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Ultima generazione: Montecitorio, insegnante di storia inizia sciopero della fame: “presidente rigetti il dl sicurezza”

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100.000 persone stanno chiedendo a Mattarella di rigettare il decreto “Sicurezza”

Roma, 11 aprile 2025 – Oggi dalle ore 10.00, Michele Giuli, insegnante di storia in un liceo romano e membro di Ultima Generazione ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro l’atto autoritario compiuto dal governo che, approfittando dell’impasse parlamentare, e sfrontatamente incurante delle indicazioni ricevute dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel Consiglio dei Ministri del 4 aprile, ha trasformato il disegno di legge ‘sicurezza’ voluto dal trio questurino Piantedosi-Nordio-Crosetto, in decreto legge, esautorando così il Parlamento dalla sua funzione legislativa. Michele ha provato inizialmente a sedersi davanti al Quirinale, ma la zona era completamente blindata dalla polizia e non è riuscito nemmeno ad avvicinarsi per semplicemente sedersi.

Ha quindi deciso di spostarsi davanti a Montecitorio, dove però è stato immediatamente allontanato: la polizia lo ha trascinato via dalla piazza, impedendogli di rimanere seduto in protesta pacifica.

Oggi il potere non si manifesta solo con manganelli e censure ma anche usando strumenti apparentemente legittimi per svuotare la democrazia. Questo decreto non colpisce la violenza, colpisce la nonviolenza. Non chi fa del male, ma chi denuncia un’ingiustizia.

“Da oggi ho iniziato uno sciopero della fame. Mi siederò ogni mattina davanti al Quirinale, tranne nei giorni in cui insegno. Lo faccio per chiedere al Presidente Mattarella di non emanare il decreto sicurezza. Suo fratello è morto per questa democrazia, ucciso dalla mafia. Mattarella deve semplicemente rigettare questo decreto. Sarà all’altezza di suo fratello e del paese che rappresenta? Non posso insegnare ai miei studenti la storia della Resistenza e poi restare in silenzio davanti a un decreto che punisce il dissenso. Scioperare per me è un atto di responsabilità e coerenza, l’unico che oggi sento all’altezza della gravità di ciò che sta accadendo” ha dichiarato Michele Giuli, 29 anni, insegnante di storia.

INTANTO OPPRIMONO E PROCESSANO NOI, MA I PROSSIMI POTRESTE ESSERE VOI

Con il nuovo decreto, gli operai che si siederanno su una strada per difendere il proprio posto di lavoro da qualche multinazionale che per fare profitto delocalizzerà all’estero, potrebbero essere condannati a sei anni di carcere. Anche gli studenti che occuperanno lo spazio all’esterno dell’università, per chiedere un reale diritto allo studio, in primis alloggi ad affitti accessibili, andranno incontro alla stessa pena. Chiunque, che sia cittadino comune, attivista o esponente politico, protesterà in un cantiere per la realizzazione di una grande infrastruttura inutile, costosa e impattante, come ad esempio il ponte sullo Stretto, potrebbe essere condannato fino a vent’anni di carcere.

LA VERA EMERGENZA È QUELLA DI UN GOVERNO AUTORITARIO E POLIZIESCO

Come ha ricordato più volte la Corte Costituzionale, il decreto legge è uno strumento eccezionale, da usare solo in caso di reale necessità e urgenza. È un principio chiaro: se non c’è un’emergenza, il decreto è illegittimo e anti-Costituzionale. E allora ci chiediamo: qual è l’urgenza? Quale minaccia imminente giustifica l’imposizione, senza confronto democratico, di misure così repressive? La realtà è che l’unica urgenza del governo è zittire il dissenso. Questo decreto è l’ennesimo atto di asservimento e annichilimento del Parlamento, ridotto sempre più a semplice spettatore.

NOI CONTINUEREMO NELLA RESISTENZA CIVILE, FIRMA ANCHE TU LA RICHIESTA A MATTARELLA

Meloni e i suoi ministri stanno riscrivendo le regole del gioco per silenziare chi alza la voce contro l’ingiustizia. Ma noi non ci stiamo. Chiediamo al Presidente Mattarella di non cedere alle pressioni di Meloni e di cassare questo decreto legge nella sua interezza. La raccolta firme di Ultima Generazione ha superato le 100.000 adesioni e la partecipazione alle manifestazioni in tutta Italia sono un chiaro segnale di come il Paese non voglia piegarsi a leggi ingiuste.

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