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Luce ed Architettura: Luce naturale vs Luce artificiale

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Riprende la collaborazione il “Punto!” il Web Magazine tra l’Architetto Aniello Tirelli di NoiArchitetti Napoli

Cari lettori, dopo una lunga pausa e a seguito delle tante richieste pervenute, riparte da oggi la nostra rubrica settimanale dedicata all’architettura e alla casa.

Avendo questa estate iniziato ad affrontare il tema dell’illuminazione e degli spazi interessati da essa, quest’oggi approfondiremo l’importanza del “bilancio naturale” per una migliore qualità della vita.

Quanto tempo trascorriamo all’aria aperta ed esposti alla luce naturale?

Avete mai notato gli effetti benefici di questa esposizione? Sono sicuro di sì.

La luce naturale diventa, nella nostra vita, uno strumento di regolazione dell’orologio biologico: basti pensare che i bambini che passano molto tempo esposti alla luce naturale dormono meglio, poiché meglio regolato è il loro ritmo circadiano.

Ahimè, però, per motivi legati al lavoro e alla cura della famiglia, la maggior parte delle persone trascorre il proprio tempo in spazi chiusi (ufficio, casa, auto, ecc) illuminati artificialmente, delegando al weekend, a brevi passeggiate, a sport outdoor e poco altro, il tempo trascorso all’aria aperta.

Come è ben noto, la voce naturale è sensibilmente più potente rispetto a quella artificiale (considerate che la luce diurna naturale raggiunge fino a 10.700 lux, arrivando in una tersa e calda giornata di piena estate anche a 107.000 lux, mentre una postazione di lavoro, ad es, non raggiunge più di 1.000-1.500 lux. La differenza è notevole, non trovate?), la sua omogenea diffusione controlla e regola positivamente gli stati d’animo ed è l’unica a restituirci i colori autentici.

Vi consiglio infatti di scegliere i materiali e i colori della vostra casa o del vostro ufficio/attività commerciale, dopo averli visti all’esterno alla luce del sole.

Luce artificiale

È chiaro che all’interno di un abitazione o luogo di lavoro non potremo mai ottenere lo stesso valore di illuminamento di uno spazio esterno, oltreché risulterebbe economicamente insostenibile.

Le scelte progettuali devono, quindi, massimizzare l’utilizzo della luce naturale e garantirci un miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente.

La progettazione delle luci negli ambienti di vita può risultare davvero complessa se non si hanno le giuste competenze, perciò vi invito ad affidarvi ad architetti e professionisti esperti nel Light design, per non cadere in errori grossolani e massimizzare così i benefici di una illuminazione ottimale.

La settimana prossima ci concentreremo proprio sulla tipologia di emissione della luce: Luce Diffusa, Luce di servizio, Direzionale e Decorativa.

Vi auguro un buon fine settimana.

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La diffusione della Luce

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Foto Archivio

In questo nuovo appuntamento l’Arch. Aniello Tirelli di NoiArchitetti Napoli ci illustrerà le differenze e le funzioni dei vari tipi di luminosità

QUAL  E’ LA GIUSTA LUCE PER I VOSTRI SPAZI?

Sapete che ci sono diversi modi di diffondere la luce? Quale meglio si adatta ai singoli ambienti?

In questi appuntamenti su carta, ci dedicheremo allo studio delle luci nei singoli ambienti e quali dispositivi di illuminazione scegliere per codificare e massimizzare i vostri ambienti di casa e lavoro.

Oggi voglio illustrarvi le differenze e le funzioni dei vari tipi di luminosità.

Partiamo dalla LUCE D’AMBIENTE o LUCE DIFFUSA.

Ci sono molti modi per ottenere una luce diffusa, da faretti a soffitto, da lampade da appoggio opportunamente disposte, da luci a parete rivolte verso l’alto, o da superfici riflettenti.

