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Egitto: dalle Piramidi al Nilo, il fascino di una terra millenaria
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3 anni fail

Egitto, un viaggio nel fascino millenario di una terra impregnata di storia e mistero
Al di là del Mediterraneo, tra Africa e Medio Oriente, l’Egitto è da sempre un Paese che affascina e che attrae. Sarà per le sue spiagge (da quelle sabbiose e bianchissime del mediterraneo, alle coste rocciose del Sinai, passando per quelle ventilate sul Mar Rosso); sarà per le sue oasi (Siwa, su tutte); per l’importanza dei suoi siti religiosi (le Moschee della capitale e il Monastero di S. Caterina, dove, pare, Mosè ricevette le tavole della Legge) o semplicemente per l’immenso patrimonio artistico e culturale della civiltà egizia.
Questo, si fondava sull’antitesi vita-morte, che qui non era lotta, bensì un binomio inscindibile. La vita eterna nell’aldilà era un traguardo verso cui essere costantemente proiettati. Per vivere, bisognava strappare spazi al deserto sterile e, allo stesso tempo, non soccombere alle piene distruttive del fiume: il Nilo rendeva fertile, verde e viva la nera terra intorno agli argini, lungo i quali si trovavano spesso i fiori di loto e gli steli di papiro, piante simboleggianti la vita che rinasce dal fango.
Agli Egizi, non solo si riconosce la genialità in diversi ambiti quali l’astronomia, la fisica, l’ingegneria idraulica, ma soprattutto l’invenzione della scrittura su rotoli di carta derivanti proprio dal papiro, che ha permesso di tramandare queste conoscenze, oltre i millenni. Nelle costruzioni, l’aldilà era presente nelle geometrie funebri, per tumulare i defunti e allo stesso tempo, per ingraziarsi gli Dei, affinché fossero clementi in vita e generosi oltre, anche a costo del sacrificio di milioni di vite ridotte in schiavitù.
Esempio eccelso di questo culto, sono le celebri (ma non uniche) Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, nella piana di Giza. Si tratta di monumenti funerari (con molteplici significati simbolici ed esoterici) in cui venivano conservati i sarcofagi contenenti le spoglie mummificate e i corredi dei faraoni. Imponente, si stende davanti ad esse la Grande Sfinge, dal corpo leonino e dalla testa antropomorfa.
L’espressione enigmatica che la caratterizza è, forse, dovuta all’idea di aver parzialmente mancato al suo ruolo di custode: seppur severi sono i danni derivati dall’erosione del vento e dall’incudine del sole, peggiore è di certo l’avanzata assurda della periferia della città che, con il suo abitato, quasi invade il sito, di cui lei resta silenziosa e impassibile sentinella. Sarà stato il senso di impotenza a farle cascare il naso?
Battuta a parte, questo resta un paese che ci piace, anche se visitare Il Cairo è davvero un’impresa! La cittadella con le Moschee, il Bazar di Kahn el Khalili, la simbolica Piazza Tahrir e soprattutto l’enorme e rinnovato Museo Egizio (nel quale è esposta la famosa Maschera di Tutankhamon) restano comunque un valido motivo per affrontare la faticosa, trafficata, caotica e fagocitante capitale.
A questo si aggiunge, l’approccio poco discreto di guide, venditori, ristoratori, tassisti, abusivi e non, che risulta essere fastidioso ed invadente come il ronzio delle mosche ai tavolini all’aperto, che si fa fatica a tenere lontane. Guardando al di là dell’apparenza, si comprende (in parte) il loro comportamento, quando si realizza che il turista è una fonte di sopravvivenza, per tanti di loro che, lontani dalle case e dagli affetti, affrontano ogni giorno la vita in uno stato di moderna “schiavitù”, fatto di stipendi da fame e orari di lavoro, nella pratica, senza regola.
Ma al di là di questo, l’Egitto ci piace, e, anche se l’andamento dei flussi turistici segue la forma delle piramidi, piace soprattutto ai turisti del nostro paese. Sarà perché, nelle località balneari, tutti parlano italiano e quindi ci si sente più “a casa”; sarà perché la formula ormai collaudata del “tutto incluso” dei resort (più o meno di “lusso”) permette al turista di dimenticarsi del portafogli per tutta la durata del soggiorno; sarà perché, dato il differente potere d’acquisto, maggiore del solito, ci si scatena nello shopping da bazar, portandosi a casa dai profumi pseudo famosi, ai cartigli con i nomi in geroglifico fino ai caftani ricamati che del pregiato cotone egiziano non hanno proprio nulla.
Nonostante i sarcofagi di resina e le luci al neon delle palme di plastica, anche questo Egitto continua a piacere, forse perché permette di sentirsi molto “sceicchi”, come suggerisce il nome di quella baia di pescatori (Sharm el Sheikh, appunto) che di naturale per fortuna, ancora conserva le meraviglie subacquee della barriera corallina. Al di là, del luccichio glitterato dei souvenir, per fortuna, ancora esiste (e resiste) il fascino di un Egitto più autentico: quello “sorvegliato” dai colossi di Memnon, quello “spostato” del tempio di Abu Simbel, quello conservato nell’ardente sottosuolo della Valle dei Re e delle Regine, dove le ricche decorazioni delle tombe ne testimoniano i fasti.
E ancora, l’antica città di Tebe, offre al mondo gli splendidi Templi di Luxor e Karnak: accolti da corridoi di sfingi, si varcano enormi portali e ci ritrova tra colonnati maestosi. Solo allora si capisce perché, davvero questo paese ci piace! Una terra arsa da sete di acqua e conoscenza, un cielo infuocato di luce ed ombre, come quelle delle feluche che navigano silenziose le acque dorate del Nilo al tramonto, la forza magnetica di questi luoghi ancora rivela una potenza d’attrazione intatta da oltre 4000 anni, che riesce a trasmettere emozioni estatiche al di là del tempo.
E anche se ci sarebbero ancora tanti motivi per cui l’Egitto ci piace, meglio fermarsi qui, perché da papiro a “papiello” è un attimo!

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