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Ratko Mladić è morto all’Aia: il boia di Srebrenica aveva 84 anni

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Ratko Mladic

Ratko Mladić è morto all’Aia a 84 anni. Condannato all’ergastolo per genocidio, fu responsabile di crimini contro migliaia di vittime in Bosnia.

È morto Ratko Mladić, il generale condannato per genocidio

Ratko Mladić è morto oggi, 27 agosto 2026, mentre era ricoverato in un ospedale dell’Aia, nei Paesi Bassi. Aveva 84 anni. La notizia è stata confermata dalle Nazioni Unite attraverso il tribunale residuale per i crimini dell’ex Jugoslavia, l’organismo internazionale che ha assunto le funzioni rimaste dopo la chiusura del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia.

Secondo la comunicazione ufficiale, il responsabile medico della struttura detentiva delle Nazioni Unite all’Aia è stato immediatamente informato del decesso. Le autorità olandesi hanno quindi avviato le procedure previste dalla legislazione nazionale. Le Nazioni Unite hanno inoltre disposto un’indagine completa sulle circostanze della morte.

Al momento, dunque, non è possibile indicare come definitivamente accertata una specifica causa del decesso.

Srebrenica, oltre 8.000 uomini e ragazzi uccisi

Il nome di Ratko Mladić è legato soprattutto al genocidio di Srebrenica, avvenuto nel luglio 1995.

Dopo la conquista dell’enclave bosniaca da parte delle forze serbo-bosniache, più di 7.000 uomini e ragazzi musulmani bosniaci furono uccisi nelle esecuzioni di massa. Le ricostruzioni ufficiali delle Nazioni Unite e dei tribunali internazionali parlano complessivamente di oltre 8.000 vittime del genocidio di Srebrenica, considerando anche le persone successivamente identificate attraverso le attività di ricerca e identificazione.

Quelle vittime rappresentano solo una parte del quadro criminale per il quale Mladić è stato condannato. Il procedimento giudiziario ha infatti riguardato una serie molto più ampia di crimini commessi durante la guerra in Bosnia-Erzegovina.

La responsabilità giudiziaria per i crimini in Bosnia

Il tribunale internazionale ha riconosciuto Mladić colpevole di genocidio, persecuzione, sterminio, omicidio, deportazione e trasferimento forzato, oltre che di altri crimini contro l’umanità e violazioni delle leggi e consuetudini di guerra.

La sentenza ha riguardato anche la campagna di terrore condotta contro la popolazione civile di Sarajevo, attraverso bombardamenti e attacchi con i cecchini, e la presa in ostaggio di personale delle Nazioni Unite.

Per questo motivo non esiste una cifra ufficiale unica che possa essere indicata come il numero complessivo delle persone uccise e “ascritte” personalmente a Mladić. La sua responsabilità penale è stata stabilita attraverso specifici crimini e campagne criminali, mentre il numero delle vittime varia in relazione agli episodi e ai territori considerati.

La condanna all’ergastolo

Il 22 novembre 2017 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia ha condannato Mladić all’ergastolo, riconoscendolo colpevole di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

La sentenza è stata successivamente esaminata in appello. L’8 giugno 2021 la Camera d’appello ha confermato le condanne e la pena dell’ergastolo, rendendo definitiva la sentenza nei confronti dell’ex comandante serbo-bosniaco.

La decisione giudiziaria ha quindi stabilito in via definitiva la responsabilità di Mladić per i crimini contestati nel procedimento.

Sedici anni di latitanza

Dopo la fine della guerra in Bosnia-Erzegovina, Mladić rimase latitante per circa sedici anni. Fu arrestato il 26 maggio 2011 in Serbia e successivamente trasferito all’Aia, dove iniziò il procedimento davanti al tribunale internazionale.

Il suo arresto rappresentò uno dei passaggi più importanti nella ricerca dei principali responsabili dei crimini commessi durante le guerre seguite alla dissoluzione della Jugoslavia.

Le ultime condizioni di salute

Negli ultimi anni Mladić aveva manifestato un progressivo deterioramento delle condizioni di salute. La sua permanenza in detenzione era stata accompagnata da diverse richieste della difesa finalizzate a ottenere provvedimenti per ragioni umanitarie.

La documentazione giudiziaria delle Nazioni Unite mostra che Mladić era ancora detenuto presso la struttura delle Nazioni Unite all’Aia e sottoposto alle procedure previste per le persone condannate dal tribunale internazionale.

La notizia della morte è arrivata mentre l’ex comandante stava scontando la condanna definitiva all’ergastolo.

Il peso storico del genocidio di Srebrenica

Srebrenica rappresenta una delle pagine più drammatiche della guerra in Bosnia. Il tribunale internazionale ha stabilito che le esecuzioni di massa degli uomini e dei ragazzi bosgnacchi costituirono un genocidio.

Le vittime furono uccise in diversi luoghi di esecuzione e successivamente sepolte in fosse comuni. Negli anni successivi, le attività di identificazione hanno permesso di restituire un nome a migliaia di vittime e di ricostruire progressivamente la dimensione della strage.

La stessa documentazione delle Nazioni Unite ricorda come Srebrenica sia diventata il simbolo della capacità della giustizia internazionale di perseguire i responsabili dei crimini commessi durante il conflitto.

Una morte che non cancella le responsabilità accertate

La morte di Ratko Mladić arriva mentre l’ex comandante stava scontando una condanna definitiva all’ergastolo.

Il decesso non modifica gli accertamenti giudiziari compiuti nei suoi confronti. Resta quindi la sentenza definitiva che lo riconosce colpevole di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Resta soprattutto la memoria delle vittime. A Srebrenica furono uccisi oltre 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi, ma il procedimento contro Mladić ha riguardato un insieme più ampio di crimini e vittime della guerra in Bosnia.

Le Nazioni Unite hanno ora disposto un’indagine sulle circostanze della morte. Saranno quindi gli accertamenti ufficiali a chiarire gli ultimi momenti di vita dell’ex comandante delle forze serbo-bosniache.

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