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Crespi d’Adda: Un pezzo di storia che profuma di moderno
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5 anni fail

Viaggio in un borgo sito UNESCO che è stato definito “Villaggio ideale del lavoro”
Crespi d’Adda, in provincia di Bergamo, è un piccolo paese che sorge lungo il fiume Adda a circa 35 km da Milano. Costruito intorno alla fine dell’ottocento ad opera della famiglia Crespi, imprenditori tessili originari di Busto Arsizio, è stato definito “Villaggio ideale del lavoro”.

Cristoforo Crespi, infatti, prendendo spunto dal modello inglese, decise di realizzare, attorno al cotonificio di famiglia, un villaggio provvisto di tutti i servizi essenziali e ricreativi per i suoi operai in modo tale che questi potessero dedicarsi serenamente al proprio lavoro favorendo, così, una stabilità della manodopera ed evitando anche un eventuale conflitto industriale.

Lo scopo era quello di tutelare i propri dipendenti, non sono nella fabbrica ma anche fuori e soprattutto quando lo stato non faceva il suo dovere. Infatti, a tutti gli operai e alle loro famiglie, veniva assegnata una casa con orto e giardino. Inoltre, nel paese vi era anche una scuola, una chiesa, un ospedale, un lavatoio a disposizione di tutti rendendo, così, il villaggio autosufficiente.

Non solo le esigenze essenziali, ma anche quelle di svago erano soddisfatte con la realizzazione di un teatro e di altri spazi dove i lavoratori potevano incontrarsi dopo una giornata di lavoro.
Urbanisticamente, il paese è stato organizzato secondo un ordine dato dalla strada principale che divide Crespi in due parti: da un lato si trova la fabbrica e gli uffici e, dall’ altro, le case degli operai e le ville dei dirigenti.

Il “padrone” viveva in una villa-castello che, posta più in alto rispetto al villaggio, era simbolo del suo potere e autorità che venivano però percepiti dai sudditi-operai in modo benevolo, anzi, una sorta di protezione che vegliava su di loro.
Come tutti gli imprenditori, anche la famiglia Crespi aveva come obiettivo quello di creare e incrementare il profitto ma nonostante ciò, l’accortezza verso l’estetica non era limitata e sacrificata ai fini produttivi come testimoniano la presenza, in poche centinaia di metri, di più stili che tenevano lontano, così, un appiattimento urbanistico. Infatti, si passa dallo stile medievale trecentesco del castello padronale a quello rinascimentale della chiesa fino allo stile neomedievale dell’opificio. Anche le case operaie, tutte allineate e delimitate da staccionate, sono semplici ma gradevoli e, non lontane e dallo stile estroso, sorgono le grandi ville dei dirigenti dall’aspetto elegante e impreziosite da elementi decorativi.

L’attenzione della famiglia Crespi verso il bello è evidente anche dalle strutture produttive. La centrale idroelettrica, infatti, costruita in seguito all’intensificazione delle attività industriali, è caratterizzata dalla presenza di elementi architettonici (pareti, disegni floreali, parquet, ecc.) che rendono tale struttura la più bella tra le centrali del fiume Adda. Oggi, questo gioiello dell’archeologia industriale, è visitabile su prenotazione e con guida.

Pertanto, questo mix di stili e di soluzioni architettoniche contribuiscono a dare una piacevole vivacità al contesto facendo emergere un’identità urbanistica apprezzabile e che tiene lontano quello scenario anonimo e grigio tipico del paesaggio di fabbrica.
Dal lato opposto rispetto al castello padronale e alla fine della strada principale, sorge il cimitero dove riposano tutti: il padrone, i dirigenti e gli operai. Al centro del camposanto e visibile già in lontananza dal viale, emerge la cappella della famiglia Crespi dalla forma piramidale, e tutto intorno a questo monumento, si diramano, a formare un abbraccio, le semplici tombe allineate dei dipendenti.

Al di là dell’aspetto estetico, architettonico e urbanistico, ciò che rende singolare e affascinante questo paese è l’idea da cui questa realtà del bergamasco trae origine, cioè quella parte non visibile ma che si percepisce passeggiando per le vie crespesi. Ogni cosa che qui osserviamo, infatti, assume significato in funzione di quel progetto, una sorta di esperimento sociale, che la famiglia Crespi ha portato avanti a partire dalla fine dell’ottocento per circa cinquant’anni e grazie al quale è riuscita a gestire, in modo armonioso, un rapporto, storicamente conflittuale, tra le esigenze della classe operaia e il datore di lavoro.

Oggi Crespi d’Adda, nonostante nel 1995, grazie al buono stato di conservazione, sia stata dichiarata Patrimonio dell’Unesco, è ancora abitata soprattutto dai discendenti degli operai della fabbrica i quali formano una comunità ospitale ed accogliente nei confronti dei visitatori che qui giungono per scoprire le “vecchie novità” di questo microcosmo.
Attraverso il sito www.visitcrespi.it è possibile prenotare delle visite, dei tour o semplicemente conoscere meglio questo pezzo di storia che profuma di moderno.

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