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“L’altro volto della morte” di Francesca Veronesi

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L'altro Volto della Morte

“L’altro volto della morte” è il primo capitolo di una trilogia del genere urban-fantasy. Una storia ambientata negli anni 40 del 2000

Casa Editrice: Albatros Editore
Genere: Urban-Fantasy
Pagine: 768
Prezzo: 21,37 €

“Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte”

Si conclude così la nota introduttiva che anticipa il romanzo d’esordio di Francesca Veronesi, “L’altro volto della morte” pubblicato dall’editore Albatros all’interno della collana Nuove Voci, Imago.

Ciò che infatti non può non saltare immediatamente agli occhi del lettore è la giovane età dell’autrice dell’opera, classe 1999, attrice laureata alla Bernstein School of Musical Theatre, youtuber culturale e, da marzo anche scrittrice.

Anzi, sarebbe più appropriato retrodatare questo esordio perché, come si evince dalle interviste rilasciate dall’autrice, l’opera è stata scritta durante un arco di tempo piuttosto esteso: ben quattro anni soltanto per la composizione del primo volume. 

Alla scoperta dell’urban-fantasy nel primo libro di Francesca Veronesi

“L’altro volto della morte” è il primo capitolo di una trilogia urban-fantasy, genere molto diffuso e popolare tra le nuove generazioni e che rispetto alle sue origini, quelle del fantasy si differenzia per l’assenza di limiti temporali (l’urban-fantasy può essere ambientato in epoche molto lontane) ma che trova la propria peculiarità nell’ambientazione urbana, quelle delle città. In realtà, per quanto il genere cominci ad affermarsi proprio in questi tempi, i primi rappresentati si trovano già negli anni 2000, con le opere di Lara Manni (eteronimo della scrittrice Loredana Lipperini), Francesco Dimitri (Pan, Alice nel paese delle vaporità, L’età sottile…) e pochi altri.

La storia prende il via da una prefazione misteriosa che introduce il lettore a un evento del tutto misterioso, collocato nel futuro, durante gli anni Quaranta del Duemila all’interno di una mostra artistica dedicata all’Africa. Per poi catapultare il lettore nella contemporaneità degli anni Venti, dove l’adolescente Adriel – affetta da un mutismo selettivo e da una sfiducia cronica verso il mondo circostante, sempre ostacolata dal peso del giudizio e degli sguardi altrui – si troverà a fare i conti con la scoperta di un mondo che rimette in discussione tutto ciò che pensava possibile fino a quel momento.

Aiutante d’eccezione di Adriel è la più disinibita Hawah, che a differenza sua, non salta una festa ma è una delle poche persone a non farla sentire a disagio nei suoi rapporti con il mondo. Eppure, anche Hawah dovrà riflettere su ciò che reputa possibile o meno, perché la comparsa di Connor pare essere piuttosto tardiva rispetto al suo reale ingresso in scena. Il giovane Connor infatti appare molto confuso sulle sue origini, ma Adriel è sicura di averlo già visto, di aver fatto la sua conoscenza altrove, ed è disposta a tutto per capire quali eventi sfuggono alla sua razionale comprensione.

Nel mondo magico di L’altro lato della morte l’arte trionfa

La storia, che guida il lettore per quasi ottocento pagine, è pregna di rimandi storici e filosofici, ma non solo. La poesia, la pittura, l’arte visiva e letteraria si fondono in un turbine senza uscita, conducendo il lettore (tra le numerose tematiche affrontate) verso un’aulica riflessione sulla convivenza delle diversità, sul senso di potersi sentire sé stessi anche laddove i precetti tradizionali del mondo braccano le libertà di un nuovo modo di pensare. Un nuovo modo di relazionarsi agli altri: a partire proprio da uno degli eventi scatenanti, quando le due eroine del romanzo, Adriel e Hawah, soccorrono il misterioso Connor a una rissa impari e ingiusta, in cui non è in grado neanche di difendersi.

Un mondo, quello de “L’altro lato della morte” in cui anche la morte appare come un’estensione della vita, come qualcosa di positivo, verso cui tutta l’umanità tende ed è destinata, eppure, davanti a cui tutti provano terrore e rimandano l’arrivo. Tema ampiamente trattato in letteratura, ma che in questo romanzo incontra il punto di vista delle generazioni più recenti.

Con uno stile immediato ma non per questo meno ricercato, l’esordio fantasy di Francesca Veronesi è destinato a conquistare il lettore Il gergo semplice e quotidiano delle descrizioni che accompagnano la narrazione dell’Idaho, Stati Uniti D’America – luogo in cui è ambientata la vicenda – lascia spazio a dialoghi costruiti perfettamente, che ricordano l’immediatezza del linguaggio cinematografico (dimensione a cui appartiene la giovane promettente scrittrice Veronesi). Singolare è inoltre la caratterizzazione dei personaggi, tanto che al lettore viene immediato riconoscere chi pronuncia le battute ancora prima di leggere chi le ha fatte.

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