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Comuni montani, ricorso al Tar contro il declassamento

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Ricorso contro il nuovo elenco: 135 Comuni già coinvolti, cresce il fronte del dissenso

Al momento i Comuni che hanno presentato ricorso al Tar del Lazio ricorrenti sono 135, ma tanti altri se ne stanno aggiungendo giorno per giorno, e alla fine saranno una forte percentuale degli oltre 600 che si sono visti declassati. Ad accompagnare questa battaglia c’è Asmel, associazione che raccoglie 4.800 Comuni in tutta Italia. Si tratta dell’unica realtà che si è schierata, garantendo assistenza legale gratuita, contro un provvedimento che ha visto invece l’avallo di Anci.

Quali sono gli argomenti dei ricorsi? Al Governo si contesta di aver adottato una delibera in applicazione della recente legge di riforma n. 131/2025, ma utilizzandone i soli parametri di pendenza e altitudine ed escludendone altri che misurano la fragilità economica che caratterizza la stragrande maggioranza dei Comuni montani inseriti in un apposito Elenco che attribuisce loro un’ampia gamma di sussidi e agevolazioni. Con il risultato paradossale che la delibera governativa inserisce ad esempio il Comune di Ercolano, ampiamente disteso sul mare dove si addensa la popolazione, ma il cui territorio raggiunge anche la vetta del Vesuvio, notoriamente disabitata, che però consente di rispettare formalmente i parametri di altitudine e di pendenza.

“La legge – afferma Francesco Pinto, Segretario generale ASMEL – definisce la <zona montana> come una realtà socio-economica, non un mero dato geografico. Per cui la ripartizione con pendenza ed altimetria va accompagnata da graduazioni, come ad esempio quella rappresentata dall’Indice di Fragilità Comunale (IFC) elaborato dall’Istat, che misura l’esposizione dei territori ai rischi di origine naturale e antropica e a condizioni di criticità connesse con le principali caratteristiche demo-sociali della popolazione e del sistema economico-produttivo”.

L’Indice è infatti la combinazione di 12 indicatori elementari che descrivono le principali dimensioni (territoriali, ambientali e socio-economiche) della fragilità dei Comuni. Insomma, l’Indice dovrebbe “interagire” con i criteri di pendenza ed altitudine.

Ma c’è anche un ulteriore aspetto. La legge Calderoli prevede espressamente che a definire compiutamente i criteri sia un Dpcm. Che non è stato possibile adottare a causa della mancata intesa in Conferenza Unificata con le Regioni, che ne avrebbe rappresentato uno dei presupposti. Lacuna che il Governo ha provato a colmare con la deliberazione motivata del Consiglio dei ministri. Deliberazione che però a questo punto è altra cosa rispetto al Dpcm previsto dalla legge.

Insomma, i temi sul tappeto sono molti, e il fronte dei Comuni “ex montani” sempre più vasto e battagliero. Un momento di confronto è già previsto a Napoli per il prossimo 29 maggio, in occasione del Forum delle Autonomie organizzato da Asmel.

Ci siamo trovati – incalza Pinto – nella necessità di predisporre un ricorso contro il Governo ma anche contro ANCI che, diversamente dalle Regioni, ha espresso Parere favorevole in sede di Conferenza Unificata al nuovo Elenco che ha escluso tanta parte degli stessi Comuni che dice di rappresentare. Tanto vero che assistiamo alla ribellione di diverse sezioni regionali della stessa ANCI. Che, in definitiva, continua a rispettare il motto “nei secoli fedele” al Governo di turno”.

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