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Il Castello Arechi rimane ancora chiuso al turismo, senza una chiara gestione
Pubblicato
2 anni fail

dubbi emersi sulle misure di sicurezza attuate per preservare il luogo. Il Codacons ricerca i responsabili rispetto alla cattiva gestione della sicurezza e cura del loco
Da tempo ormai ci si interroga sulle sorti del Monte Bonadies, polmone verde di Salerno, e del
Castello Arechi, dopo l’incendio del 31 luglio che ha devastato l’area chiudendola al pubblico. A settembre si sperava in una riapertura dell’attività turistica, ma ciò non è avvenuto.
L’inadempienza comunale ha fatto sì che il sito archeologico e l’attività commerciale del Castello Arechi siano rimasti chiusi per diversi mesi: questo ha comportato danni sia per il turismo, che per le casse comunali, che non hanno potuto giovare di uno dei luoghi storicamente più rappresentativi di Salerno. Altro punto su cui ci si interroga è quello che concerne la manutenzione e la sicurezza del loco.
Anche qui, quello che risalta è la negligenza di un luogo abbandonato alle intemperie, a eventuali incendi dolosi o colposi che siano, senza nessun piano di prevenzione che vada a proteggere un sito così importante come il monte Bonadies e il Castello Arechi.
Il responsabile tecnologico del Codacons Campania, l’ingegnere Donato Pace, dichiara – “Possibile che non ci siano delle soluzioni tecniche – tecnologiche per impedire che un luogo così privilegiato del territorio cittadino non cada vittima di incendi, e intemperie climatiche che potrebbero rovinarlo, oltre che chiuderlo al pubblico per interi mesi? Ad esempio, un impianto perimetrale che innesca un innaffiamento automatico in caso di eventuali incendi, o semplicemente un meccanismo che allerti le autorità competenti in caso di problemi di questo genere?”.
L’avvocato Matteo Marchetti, presidente del Codacons Campania, dichiara poi – “Il Codancons
chiede un intervento repentino della magistratura per trovare responsabilità amministrative, per l’ambiente, per i cittadini e per il turismo.
Bisognerebbe cercare i responsabili di chi ha gestito la sicurezza dell’area e di chi non ha permesso la continuità dell’attività turistica del sito archeologico”.
Ragionando invece sulle possibili soluzioni da trovare insieme al Comune, aggiunge l’avvocato
Marchetti – “Al di là delle responsabilità del Comune, si potrebbe anche immaginare un contributo degli istituti tecnici-industriali della città, organizzando magari progetti regionali, formativi e concreti, per preservare il verde e la natura della nostra città”. I cittadini-studenti, con il buon esempio e un piccolo rientro economico, potrebbero fare pratica sul campo e prendersi cura dell’ambiente, monitorando e supportando il progetto per curare l’ambiente cittadino. In questo modo la scuola, il Comune e la gestione ambientale cittadina possono collaborare e cooperare per preservare la città. Aggiunge, infine, l’avvocato Marchetti – “Questa è solo una delle tante soluzioni possibili, ma di sicuro qualcosa deve essere fatto sul versante della manutenzione e del preservamento degli ambienti cittadini”.
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