Cronaca
Arrestato Gennaro Panzuto, l’ex camorrista influencer torna in carcere
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2 mesi fail

Dai video social contro la camorra al carcere: Gennaro Panzuto, detto “Genny o’ Terremoto”, arrestato per scontare 8 anni e 6 mesi residui per traffico di droga
Il ritorno in carcere dopo l’attività pubblica nelle scuole
Gennaro Panzuto, conosciuto a Napoli come “Genny o’ Terremoto”, è tornato in carcere dopo l’esecuzione di un provvedimento di carcerazione emesso dalla Procura generale di Napoli. L’ex esponente criminale, divenuto negli ultimi anni collaboratore di giustizia e volto molto seguito sui social, dovrà scontare un residuo di pena di 8 anni e 6 mesi di reclusione per condanne definitive legate al traffico di stupefacenti.
L’arresto è stato eseguito dagli uomini della Squadra Mobile di Napoli, che hanno rintracciato Panzuto a Frosinone, città nella quale viveva da alcuni mesi, lontano dal quartiere della Torretta di Chiaia, area dove per anni il suo nome è stato associato agli ambienti criminali napoletani.
Da ex killer di clan a testimonial contro la criminalità
Negli ultimi anni Panzuto aveva costruito una nuova esposizione pubblica, raccontando il proprio passato criminale come monito per le nuove generazioni. La sua presenza era diventata frequente in scuole, incontri pubblici e dibattiti dedicati alla legalità, dove invitava i giovani a non lasciarsi attrarre dai modelli criminali.
Attraverso i social network, in particolare TikTok, aveva raggiunto un pubblico molto ampio, trasformando la propria esperienza personale in un racconto diretto, spesso duro, rivolto soprattutto agli adolescenti. Nei suoi video spiegava il peso delle scelte sbagliate, il carcere e il fallimento umano che, a suo dire, accompagna il mondo criminale.
Il passato nella criminalità organizzata
Prima della collaborazione con la giustizia, Panzuto era stato indicato dagli investigatori come figura legata ai circuiti della camorra napoletana, in particolare nell’area collegata alla Torretta e ai rapporti con ambienti dell’Alleanza di Secondigliano.
La sua storia criminale comprende vicende giudiziarie legate sia alla violenza di clan sia al traffico di droga, da cui deriva il cumulo di pene oggi divenuto esecutivo. L’attuale arresto non riguarda infatti nuovi reati, ma l’esecuzione di sentenze definitive maturate negli anni precedenti.
Solo poche settimane fa parlava pubblicamente del 41 bis
Appena un mese fa, Panzuto aveva rilasciato nuove dichiarazioni pubbliche raccontando la propria esperienza carceraria e soffermandosi anche sul regime del 41 bis, definendolo una condizione estrema di isolamento. In quell’occasione aveva ribadito il proprio percorso di distacco dal passato criminale e l’impegno nel mettere in guardia i giovani dai meccanismi delle organizzazioni mafiose.
Il contrasto tra immagine pubblica e peso delle condanne
La notizia dell’arresto ha suscitato particolare attenzione proprio per il contrasto tra il ruolo pubblico assunto negli ultimi tempi e il ritorno in carcere. La sua immagine era ormai associata a un linguaggio diretto, spesso provocatorio, ma fortemente orientato a smontare il fascino criminale diffuso anche online.
Resta però il dato giudiziario: le pene definitive non ancora eseguite hanno reso inevitabile il nuovo ingresso in carcere.

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