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Tregua Usa-Iran in extremis, ma il Libano brucia: Israele sfida l’accordo
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2 mesi fail

La pausa tra Stati Uniti e Iran abbassa la tensione sui mercati ma non ferma la guerra: Israele intensifica i raid in Libano contro Hezbollah, mettendo a rischio l’intero equilibrio regionale.
Una tregua fragile, raggiunta all’ultimo minuto, rischia già di sgretolarsi sotto il peso di nuove violenze. L’intesa tra Stati Uniti e Iran, annunciata dal presidente Donald Trump dopo la mediazione del Pakistan, ha portato a un cessate il fuoco temporaneo di due settimane. Ma mentre i mercati festeggiano e i prezzi dell’energia calano, sul terreno la situazione resta esplosiva.
La tregua e i suoi limiti
L’accordo tra Washington e Teheran prevede una pausa nei combattimenti e la riapertura dello Stretto di Hormuz, cruciale per il traffico energetico globale. Tuttavia, fin dall’inizio è apparso chiaro un punto critico: il Libano non è incluso nell’intesa.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato che le operazioni militari contro Hezbollah continueranno. Israele considera il gruppo sciita una minaccia diretta e non vincolata dall’accordo tra Usa e Iran.
Raid su Beirut e escalation
Nelle ore successive all’annuncio della tregua, Israele ha lanciato una massiccia offensiva aerea sul Libano. Beirut e altre città sono state colpite da decine di raid in pochi minuti. Il bilancio è pesantissimo: centinaia tra morti e feriti, infrastrutture distrutte e ospedali sotto pressione.
L’operazione, denominata “Oscurità eterna”, ha preso di mira centri di comando e postazioni di Hezbollah, ma secondo fonti locali ha colpito anche aree densamente popolate.
La reazione di Iran e Hezbollah
Hezbollah ha risposto lanciando razzi contro il nord di Israele, dichiarando di agire in risposta alla violazione della tregua. Teheran ha alzato i toni, accusando Israele di mettere a rischio l’intero accordo e minacciando di ritirarsi dai negoziati.
La tensione è altissima: l’Iran ha avvertito che ulteriori attacchi in Libano potrebbero far “saltare tutto”.
L’allarme internazionale
Le Nazioni Unite, guidate dal segretario generale António Guterres, hanno condannato gli attacchi israeliani, definendoli un grave pericolo per la stabilità regionale e per il cessate il fuoco.
Anche l’Europa chiede una de-escalation immediata e il rispetto della sovranità libanese.
Coinvolta anche l’Italia
Un convoglio italiano della missione UNIFIL è stato colpito da colpi di avvertimento israeliani. Un mezzo è stato danneggiato, ma senza feriti.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha reagito con fermezza, convocando l’ambasciatore israeliano e chiedendo chiarimenti immediati.
Hormuz e i mercati
Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz resta un punto nevralgico e instabile. Alcune navi hanno ripreso il transito, ma persistono minacce e incertezze, con l’Iran che ha ventilato la possibilità di blocchi o attacchi.
Nonostante ciò, le borse hanno reagito positivamente: Piazza Affari ha chiuso in forte rialzo, trainata dalla speranza di una de-escalation.
Una tregua solo apparente
Dietro l’ottimismo dei mercati si nasconde una realtà ben diversa. La tregua tra Stati Uniti e Iran non coincide con una pace regionale. Il conflitto continua indirettamente attraverso lo scontro tra Israele e Hezbollah, con il rischio concreto di un’escalation più ampia.
In questo scenario, la tregua appare più come una pausa tattica che una vera soluzione. E il Medio Oriente resta sospeso sull’orlo di una nuova crisi.

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