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Addio a Lucio Montanaro, volto inconfondibile della commedia italiana
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L’attore e caratterista pugliese è morto a 75 anni. Una lunga carriera tra cinema e televisione, al fianco di alcuni dei protagonisti più popolari dello spettacolo italiano
È morto Lucio Montanaro, attore e caratterista che per decenni ha attraversato il cinema popolare italiano lasciando il segno anche quando sullo schermo gli venivano affidati pochi minuti o un ruolo apparentemente secondario.
Montanaro aveva 75 anni ed era originario di Martina Franca, in provincia di Taranto. La notizia della sua morte, avvenuta il 13 agosto 2026, è stata riportata da diverse testate nazionali. Secondo le informazioni diffuse nelle ore successive al decesso, l’attore sarebbe stato colto da un malore mentre si trovava nella propria abitazione.
Un caratterista nel senso più autentico del termine
Definire Montanaro semplicemente un attore comico rischia di raccontarne soltanto una parte della carriera. Apparteneva infatti a quella generazione di caratteristi italiani capaci di rendere immediatamente riconoscibile un personaggio, costruendolo attraverso inflessioni, espressioni, tempi comici e una presenza scenica personale.
Nato il 22 giugno 1951 a Martina Franca, Montanaro ha lavorato soprattutto nel cinema degli anni Settanta e Ottanta, attraversando commedia popolare, film musicali e produzioni legate alla cosiddetta commedia sexy all’italiana.
La sua filmografia è ampia e lo ha portato a recitare accanto a interpreti molto noti del cinema e dello spettacolo italiano, tra i quali Lino Banfi, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani, Mario Merola, Nino D’Angelo e Pippo Franco.
Dal cinema popolare ai film con Mario Merola e Nino D’Angelo
Nel corso degli anni Montanaro ha preso parte a numerose pellicole diventate rappresentative di una stagione molto particolare del cinema italiano.
Tra i titoli della sua carriera figurano La dottoressa del distretto militare, La soldatessa alla visita militare, L’infermiera di notte, La dottoressa ci sta col colonnello e Il tifoso, l’arbitro e il calciatore.
Importante anche il suo rapporto professionale con il cinema popolare napoletano. Recitò, tra gli altri, in Napoli… la camorra sfida, la città risponde, diretto da Alfonso Brescia, e in Tradimento, accanto a Nino D’Angelo e Mario Merola.
Sono pellicole appartenenti a generi e stagioni cinematografiche differenti, ma accomunate dalla capacità di raggiungere un pubblico vastissimo. In quel sistema produttivo il caratterista aveva una funzione fondamentale: non necessariamente occupava il centro della storia, ma spesso contribuiva in maniera decisiva a determinarne ritmo, atmosfera e riconoscibilità.
Montanaro apparteneva pienamente a quella scuola.
Il ritorno con L’allenatore nel pallone 2
Dopo una presenza cinematografica particolarmente intensa tra gli anni Settanta e Ottanta e un successivo periodo più defilato, Montanaro era tornato sul grande schermo anche nel 2008 con L’allenatore nel pallone 2, diretto da Sergio Martino e interpretato da Lino Banfi.
Nel corso degli anni aveva inoltre avuto esperienze televisive, tra cui una partecipazione alla serie Carabinieri nel 2007 e, nel 2019, a Stracult Live Show su Rai 2.
La sua carriera non era rimasta confinata alla recitazione. Montanaro aveva anche affidato alla scrittura alcuni ricordi della propria esperienza artistica, pubblicando nel 2019 un’autobiografia e, nel 2024, un volume dedicato a Mario Merola.
Un volto che raccontava un’epoca del cinema italiano
La scomparsa di Lucio Montanaro riporta inevitabilmente alla memoria una stagione cinematografica oggi molto lontana per linguaggi, modalità produttive e rapporto con il pubblico.
Era il cinema delle sale di quartiere, delle produzioni realizzate a ritmo serrato e delle compagnie nelle quali, accanto ai protagonisti, operava una generazione di attori capaci di costruire una carriera attraverso decine di personaggi diversi.
Montanaro è stato uno di quei volti.
Un interprete che ha lavorato con alcuni dei nomi più popolari dello spettacolo italiano e che, grazie alla televisione e alle successive riproposizioni dei film, è rimasto familiare anche a generazioni che quelle pellicole non le avevano viste al momento della loro uscita.
Con la sua morte scompare un altro rappresentante di quella grande tradizione dei caratteristi italiani, attori spesso lontani dal ruolo di protagonista ma indispensabili per dare identità e memoria a un film.


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