La luce ambientale è quella che maggiormente vuole simulare la luce diurna: questa tipologia di illuminazione, se ben progettata, sottolinea le forme e crea piacevoli giochi di ombre migliorando notevolmente la qualità dello spazio.

È risaputo che la classica lampada a sospensione centrale (lampadario) concede una buona illuminazione ad una stanza, ma è poco interessante e priva di carattere. Un buon modo per calibrare l’intensità della luce è dotare gli impianti di un “dimmer” (apparecchio che consente di regolare l’intensità luminosa), così da scegliere l’intensità desiderata in base alle esigenze e alle fasce orarie.

Le LUCI DI SERVIZIO sono quelle luci che sono installate solo in alcuni ambienti della casa, dove ci occorre poca quantità di luce, ad esempio per illuminare le scale, il corridoio, un ripostiglio, il campanello d’ingresso o una credenza. Non bisogna mai trascurare, però, la sua importanza semplificandola al concetto di praticità e funzionalità, perché può diventare un elemento molto fondamentale non solo per fruire meglio gli spazi, ma anche nel creare piacevoli atmosfere.

Abbiate sempre cura nel controllarne colore e intensità.

Le LUCI DIREZIONALI

La fonte luminosa di questo sistema produce un fascio luminoso, che si può direzionare verso un’area o un’oggetto specifico. Viene usata spesso per i lavori di precisione o per esaltare particolari elementi. Gli apparecchi sono innumerevoli, a parete, d’appoggio o a soffitto e ognuno può avere uno SPOT differente e regolabile (angolo del flusso luminoso). Nell’utilizzo di questo sistema è molto importante studiarne la struttura per poter ottenere l’effetto desiderato, ma non esagerate perché potreste creare disturbo alla vista generando troppi chiaro-scuri.

La LUCE DECORATIVA

Quasi mai contribuisce all’illuminamento dell’ambiente, perché, come dice la parola stessa, è esclusivamente decorativa. Sono quelle fonti luminose che mettono in risalto complementi d’arredo, sculture e oggetti di vario genere creando effetti di luce dall’intramontabile fascino. Se si addicono allo stile della vostra casa, aggiungono un tocco di raffinatezza all’ambiente.

Come sempre, vi consiglio di rivolgervi ad un architetto che vi darà i giusti consigli e progetterà nel modo più armonioso l’illuminazione della vostra casa.

Nella prossima rubrica valuteremo la giusta quantità di luce nei singoli ambienti.

A presto. Arch. Aniello Tirelli, NoiArchitetti_Napoli

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Micro imprese e digital marketing: strategie e suggerimenti nel white paper di GoDaddy

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Lockdown e varie misure restrittive legate alla diffusione del Coronavirus hanno accelerato il processo di digitalizzazione.

Il digitale ha aperto tante nuove possibilità alle imprese, tra strumenti di lavoro e strategie che permettono di promuovere il proprio business in modi innovativi e molto efficaci. Il lockdown e le varie misure restrittive legate alla diffusione del Coronavirus hanno accelerato questo processo di digitalizzazione, evidenziando l’importanza di essere presenti online e utilizzare le le tecniche di digital marketing più adatte per fare business.

Dai siti web ai social network, dall’email marketing alla SEO, per approfondire tutti questi aspetti e le migliori tecniche digitali per le PMI italiane, Miriam Bertoli ha realizzato il white paper “Piccoli business, grandi risultati: strategie di marketing digitale per competere con successo”, scaricabile gratuitamente online all’interno della rubrica “Punti di vista” di GoDaddy – una sezione ricca di contributi, approfondimenti e analisi realizzati da esperti del settore digital.

Nel suo approfondimento, Miriam Bertoli, docente e consulente di digital marketing, oltre che autrice del libro “Web Marketing per le PMI”, ha cercato di chiarire alcuni dei principali dubbi che possono sorgere quando si muovono i primi passi nel mondo del digitale: conviene davvero aprire un e-commerce? Quali sono i migliori strumenti di digital marketing?

