Esteri
Corte Ue contro l’Italia: “Illegittimo escludere i rifugiati dal Reddito di cittadinanza”
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La Corte di Giustizia dell’Unione Europea boccia il requisito dei 10 anni di residenza previsto dalla normativa italiana: “È una discriminazione indiretta”
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che è illegittimo escludere i rifugiati e i beneficiari di protezione internazionale dal Reddito di cittadinanza sulla base del requisito dei 10 anni di residenza in Italia previsto dalla normativa nazionale. Una decisione destinata ad avere forti ripercussioni politiche e giuridiche in Italia.
La sentenza, pronunciata il 7 maggio 2026 nella causa C-747/22, riguarda uno dei punti più controversi del vecchio Reddito di cittadinanza introdotto nel 2019.
Secondo i giudici di Lussemburgo, il requisito della residenza decennale costituisce una “discriminazione indiretta” nei confronti degli stranieri beneficiari di protezione internazionale e viola il diritto europeo.
Il caso nato in Italia
La vicenda nasce dopo il ricorso di un cittadino straniero titolare di protezione sussidiaria residente legalmente in Italia dal 2011.
L’uomo percepiva il Reddito di cittadinanza, ma l’INPS aveva successivamente revocato il beneficio dopo aver verificato che non possedeva il requisito dei dieci anni di residenza continuativa richiesto dalla legge italiana.
Il giudice italiano ha quindi chiesto alla Corte UE di chiarire se tale requisito fosse compatibile con il diritto dell’Unione Europea.
La risposta dei giudici europei è stata netta.
Perché la Corte UE ha bocciato la norma italiana
Secondo la Corte, il Reddito di cittadinanza rientra sia tra le misure di accesso all’occupazione sia tra le prestazioni sociali essenziali, ambiti nei quali i beneficiari di protezione internazionale devono essere trattati allo stesso modo dei cittadini italiani.
Pur essendo formalmente uguale per tutti, il requisito dei dieci anni di residenza colpisce soprattutto gli stranieri e rappresenta quindi una forma di discriminazione indiretta vietata dal diritto europeo.
La Corte ha inoltre respinto la tesi secondo cui il vincolo fosse necessario per limitare costi economici e amministrativi per lo Stato italiano.
Secondo i giudici europei, infatti, il costo di gestione di una prestazione sociale resta identico indipendentemente dalla nazionalità del beneficiario.
Una decisione che riapre il dibattito politico
La sentenza arriva nonostante il Reddito di cittadinanza sia stato già sostituito negli ultimi anni da altre misure di sostegno.
Tuttavia, il pronunciamento europeo potrebbe avere effetti importanti sul piano giuridico e politico, riaprendo il dibattito sui criteri di accesso alle prestazioni sociali in Italia e sul rapporto tra normative nazionali e diritto europeo.
La Corte UE aveva già espresso in passato dubbi sulla normativa italiana relativa al Reddito di cittadinanza, mentre la Commissione Europea aveva avviato anche procedure di infrazione sul tema.
Cosa può cambiare ora
La decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea potrebbe influenzare future cause legali e portare a richieste di revisione o risarcimento nei confronti dello Stato italiano da parte di soggetti esclusi dalla misura.
Il tema resta altamente divisivo sul piano politico e sociale, soprattutto in un periodo in cui immigrazione, welfare e lavoro continuano a essere al centro del dibattito pubblico europeo. La notizia è stata diffusa da media nazionali autorevoli tra i quali ANSA.

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