al piatto; al buffet, contorni freddi e atmosfera riscaldata dagli Schrammeln, piccoli gruppi di musicisti che, con fisarmonica, chitarra e violino, coinvolgono i commensali intonando ( o stonando) canti popolari.
Come un famoso valzer di Strauss, composto proprio per celebrare la triade della leggerezza: il vino, le belle donne e il canto.

E’ il contesto accogliente e informale degli Heurigen, le tradizionali taverne annesse ai vigneti, risalenti all’epoca medioevale, che da circa 240 anni sono diventate, a tutti gli effetti, un fondamento della cultura viennese.
Il nome deriva proprio da “heuer”, aggettivo utilizzato per definire il vino dell’anno in corso, che rimane tale fino all’11 di novembre: dal giorno di S. Martino in poi, con la nuova vendemmia, si darà spazio al nuovo Heuriger.

Il Rauschbaum, un intreccio di rami di pino che simboleggia “l’albero dell’ubriacatura”, le lanterne e la scritta “Ausg’steckt“ all’ingresso danno il benvenuto in questi cortili, in cui i fili di lampadine incandescenti contribuiscono a far brillare le serate e, grazie al vino, ad abbattere le barriere linguistiche, trasformando i clienti provenienti di diverse nazionalità in ospiti (paganti) di un unico, grande e spensierato convivio.

Al termine dell’esperienza alcolica e gastronomica in un Heurigen, se leggendo in tedesco, dovesse capitare di invertire le vocali, trasformando “Wien” in “Wein”, sarà ormai chiaro di non essere in errore, perché Vienna è davvero sinonimo di vino.
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