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Cancro al seno, vi spiego come si può battere un male terribile
Pubblicato
6 anni fail

La storia di Giulia, malata di cancro al seno, che ha combattuto la sua lotta con un male terribile
Questa è una mia intervista di qualche anno fa. Era il 2012 per essere esatti. All’epoca il magazine che ora vedete era appena nato nella sua versione virtuale. Quindi questa intervista fu tratta dal pezzo cartaceo che avevamo pubblicato. La voglio riproporre perché molto significativa e sempre attuale. Si parla di cancro al seno e la mi ospite offre degli spunti di una valenza enorme. Ancora una volta ringrazio Giulia per avermela concessa e le mando un enorme in bocca al lupo!
La scoperta, quasi per caso
Quando hai scoperto di avere il cancro al seno?
«Mi sono accorta di avere il cancro nel novembre del 2009. La cosa strana di tutta la vicenda è che si è reso conto della mia malattia un chirurgo estetico».
Come un chirurgo estetico?
«Beh, è chiaro che adesso debba spiegarti la vicenda: tutto è iniziato nel 2004 quando mi notai un piccolo noduletto al seno rivelatosi un fibroadenoma, una formazione solida benigna molto frequente soprattutto nelle giovani donne. Dopo averlo asportato è iniziato il periodo di prevenzione; come spesso avviene per chi ha avuto simili problemi la prima prevenzione passa attraverso l’auto palpazione. Durante questa pratica mi accorsi di un nodulo allo stesso punto del vecchio intervento. Per non lasciare nulla di intentato mi sottoposi ad una mammografia ed a un successivo consulto medico dal quale uscii rassicurata perché secondo lo specialista del “Pascale” che mi aveva in cura ed operato, si trattava appunto del tessuto cicatriziale del precedente intervento. Con il passare del tempo però, circa due anni, il nodulo continuava a crescere. Avendo sempre la stessa risposta ai controlli, decisi di cambiare medico e andai da un senologo e chirurgo estetico perché mi dava fastidio sentire questa “cicatrice” al tatto e volevo toglierla. Durante la visita, alla quale portai anche i precedenti controlli e le relative analisi, il chirurgo estetico, dopo un esame citologico, mi diede la notizia di avere un cancro sospetto C4 che poi, dalle ultime analisi, è risultato fortunatamente declassato. Da qui in poi è iniziata la trafila, devo dire del tutto inaspettata».
L’operazione
Sei stata operata subito?
«Sì, circa quindici giorni dopo. Il tempo necessario per scongiurare eventuali metastasi, fortunatamente assenti. È stata evitata l’asportazione della mammella perché il chirurgo che mi ha operato è stato accorto nella analisi e professionale nell’intervento».
Come stai?
«Oggi sto bene, ovviamente dopo aver superato lo scoglio rappresentato dalle chemioterapie e dal post operatorio che è veramente duro. Ti spiego: l’intervento di per sé ti abbatte psicologicamente, mentre le chemio e il post operatorio fisicamente. All’inizio pensavo perché proprio a me, quando sono venuta in contatto con il reparto di oncologia e ho visto tanti casi peggiori del mio, ho iniziato a chiedermi: perché non a me?».
Cosa ti senti di dire a coloro che oggi sono nella situazione in cui eri qualche anno fa?
«Dico di non arrendersi mai e di affrontare il cancro con coraggio e tenacia. Credo che se ci si lascia abbattere il male prende il sopravvento. Certo i momenti di sconforto e di rabbia sono umani, ma molte volte basta un pianto per rialzarsi e continuare a combattere».
Gli altri …
Durante questo percorso le persone a te care ti sono state vicine o hai avuto delle delusioni?
«Le delusioni sono state poche. Molti mi hanno sorpreso, ma nessuno mi ha abbandonato sia nel bene che nel male. Tante sono state le persone che passavano da casa, tanti quelli che chiedevano mie notizie ad amici e tante anche le visite di cortesia. Spesso però ciò che ti faceva veramente male era lo sguardo delle persone che notavano gli inevitabili segni della mia malattia. È difficile spiegare il perché ma ci sono degli sguardi che sono peggio di una spada. Comunque l’amicizia, l’amore e l’affetto di tante persone che non mi hanno fatto sentire e stare sola mi hanno dato tanto coraggio e forza per uscirne e vincere la mia battaglia».
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Ci hai descritto i momenti con il mondo che ti circondava in quei mesi. Quando eri da sola, invece, la mente, i tuoi pensieri dove andavano?
«La mente viaggiava e viaggia ancora. I momenti di sconforto ci sono eccome. Evitavo di stare da sola perché spesso la paura prendeva il sopravvento. Ancora oggi un mal di schiena o piccoli dolori che abbiamo tutti e passano inosservati, possono indurmi in allarme. Quando ero da sola, lo ammetto, qualche volta pensavo anche alla morte. Penso sia normale pensare anche al peggio, ma questa cosa non mi ha condizionato».

Questa intervista per parlare di cancro al seno
Perché ci hai chiesto di essere intervistata?
«Bella domanda. Perché vorrei lanciare un messaggio: non si deve pensare di essere immune, quindi le persone devono capire che il cancro può essere curato e sconfitto, che si può avere una vita normale anche dopo la malattia seppur in età giovane. Bisogna capire e credere perché è vero che la normalità può tornare nella propria esistenza e che, ad esempio, ci si può sposare, avere figli e continuare a sognare un futuro. Questo pensiero è anche dedicato a coloro i quali mi consigliarono di comprare una parrucca per non far vedere i segni della chemio oppure, anche se non ho vissuto questa cosa in prima persona, per coloro i quali si sono dovuti isolare in casa per non far vedere i segni della malattia. Ho festeggiato i miei 32 anni con mezzo centimetro di capelli e sono contenta di non aver dovuto provare vergogna di avere il cancro. Del resto anche durante il periodo di chemio, ho continuato a lavorare ed a svolgere una vita “normale”».
Qual è l’arma migliore contro il cancro?
«Prevenzione in tre sem-plici mosse: mammografie, eco-grafie e visite senologiche. Non bisogna aver paura si sottoporsi ai controlli. Ovviamente non solo per le malattie legate al seno o alle donne ma anche per gli uomini. Io sono stata molto fortunata, vista la dinamica con cui si è svolta la mia storia. Purtroppo molti sono stati meno fortunati di me ed ora non ci sono più. Per questa ragione l’informazione e la prevenzione possono salvare vite umane, la nostra ad esempio».
La persona che ha rilasciato questa intervista è voluta rimanere anonima, noi l’abbiamo chiamata Giulia!

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