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Politica

Decreto rave, forse la fretta cattiva consigliera

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Decreto rave
Foto di Imagoeconomica - Fonte: Ministero dell'interno

Decreto Rave, la troppa fretta ha reso la norma eccessivamente interpretabile e cresce il fronte della modifica in sede di coversione

Decreto rave. forse la fretta mai come questa volta è stata cattiva consigliera. Dopo la celebrazione del primo Consiglio dei ministri, in una conferenza stampa annunciato il decreto che aggiungeva una nuova norma nel Codice penale l’articolo 434 bis.

Subito un coro di critiche e alzate di scudi da parte delle opposizioni. La norma però viene da lontano, fu pensata infatti dal ministro Lamorgese, ma prevedeva solo quattro anni di reclusione. Anche in virtù del fatto che esiste l’articolo 633 che prevede anche il “invasione a scopo di lucro” cosa che non è contemplata nella nuova norma.

Quali sono però i punti fondamentali del 434 bis che permettono l’intervento? Sono fondamentalmente 3: Pericolo di ordine pubblico, pericolo per la salute pubblica e lo spaccio di droga. Poi forse poteva essere scritta in maniera più chiara per lasciare meno spazi ad interpretazioni e polemiche. A spiegarlo bene il prefetto Achille Serra al Fatto Quotidiano.

Serra, infatti, alla domanda se il decreto non lasci troppi margini di interpretazione risponde “Forse si poteva scrivere in modo più chiaro, ma a mio parere indica tre elementi precisi che possono far scattare l’intervento. Il pericolo per l’ordine pubblico, il pericolo per la salute pubblica – il caso di Modena, dove risulta ci fosse uno stabile pericolante – la commissione di reati como lo spaccio di droga e le violenze”. Poi ha aggiunto che “c’è un’altra parola chiave, arbitrariamente”.

“Come per le manifestazioni politiche, anche per un evento del genere” ha aggiunto “si può chiedere l’autorizzazione al prefetto o al questore. Se la si ottiene, non c’è più invasione ‘arbitraria’”.

Poi ha risposto anche sulle intercettazioni derivanti dall’entità della pena “Le intercettazioni telefoniche mi sembrano un tantino troppo, poi l’organizzazione di questi eventi avviene di solito sul web, sulle chat. Però senza intercettazioni rischi di trovarti davanti al fatto compiuto”.

Appare chiaro che su una norma del genere forse bisognava perdere un po’ di tempo per studiare tutte le possibili ricadute. Non sempre, infatti, la rapidità è sinonimo di qualità.

Ed in questo caso visto che sono tanti anche all’interno della maggioranza che storcono il naso che in sede di conversione vi sia qualche modifica al testo di una norma di cui, stranamente, nessuno vuole assumersi la paternità.

La Premier Meloni, infatti, si è data alle rassicurazioni che le libertà non saranno violate. Nella stessa direzione le note del Viminale “La norma interessa una fattispecie tassativa che riguarda la condotta di invasione arbitraria di gruppi numerosi tali da configurare un pericolo per la salute e l’incolumità pubbliche” e che non “non lede in alcun modo il diritto di espressione e la libertà”.

Lo stesso Ministro della Giustizia Nordio sembra sia disagio. L’unico ad intestarsi la paternità della norma anche se non è così è Salvini che continua a dire che “non si torna indietro”. I suoi alleati però sembrano essere ben disposti a modifiche. Addirittura Tajani sembra aver espresso perplessità e disagio durante la riunione del Consiglio dei ministri.

Le modifiche potrebbero riguardare l’abbassamento della pena a quattro anni, quindi, andrebbero ad eliminare anche le intercettazioni. A restare potrebbero essere le misure patrimoniali e la confisca, a cui terrebbe molto lo stesso Ministro Piatedosi.

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