Prima di tutto è fondamentale mettere a fuoco i propri obiettivi e quelli dei propri clienti: la strategia di marketing dovrebbe sempre partire dai bisogni delle persone e dalle loro caratteristiche, sulle quali creare un proprio obiettivo di business.

In base a quanto emerso da questa prima analisi bisogna poi stabilire quale sia la dotazione di base utile per la propria impresa: attualmente solo il 41% delle PMI ha un sito web, di questi solo il 27% attrae volumi di traffico rilevanti, mentre solo il 16% ha creato un servizio di e-commerce.

Soprattutto in un periodo come quello attuale, che ha profondamente cambiato i nostri comportamenti e le nostre abitudini d’acquisto, il digitale può dare nuovo slancio ai business, permettendo alle aziende di essere sempre aperte e operative.

Questi e tanti altri spunti sono racchiusi nel white paper, che approfondisce diversi strumenti tra i più moderni, suggerendo soluzioni e strategie. Per approfondire il tema e consultare tutti gli altri contributi sulle ultime novità del digital marketing è possibile seguire “Punti di Vista”, la rubrica gratuita disponibile sul blog di GoDaddy.

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Covid e Sanificazione degli ambienti: perché è importante

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Foto di modovisible da Pixabay

Affidarsi ad aziende con personale altamente formato e qualificato per sanificare i locari e le attrezzature è sempre la scelta migliore

È importante sanificare ambiente e locali in quanto viene eliminato, mediante biocidi certificati ad azione virucida, la presenza di particelle aerodisperse con carica virale.

È altrettanto importante capire quali siano i prodotti giusti da utilizzare. Su questo ci viene incontro il Ministero della salute che scrive:

Il Rapporto “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento”, fornisce indicazioni, in tema di trasmissione dell’infezione da SARS-CoV-2, di sopravvivenza del virus su diverse superfici e di efficacia dei prodotti utilizzati per la pulizia e la disinfezione/sanitizzazione dei locali”. (Fonte: Ministero della Salute).

Le indicazioni contenute nel documento considerano diversi aspetti tra cui: l’impatto ambientale e i rischi per la salute umana connessi all’utilizzo dei prodotti.

Il documento precisa, inoltre, i termini usati nell’ambito della disinfezione chiarendo la differenza tra disinfettante, sanificante, igienizzante per l’ambiente e detergente. Questa una delle motivazioni fondamentali sul perché scegliere, per gli interventi di disinfezione sanitizzazione, aziende – regolarmente autorizzate che prevedono la presenza di un responsabile tecnico abilitato – che possono fornire un certificato.

Tutti i prodotti che vantano una azione disinfettante battericida, fungicida e virucida, devono essere preventivamente valutati dall’ISS ed autorizzati dalle autorità competenti prima degli stati membri dell’UE. Per l’Italia, quindi, Il Ministero della Salute.

I vari prodotti per la disinfezione, infatti, che possono vantare una azione nei confronti dei microorganisimi, sono diversi dai detergenti e dagli igienizzanti e non vanno confusi.

Per gli ultimi, che non possono vantare azione igienizzante, non è prevista autorizzazione, ma comunque devono essere conformi alle normative vigenti.

Le definizioni

Nel documento dell’ISS vengono riportate alcune definizioni per distinguere i vari interventi:

