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Appalti Rifiuti Cusano Mutri e Durazzano, interdetto imprenditore 51enne

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Appalti rifiuti. L’uomo ha ricevuto una interdittiva di sospensione dell’attività imprenditoriale per 12 mesi; indagato anche il Responsabile dell’Area Tecnica di Cusano Mutri e Durazzano

Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando provinciale di Benevento hanno eseguito una misura cautelare interdittiva di sospensione dell’attività impreditoriale per 12 mesi.

Destinatario del provvedimento un 51enne di Montesarchio, gestore di fatto di una Cooperativa sociale Onlus di Cervinara. La cooperativa era impegnata nella raccolta e trasporto dei rifiuti.

L’indagato è ritenuto gravemente indiziato di turbata libertà di scelta del contraenete (articolo 353 bis codice penale). Ritenuto inoltre gravemente indiziato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (articolo 319 codince penale). Il provvedimento è scattato alla fine di una indagine coordinata dalla Procura di Benevento.

A far partire le indagini – come riporta una nota della Procura – una denuncia di un imprenditore di Cusano Mutri (BN). Tale denunce ha portato alla luce condotte ritenute in contrasto con la normatica in materia di appalti pubblici.

La ricostruzione precisa delle vicende ha evidenziato la gravità indiziaria per la “natura corruttiva e collusiva dei rapporti tra l’imprenditore con il responsabile pro-tempore dell’Area Tecnica del Comune di Cusano Mutri e del Comune di Durazzano (BN), pur egli indagato”. Le ricostruzioni si baserebbero su indicazioni documentali e dalle dichiarazione rese dai testimoni ascoltati. Queste sarebbero sostenute dalle intercettazioni delle conversazioni avvenute tra l’interdetto e collaboratori, familiari o altri imprenditori che avrebbero parlato con lui per motivi attinenti ai fatti constestati.

In particolare le indagini hanno permesso di acquisire gravi indizi in diverse circostanze legate agli appalti per la gestione dei rifiuti.

Dal 2013 e fino al 2019, attraverso “accordi collusivi con il pubblico agente ed in concorso con quest’ultimo, turbava il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto degli atti di affidamento diretto e in proroga al fine di condizionare la modalità di scelta del contraente e favorire la Società cooperativa, legalmente rappresentata dalla cognata ma gestita di fatto dall’indagato, per l’affidamento del servizio di raccolta rifiuti differenziati (carta, cartone, vetro e plastica e fitto cassoni a tenuta) del Comune di Durazzano (BN), per l’importo complessivo di Euro 605.617,91, così eludendo il rispetto di una regolare procedura concorrenziale”.

Avrebbero utilizzato le stesse modalità ritenute illecite per l’affidamento del servizio di “Raccolta (porta a porta), trasporto rifiuti, conferimento (e relativo pagamento) presso impianti autorizzati e gestione isola ecologica nel territorio del Comune di Cusano Mutri”. Questo però dal 4 gennaio 2016 al giorno 8 agosto 2019 per un importo complessivo di Euro 1.210.821,17.

Dal canto suo, il pubblico ufficiale, avrebbe omesso di espletare la procedura di evidenza pubblica. Avrebbe, infatti, frazionato illegittimamente l’appalto relativo ai predetti servizi e lo avrebbe affidato direttamente e in modo continuativo in favore della Onlus. Il tutto attraverso mediante proroghe mensili. Avrebbe motivato tali comportamenti con indispensabilità di garantire l’espletamento del prosieguo dell’attività di raccolta differenziata dei rifiuti.

Il pubblico ufficiale, quale Responsabile dell’Area Tecnica di Cusano Mutri e Durazzano Comuni, avrebbe ricevuto dall’indagato – di fatto gestore della società – utilità personali. Gli erano riconosciuti per compiere e per aver compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio. Essi consisterebbero nell’adozione delle determine di proroga dell’affidamento dei servizi di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani e per l’accelerazione dei pagamenti dovuti per tali servizi previsti negli appalti dei rifiuti.

Si legge nella nota che il Giudice per le Indagini Preliminari del Triunale di Benevento “ha ritenuto attuale il pericolo di reiterazione del reato per l’imprenditore tenuto conto che si sono acquisiti gravi indizi in ordine alla sua massima disponibilità verso il pubblico ufficiale e le esigenze da questi prospettate tanto da essersi in ogni occasione dimostrato disponibile ad assecondarne le richieste in quanto foriere di possibile guadagno”.

Ricordiamo che il provvedimento eseguito oggi è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari. Contro tale provvedimento sono ammessi mezzi di impugnazione. I destinatari sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

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