  • Sanificazione: è un “complesso di procedimenti e operazioni” di pulizia e/o disinfezione e comprende il mantenimento della buona qualità dell’aria anche con il ricambio d’aria in tutti gli ambienti.
  • Disinfezione: è  un trattamento per abbattere la carica microbica di ambienti, superfici e materiali e va effettuata utilizzando prodotti disinfettanti (biocidi o presidi medico chirurgici) autorizzati dal Ministero della Salute. Questi prodotti devono obbligatoriamente riportare in etichetta il numero di registrazione/autorizzazione.
  • Igienizzazione dell’ambiente: è l’equivalente di detersione ed ha lo scopo di rendere igienico, ovvero pulire l’ambiente eliminando le sostanze nocive presenti. I prodotti senza l’indicazione dell’autorizzazione del ministero della Salute che riportano in etichetta diciture sull’attività ad es. contro germi e batteri, non sono prodotti con attività disinfettante dimostrata ma sono semplici detergenti per l’ambiente (igienizzanti).
  • Detersione: consiste nella rimozione e nell’allontanamento dello sporco e dei microrganismi in esso presenti, con conseguente riduzione della carica microbica. La detersione e un intervento obbligatorio prima di disinfezione e sterilizzazione, perché lo sporco è ricco di microrganismi che vi si moltiplicano attivamente ed è in grado di ridurre l’attività dei disinfettanti.
  • Pulizia: per la pulizia si utilizzano prodotti detergenti/igienizzanti per ambiente – i due termini sono equivalenti – che rimuovono lo sporco mediante azione meccanica o fisica.

Le raccomandazioni fornite dall’ISS possono essere eseguite alla lettera solo da personale altamente formato e qualificato in materia di igiene. Questi infatti seguono una determinato protocollo rispetto ai metodi fai da te.

Per approfondire: Rapporto ISS “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento”.

Per ulteriori dettagli contattare scmallardo@gmail.com

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HACCP: le origini della normativa

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Ideato negli anni Sessanta negli Stati Uniti per rendere il cibo degli astronauti più sicuro, venne introdotto in Europa negli anni Novanta

Dopo gli appuntamenti precedenti sull’HACCP dove abbiamo parlato dell’importanza della sicurezza alimentare e cosa tutela l’HACCP, in questo nuovo articolo andremo a parlare delle origini della normativa.  

L’HACCP venne ideato negli anni Sessanta negli Stati Uniti, con la finalità di assicurare che gli alimenti forniti agli astronauti della NASA non avessero alcun effetto negativo sulla salute o potessero mettere a rischio le missioni spaziali.

Questo sistema venne introdotto in Europa negli anni Novanta, e prevede l’obbligo di applicazione del protocollo HACCP per tutti gli operatori del settore alimentare.

La normativa è entrata in vigore dal il 1° gennaio 2006 e attuato in Italia, con quale viene inoltre definitivamente abrogato il Danzi e vengono decretate le sanzioni per inadempienza.

Vista l’ampia gamma di imprese alimentari prese in considerazione e la grande varietà di prodotti alimentari e di procedure di produzione applicate agli alimenti, la Commissione Europea ha redatto delle linee guida generali sull’applicazione delle procedure dell’HACCP, venendo così in aiuto a tutti coloro che intervengono nella catena della produzione alimentare.

Tali linee guida si ispirano principalmente ai principi enunciati e danno indicazioni per un’applicazione semplificata delle prescrizioni in materia di HACCP, in particolare nelle piccole imprese alimentari.

Approfondiremo ancora il discorso sull’HACCP in un prossimo articolo.

Per ulteriori dettagli contattare Scmallardo@gmail.com

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C’è acqua sulla Luna ed è più accessibile del previsto, l’annuncio della Nasa

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Foto da Pixabay

La scoperta è stata comunicata direttamente dalla Nasa nel corso della conferenza stampa, iniziata alle 17.00 (ora italiana), di oggi

Il telescopio SOFIA (Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy) della Nasa ha rivelato per la prima volta la “firma” della molecola di acqua nel Clavius ​​Crater, uno dei più grandi crateri visibili dalla Terra.

La grandiosa scoperta è stata comunicata direttamente dalla Nasa nel corso della conferenza stampa, iniziata alle 17.00 (ora italiana), di oggi.

Un secondo studio, pubblicato su Nature e condotto dall’Università del Colorado, stima invece che oltre 40.000 chilometri quadrati di superficie lunare potrebbero intrappolare acqua sotto forma di ghiaccio in piccole cavità ombreggiate.

La Nasa ha spiegato che questa grande scoperta darà un grande contributo per ottenere una migliore comprensione della Luna e dello spazio profondo.

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